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lunedì 23 novembre 2009

Tempesta?

Certi giorni ti senti così, come un cielo in tempesta. L'anima in subbuglio, i pensieri che si addensano neri e si raggrumano in crocchi rabbiosi, un parlottio concitato invade ogni angolo della mente e potresti prendere a schiaffi chiunque. No non chiunque, ma coloro che vagano per la vita come se in fondo ciò che accade non fosse affar loro. Non parlo di monaci zen che hanno raggiunto l'illuminato distacco dal mondo, non parlo di gente che è nel mondo ma non appartiene ad esso No, parlo di quella immensa carrettata di imbecilli che continuano a guardare solo i propri calli quando una nave sta affondando. Coloro che hanno del mondo una visione così ristretta ai soli personalissimi interessi che, dopo 10 minuti che ci parli, ti viene la claustrofobia, ti si raggrinziscono i neuroni e ti sale la nausea. Ti prende un attacco di pessimismo universale, smetti di proferire verbo, taci, guardi e mentre loro parlano, quei due neuroni ancora vivi, cominciano a cercare le indicazioni per le scialuppe di salvataggio. Alzi gli occhi e vedi la stanchezza immensa che ha invaso la faccia di un altro, quell'altro che sa che c'è una falla grossa come una casa, che ha capito che abbiamo preso l'iceberg. Allora vorresti la bacchetta magica, non per salvare la nave, no, solo per trovarti altrove, velocemente ed evitare di vomitare in pubblico. Ecco magari inviteresti pure quell'altro, non foss'altro perché si merita una vacanza.
Ecco mi sa che ultimamente ho passato troppo tempo dentro a riunioni di lavoro....

venerdì 3 luglio 2009

Ritorno: e voilà...


Rientrare non è facile quando stai davvero bene. Parti con la sensazione che il grigio domini ciò che ti aspetta dall'altra parte. Certi silenzi, che in fondo ti aspettavi, ti mettono tristezza, altri rumori invece, che ben si fanno udire ogni giorno, ti mettono addosso un desiderio di fuga senza fine. Così sali sull'aereo, ti siedi e pure se sei piccola hai le ginocchia in bocca, becchi il posto sull'ala, con spazio ridotto. Quello davanti sbraca il sedile subito dopo il decollo e tu crepi lì chiedendoti se qualcuno conta di usare un apriscatole per tirarti fuori. Per fortuna hai sonno e conti sui vigili del fuoco a Roma male che vada. Dormi, e meno male. All'arrivo, con l'aiuto di anni di yoga e palestra, ti disincagli. Ti alzi, ti prendi quelle due o tre valige in testa tanto per sapere che sei arrivata. Passi il controllo passaporti in un balzo e stai quell'oretta ad aspettare i bagagli. Esci e sei nel sahara... però puoi fumare e la vita già assume un altro aspetto. Passi da serial killer potenziale a gentile signora intronata. Il miglioramento è evidente. Finita la sigaretta cominci a trascinare il cubo che ti sei portata verso il treno per Termini. Il cubo ha 4 ruote e, o sei tu che sei sostanzialmente disabile oppure loro che hanno un'anima perversa e hanno deciso di procedere ciascuna in una direzione diversa. Sei una signora e quindi smadonni sottovoce, compitamente, mentre sudi come un maiale sotto lo zaino del computer e lo zainetto-borsa che ti porti dietro neanche fosse la coperta di linus. Treno. Issi il cubo. Ti siedi e dai indicazioni ad un'orda di turisti confusi e in preda al jet lag almeno quanto te. Il signore li assista che non so cosa loro hanno capito, né tantomeno quel che ho detto. Termini. Trascini il cubo fino a casa sull'asfalto rovente. Apri la porta e sorridi. Il genius loci di casa mia mi fa sempre una carezzina quando arrivo, è un tesoro e ci amiamo molto. Disfi la valigia, più o meno. Sopratutto ti dai alle lavatrici che stai per ripartire di corsa per lavoro. Niente cose esotiche, si va a Bologna.
Sopravvivi alla giornata e all'uragano annesso. Telefonate varie, tutti carini e felici del tuo rientro. Poi dormi, poi vai a lavorare, poi c'è la zia da accudire che prima ti abbraccia felice poi ti chiama per mandarti a vaffanculo. Poi sei nel traffico e un altro, sconosciuto, ti manda a vaffanculo. E tu sei una signora e ce lo rimandi, ma sempre compitamente. Poi certi silenzi finiscono e per i rumori di fondo puoi sempre non rispondere, poi sorridi perché stai solo due giorni e poi scappi di nuovo.

domenica 2 novembre 2008

Nel regno della comunicazione di massa


Foto Piero V.
In questo periodo Roma è tutta un fermento di iniziative di protesta organizzate dal mondo accademico. Tra i più attivi sono i fisici de "La Sapienza" e dato che tra loro ho diversi amici, finisco coinvolta anch'io. Una delle iniziative più belle che hanno organizzato è stata quella delle lezioni in piazza Montecitorio, quasi una settimana di lezioni conclusasi con scienziati di grandissima fama (roba da rock star della fisica mondiale come G. Jona Lasinio, G. Parisi) che, davanti a questa lavagna, con mezzi di fortuna, hanno tenuto delle bellissime lezioni (anche un'ignorante come me le seguiva bene). Di gente ce ne era molta, di ogni età, i ragazzi ascoltavano magnetizzati, seduti per terra, scomodissimi, ma senza fiatare e senza muoversi. Poi sono arrivati anche i filosofi e anche loro hanno cominciato a far lezione poco più in là. Ho cominciato a ficcanasare e a chiedere se nei giorni scorsi si fosse fatto vivo qualcuno dal palazzo. Nessuno ma proprio nessuno si era presentato. Guardandomi intorno ho poi notato la quasi totale assenza dei mezzi di comunicazione di massa, infatti di questa iniziativa e di molte altre (laboratorio di fisica per i bambini nella facoltà occupata, incontri vari in giro per l'università) non si è saputo assolutamente nulla o quasi.
Poi sono passati i giorni e ci sono state le grandi manifestazioni e quelle piccole, di queste si è molto parlato sopratutto per sottolineare eventuali disordini. Poco e nulla è stato detto sulle motivazioni profonde e documentate della protesta. Così mi sono messa a studiare, a chiedere lumi agli esperti, a parlare con gli amici vari.
Cercando su internet intanto trovo questo articolo: L’attuale politica scolastica: false economie o economia fasulla? , la fonte è la Società Italiana di Statistica quindi decisamente non connotata politicamente, vale la pena leggerlo e vale la pena leggere pure il resto del magazine. Poi parlando con un economista della Sapienza, anche lui non particolarmente a sinistra politicamente, mi si spiega che in tempi di inflazione ad un taglio del, ad esempio, 2% su di una voce di spesa va sommata l'inflazione, quindi se l'inflazione sta al 4%, tagliando del 2%, sto in realtà tagliando il 6%. Mi dice poi che sono 10 e più anni che la spesa per l'istruzione subisce tagli e che quindi questi provvedimenti sono la goccia che sta facendo traboccare il vaso. Poi comincia la ridda sui giornali sul nepotismo all'università basata sull'analisi "occhiometrica" dei cognomi, non quantitativa e supportata da analisi scientificamente rigorose. Così, "occhiometrico" per "occhiometrico", riporto qui la riflessione condivisa da alcuni figli d'arte o quasi:
-ma lo sai quanto costa ad una famiglia un figlio che vuole fare il ricercatore in Italia?
-be' no, non di preciso..
-parecchio, un dottorando costa, alla famiglia e allo stato insieme, più di 100.000 euro nel corso della sua carriera di studio, mi dici quale famiglia che non reputa un valore una posizione universitaria ha voglia di sostenerlo? chi è disposto a dire va bene fai, te la stai cavando bene e pure se non diventerai mai ricco/a, a noi non ce ne frega niente? giusto una famiglia in cui fare ricerca è considerata "missione nobile".
Già perché gli stipendi dei "baroni" italiani sono circa la metà di quelli di tutti gli altri paesi europei.
In effetti al mio amico attualmente ordinario di statistica in un'università romana, quando vinse il concorso da ricercatore nei lontani anni 90, il padre, amministratore di condomini, disse "mo' sarai contento che ti pagano come un operaio specializzato?" papà era parecchio incazzato, ma lui tenne duro.
Mi spiegano anche che il meccanismo di assunzione universitario è corrotto, è vero, va cambiato ma che se tu hai un padre/zio/nonno/madre/zia/nonna in un settore scientifico-disciplinare (si chiamano così i raggruppamenti di materie sulla base dei quali si indicono i concorsi) diverso da quello in cui lavori tu quel tal parente nulla potrà per aiutarti... non ha potere contrattuale nel tuo settore. Quindi anche di questo bisognerebbe tener conto quando si parla di nepotismo.
Finita l'analisi del sistema universitario mi guardo bene intorno e lo spettacolo è sempre più desolante, così mi viene quel senso di stanchezza di cui al post precedente.

Da brava farlocca mi continuo a chiedere perché sia tanto difficile avere queste informazioni, perché in questa presunta democrazia non ci sia davvero lo stesso spazio per tutti i punti di vista.

Va bene oggi non sono poetica, nè ironica più di tanto, oggi sarà perché mi sono riposata, sono passata dalla stanchezza all'incazzatura, ci vuole energia per essere incazzati.

venerdì 17 ottobre 2008

Vita da blogger


Fantastico! Ho ricevuto il mio primo commento in “disaccordo vivace” con quanto da me scritto. Lo attendevo, lo agognavo quasi. Già perché un commento acido o in disaccordo vuol dire che magari non sono proprio solo ed esclusivamente amici e parenti quelli che ti leggono. Sì perché almeno i miei di amici e parenti, se un mio post gli fa schifo me lo dicono direttamente o per email. La cosa fastidiosa però c’è, infatti mi lasciano un bel commentone di disprezzo anonimo, senza firma, senza nulla che permetta una replica. Mannaggia e adesso come faccio? VOGLIO REPLICARE!!! Come faccio a dire almeno tre quattro cose acide tanto per rimettermi in parità? Non posso… FRUSTRAZIONE, FRUSTRAZIONE (sto battendo i piedi per terra e mi strappo i capelli). La verità è che sono una “pivella” come blogger, non ho ancora capito che sul MIO blog faccio COME MI PARE (ci vuole maus per ricordarmelo). E allora ci faccio un post (pure se l'autore/autrice del commento non tornerà mai a leggere il mio blog, almeno mi sfogo!).

Il commento riguarda uno dei miei primi post, di natura fortemente (ed esclusivamente) terapeutica per la sottoscritta, ecco cosa mi si dice:

I DRAMMI FEMMINILI SONO TUTTI IDENTICI, RIPETITIVI, PANPSICHISTICI, FALSAMENTE LIBERATORI, INSOMMA COPIONI TELEVISIVI E FILMICI. POSSIBILE CHE DAL DOLORE NON SI POSA RICAVARE NIENTE DI PIU' INTELLIGENTE?

A parte gli errori di ortografia (giuro non ho toccato neanche una virgola, era tutto in maiuscolo etc.), mi sorgono varie domande e relative riflessioni:
  1. Ti si è incastrato il caps-lock oppure stai urlando? Purtroppo sono ancora insicura con il linguaggio da blog e magari interpreto male. Sai a me da fastidio chi viene a casa mia e alza la voce o fa pipì sul tappeto. Assumo che non ti si è incastrato il caps-lock....
  2. Perché mi comunichi ciò in forma anonima? In forma anonima avrei comunicato cose tipo: “non lo sai che il tuo ex ha sposato la pischella” oppure “il tuo amministratore di condominio si spende le quote a mignotte”… roba così.
  3. Cosa è più intelligente di una scrittura terapeutica? Liberatoria per me magari, non per te, ma per me sì. Scrivo il mio bel post catartico e così nel giro di altri tre quattro post mi libero, io mi libero sottolineo.
  4. Che ti hanno fatto di male i copioni televisivi e filmici? Il loro palese intento catartico potrà essere palloso, ma non particolarmente dannoso, certo se sono pure recitati/scritti male fanno venire l’orticaria, ma ci si salva facilmente, basta spegnere la tv o uscire dal cinema, o smettere di leggere il blog.
  5. Ma vuoi vedere che sei un uomo?! Magari sei scappato anche tu con una pischella “molto speciale” mollando la di mezza-età-compagna che però, invece di scrivere un bel post da film e poi fregarsene della tua esistenza nel giro di pochi mesi, ti ha fatto la guerra con l’avvocato… e ora povero in canna sei rimasto pure senza pischellaach.. non era vero amore eh?