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giovedì 19 agosto 2010
Ricaricare le batterie
sabato 31 luglio 2010
Vacanza!!!
E' da quel giorno lì che aspetto questo momento, da quel colpo di fulmine che mi prese a dicembre e ancora non mi è passato; ho covato la speranza, il desiderio, il sogno e ora quasi ci siamo. Ebbene sì, se non mi casca qualcosa in testa, se tutto va bene, all'alba del primo agosto la farlocca e il suo scooter si lanciano per le strade d'Italia. Dopo tanto viaggiare all'insegna del lavoro, si parte, su due ruote, con tre borse e un'anima randagia. Unica meta la vacanza. Vado, voglio macinare chilometri, vedere persone care, andare al mare, lasciare alle spalle silenzi violenti, conflitti inutili, autismi vari. Vado dove non ho internet, vado e speriamo non piova.
venerdì 11 dicembre 2009
Pause
Capita di sedersi da una parte, di mettersi lì mentre dovresti essere altrove, dovresti dire-fare-pensare ad altro. Invece no, ti siedi, ti fermi e resti lì. Guardi la gente che passa, la signora con in una mano il guinzaglio del cane che la trascina e nell'altra i sacchetti per pulire dietro al cane. Il signore in giacca e cravatta con il chihuahua al guinzaglio, è alto, grande, quel signore, il cane sembra un incidente incongruente accanto a lui. Guardi i bambini che vanno a scuola, sono di venti paesi diversi e tutti si insultano in romanesco, si muovono a colpi di "aho" e "mo che voi da me". Hanno vestiti simili, ma ognuno riflette il luogo di origine familiare, un dettaglio, una luce negli occhi di un colore appena diverso.Scorrono le auto, una dopo l'altra, a momenti ferme con i paraurti attaccati. Scorrono, con i passeggeri abbrutiti del mattino, pieni di auricolari e parole che puoi solo intuire. Vanno. Dove vanno? Su qualcuno ti viene su una storia. Quella donna giovane e bella, perfettamente truccata, perfettamente vestita, parla concitata al telefono, la bocca le si piega in un pianto trattenuto. E tu immagini una conversazione d'amore, un dialogo con un uomo che non è il legittimo compagno, che esiste, perché lei ha un anello da moglie al dito dal quale il sole ha appena tratto un riflesso. Parla nel traffico fermo e una lacrima le riga una guancia mentre chiude il telefono. Forse lui è stanco di aspettare una sua decisione. Così la testa va alle decisioni che tu dovresti prendere, quelle che non vogliono essere prese, quelle che sai che dovrai prendere se vuoi ritrovare un sorriso. Quelle decisioni che solo nelle pause ti permetti di pensare, quelle cose che, se tanto non le decidi, poi si decidono da sole, quando meno te lo aspetti.
Sei in pausa, il fare non è di adesso, solo l'osservare appartiene all'istante. Passa il tram, passa l'autobus, il traffico si dirada e sei in ritardo, te che sei sempre puntuale, te che non vuoi mai perdere un colpo. Oggi perdi, oggi sei in pausa, oggi al diavolo il mondo, tu sei seduta lì e il resto non conta.
sabato 20 giugno 2009
Vacanza

(Fernando Pessoa)
venerdì 12 giugno 2009
Sospensione
E' da un po' di tempo che mi sento sospesa. Da qualche anno tutto ciò che ritenevo essere un punto di riferimento non lo è più, o a perso di senso, o è semplicemente sparito dalla mia vita. Il senso di essere sospesa ha poi raggiunto il suo culmine proprio in questo periodo. Chissà magari aumenterà ancora, ma più di così mi sembra improbabile. Mi sento ormai come un pezzetto di nuvola in cielo, o una goccia d'acqua appena dissoltasi nell'oceano. Questo stato non è negativo, è difficile sì, ma contiene in sé un senso di progresso e movimento che non ho mai sperimentato prima in vita mia. Non c'è esaltazione, non c'è disperazione, sentimenti più morbidi accompagnano la nuvola che vaga. Non ho idea di quale possa essere il punto d'arrivo, non so se ce ne sia uno. Sto semplicemente cercando di vivere.come chi ha pensato
e creduto
e dimenticato.
(Fernando Pessoa)
sabato 16 maggio 2009
Simply Red - Heaven
Buon fine settimana a me e a chi vuole ....
Everyone is trying to
get to the bar
The name of the bar
The bar is called heaven
The band in heaven
They play my fav'rite song
They play it once again
They play it all night long
Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens
Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens
There is a party,
everyone is there
Everyone will leave at
exactly the same time
It's hard to imagine
that nothing at all
Could be so exciting,
could be so much fun
Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens
Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens
When this kiss is over it
will start again
It will not be any
different, it will be
exactly the same
It's hard to imagine
that nothing at all
Could be so exciting,
could be so much fun
Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens
lunedì 27 aprile 2009
Gite, pause e ...
La differenza tra un umano e un criceto risiede nel fatto che l'umano il quale, cricetamente, corre sulla ruota della sua gabbietta, sa di essere sulla ruota, il criceto no. Questa tesi è stata sostenuta, anche se con altre parole, da un mio collega, un giorno di stanchezza diffusa, in relazione al gran da fare che avevamo e alla sostanziale inutilità del nostro affannarci. Sul momento ho annuito con aria complice, come a dire "io e te non siamo criceti, noi lo sappiamo che stiamo facendo cazzate!" e sono tornata al lavoro. Ho proseguito la mia attività, intasato i neuroni per giorni con concetti alti e risultati così così. Ho corso sulla ruota della mia gabbietta, zampettando intensamente, cercando di non sentire fatica, scoglionamento e quant'altro fosse conseguenza dell'incricetamento. Ad un certo punto, sempre correndo sulla ruota, comincio quasi a divertirmi, a gustare l'affanno e l'arruffamento del pelo dato dall'aria che scivola intorno. Corro, corro e sono convinta di andare da qualche parte, accarezzo il mio ego complimentandomi per i risultati, mi gratifico dei commenti ricevuti, mi arrotolo sulla mia efficienza, lussuriosamente assaporo l'organizzazione degli impegni e godo della sensazione di importanza che, anche se spalassi concime, mi avvolgerebbe a questo punto...E' venerdì sera, torno a casa, ho in tasca un biglietto del treno, domattina me ne vado, 24-36ore di computer spento, di cazzeggio senza remore, di umani con cui condividere uno spazio, senza ruote, con del buon cibo e delle buone chiacchiere. Sto facendo la verifica: se sono ancora capace di godermi un ulivo al tramonto, di essere me senza un computer davanti, allora non sono un criceto.
lunedì 26 gennaio 2009
Moltitudine
Ogni persona che incontriamo porta qualcosa. Non oggetti, ma possibilità. I contatti con altri umani, sopratutto se non superficiali, ci permettono di imparare qualcosa su noi stessi, ci aiutano, volontariamente o meno, a crescere, ad evolvere. Ogni persona che entra nella nostra vita parla a qualcosa che è in noi. Ogni incontro, e per incontro non intendo il signore a cui chiedo di passarmi lo zucchero al bar o la signora che mi chiede dove sia una strada, ogni incontro, dicevo, riflette qualcosa che è in noi, così come noi siamo specchio per qualche elemento dell'altro, c'è scambio di informazioni e di cose sottili che passano e non hanno un nome. Queste sono le più preziose. Piccoli elementi di un puzzle da un miliardo di pezzi, bit d'informazione olistica quasi, spunti, che, anche inconsapevolmente colti, ci accrescono ogni giorno un po' perché nutrono una nostra parte.Noi siamo, dopotutto, una moltitudine. Non siamo uno/a, siamo esseri compositi; una piccola folla di parti, di personaggi e personalità assortite, abita in ognuno. Ogni parte ha un suo nome e una sua voce, un ruolo, un compito e uno scopo specifico e quasi mai noto a livello razionale. Da me, ad esempio, c'è un guerriero sempre teso, una bambina che danza e salta, una saggia creatura che si aggira parlando a sé stessa, e molti/e altri sempre impegnati a farsi notare. Una pletora di creature che cercano un accordo, un riconoscimento in vita di loro stesse e dei loro scopi, cercano una possibilità di dialogo armonico spesso negata dal loro stesso eccessivo vociare. Ognuna apprende, ognuna viene toccata da qualcuno. E volendo, accetta la lezione corrente. Ognuna ha qualcosa da dare. Ognuna va alimentata, curata, fatta crescere. A livello consapevole non ho la minima idea di cosa vogliano, so solo che devono volere qualcosa di buono, anche se agiscono maldestramente. Prima o poi bisognerà trovare il modo di far capire al guerriero che la tensione non è forza, anzi è debolezza. Alla bambina che danzare e saltare è cosa che si può fare anche da adulti, così magari si deciderà a crescere. O alla saggia creatura dire che, se parlasse con gli altri non farebbe danno, al contrario, smetterebbero di prenderla per matta. Con queste abbiamo trovato spunti recenti, ci lavoriamo, impariamo e prima o poi ce la faremo. Altre parti hanno già appreso da incontri fatti, dai molti splendidi esseri umani che ho incontrati. Splendidi anche quando proprio non si sentono tali. Tutti hanno nutrito a modo loro questa moltitudine. Che in coro (finalmente) ringrazia.
C'è però, qui da me, sopra a tutte, avvolgente come il guscio di un uovo, una parte, più potente, più enigmatica e consapevole di tutte le altre, una sorta di grande madre. Questa siede, riflette nella confusione, accoglie tutti, respinge tutti, protegge e attacca. Insomma contiene tutto e il contrario di tutto. A volte si allontana, a volte cerca quiete. Cerca le risorse per pacificare in armonia la vociante moltitudine. E' lei che cerca la sintesi. Lei sa come si ascolta il suono di una sola mano. Peccato che non voglia dirmelo....
degli occhiali - anche dalla parte
dell'occhio cieco
(haiku di Hino Sõjõ)


