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domenica 23 maggio 2010

Ricordi*



Ieri ho ricordato con alcuni amici, brevemente e con intensità qualcuno che è andato via decisamente troppo presto. Mi hanno dato qualcosa per ricordare, tra cui questa canzone. Ma ci sono cose che non si possono dimenticare, assenze e dolori di altri che ti colpiscono così forte che diventano tuoi, perché quel qualcuno, in un modo o nell'altro, è parte della tua vita, del grafo delle tue relazioni importanti e allora se qualcosa lo colpisce, se il cielo gli cade sulla testa, come temeva Obelix, tu non puoi ignorarlo e insieme a lui ricordi.

* per JF e GF

venerdì 19 marzo 2010

Only for cat lovers



E non dico altro....

sabato 20 febbraio 2010

Epoche e assenze



Come avranno notato i miei 4 lettori, la Farlocca ha decisamente da fare da qualche tempo. La stanchezza serale toglie spazio all'ispirazione scribacchina. E' questa un'epoca di grandi trasformazioni, sia dentro l'anima che intorno. Il reale ha preso il sopravvento sul virtuale, è forse meno poetico, è faticoso, ma ha una sua bellezza. Quell'incanto dato dal sapere che è un tempo questo in cui i sogni possono essere concretizzati. O almeno una loro ragionevole approssimazione.

Si desapareció
en mi aparecerá
creyeron que murió
pero renacerá
Llovió, paró, llovió
y un chico adivinó
oímos una voz, y desde un tango
rumor de pañuelo blanco
No eran buenas esas épocas
malos eran esos aires
fue hace veinticinco años
y vos existías,
No eran buenas esas épocas
malos eran esos aires
fue hace veinticinco años
y vos existías, sin existir todavía
Si desapareció
en mi aparecerá
creyeron que murió y aquí se nace,
aquí la vida renace
No eran buenas esas épocas
malos eran esos aires
fue hace veintinco años
y vos existías
No eran buenas esas épocas
malos eran esos aires
fue hace veinticinco años

y vos existías, sin existir todavía

(Gotan Project - Epoca)

sabato 30 gennaio 2010

ryuichi sakamoto - rain(live)

Perché quando fuori piove...

domenica 17 gennaio 2010

Napoli è....


E' sabato, sono quasi le due, stai correndo verso la stazione mentre mentalmente mandi al diavolo tutto e tutti. Sono giorni e giorni che aspetti questo momento, che te lo sei organizzato, che te lo sei promesso, a te e agli amici che ti aspettano. La vita fa del suo meglio per farti mancare la promessa, il tuo personale Titanic che sta affondando, la zia che s'agita, il frullatore che cerca di ri-catturarti per tritarti ancora una volta. Ce la fai, salti sul treno ad alta velocità e ora lo sai: tra un'ora sarai a Napoli. Non puoi dire che Napoli ti piaccia, non sarebbe esatto, se ci vai per lavoro ammazzeresti i colleghi locali, non ce n'è uno o una con cui divideresti un panino, figuriamoci una giornata lavorativa. Rappresentano la summa dei difetti orridi del luogo: arroganza che maschera incompetenza, approssimazione, passione per l'intrigo e l'azione furbesca. La città è un vero casino, cose meravigliose lasciate a crollare su se stesse, angoli di pura poesia inzzaccherati di monnezza. Insomma lo sai che è tutta vera la retorica del degrado che si racconta. E allora perché ci tieni tanto ad andare? Perché in fondo e neanche tanto in fondo, sei innamorata di quel gran casino e, sopratutto, a Napoli hai alcuni amici che ami profondamente e da tantissimo tempo. Con loro ti sei scambiata la promessa di vedervi almeno una volta l'anno. Magari per una sola giornata, ma almeno quella giornata deve esserci. Loro, come la maggior parte dei tuoi amici, sono abbastanza normali e quindi hanno figli, famiglia, quindi di solito vai tu. Certi anni la città non la vedi per niente, ti chiudi con loro da qualche parte e parlate per ore, vi raccontate fatti, impressioni, vi date consigli, rievocate soggiorni americani condivisi, vacanze insieme e progettate un futuro. Poi loro cucinano ed è sempre Natale pure se è agosto, dopo la visita vi ci vuole una settimana di dieta. Altre volte vi date all'esplorazione, diventi tu occasione per lanciarsi alla scoperta e ri-scoperta della città, del centro, del decumano e dei vicoli. Da Soccavo partite in spedizione, armati di ogni genere necessario alla gestione dei bambini e via a camminare nel casino, nei colori, nella monnezza e a riempirvi gli occhi di gente e cose.
Mentre il treno cammina veloce ti chiedi come sarà quest'anno. C'è tristezza nell'aria, tutti lo siete un po'. Ognuno ha il suo di Titanic in affondamento, tutti vi sentite precari, instabili. Però lei te lo ha detto "Vieni, vieni che ci fa bene a tutti, a te e a noi". Arrivi e c'è Napoli centrale, c'è il sole e un cane che dal binario ti accompagna alla metro, ti guarda e ti precede, se ti fermi si ferma, aspetta mentre cerchi un biglietto per l'autobus, biglietto che alla fine ti vende un signore gentile perché tutte le rivendite li hanno finiti e le macchinette sono rotte. Il cane ti aspetta, chissà perché tu lo segui, va giù per le scale, si districa nel labirinto generato dai lavori di ristrutturazione, ti porta a colpo sicuro al binario. Poi se ne va. Prendi il treno metropolitano, scendi a montesanto dove c'è la stazione nuova, non l'avevi ancora vista ed è bellissima. Sembra fatta d'aria. Sali sul treno della cumana e sei da loro. Per ventiquattrore sei lì, vi raccontate i rispettivi affondamenti, i desideri di fuga, scacciate la malinconia con il baccalà e il buon vino. Andate a passeggiare alle Terme di Baia, a guardare un fico che cresce a testa in giù tra le rovine di un'edificio romano. Poi corri di nuovo, questa volta superi ogni tuo record e salti sul treno mentre le porte si chiudono, non li avresti voluti lasciare.
Mentre torni la solita canzone ti suona in testa, la canti piano piano, ne richiami la malinconia e intanto speri che proprio quella malinconia che hai dentro muoia sui binari.


sabato 26 dicembre 2009

Passioni


da ascoltare mentre si legge

"Io sono una persona passionale" dice il padre alla figlia "ed è, alla fine, per questo che con te litigo così... violentemente" fa una pausa passandosi la mano sul viso. Sono in salotto nella casa in cui lei si è nascosta, hanno litigato ferocemente, anzi, lui ha litigato con lei ferocemente. Il padre è rosso in viso, la figlia non mostra nulla, lo guarda in silenzio "certe volte stai lì, fai delle cose terribili senza che traspaia un'emozione... le fai a te non agli altri... questo tuo modo mi fa uscire di testa". E' stanco quell'uomo e la figlia tace. Nel tacere delle loro voci si sente il mare e il frusciare dei rami, "Babbo….." mormora e le parole non escono, non è una bambina da un pezzo e il padre è un anziano signore - lui dice di non essere più un ragazzino. In fondo, vorrebbe solo deporre le armi e stare tranquilla. Guarda quell'uomo straordinario che, a più di settant'anni, ha ancora la vitalità per infuriarsi con tutta l'anima, per gridare al mondo rabbia e amore. Lo guarda e vede, con tristezza, tutto quello che lei ha cercato di fuggire, quel vortice di emozioni, un gorgo potente che si scatena e travolge ogni cosa senza riguardo per grandi o piccoli, per forti o deboli. E' in quel gorgo che è cresciuta senza sapere come gestirlo, in quel mare, troppo spesso in tempesta, che l'ha quasi affogata. Il padre, rassegnato a quei silenzi, si siede sul bracciolo del divano "oggi non parlo delle mie passioni, di quelle di tua madre o di chissà chi, parlo delle tue... " alza gli occhi quel vecchio egoista e fin troppo intelligente, la fissa. Poi distoglie lo sguardo e lo lascia vagare sul mare, "non puoi restare qui, non puoi fuggire dalla tua vita e sprecare anni di lavoro solo perché non hai mai imparato a gestire i tuoi demoni" dice senza guardarla, "non è giusto un simile spreco" mormora quasi a sé stesso "Non conosco i dettagli degli ultimi mesi della tua vita, sei ben più che adulta e se non ne parli è affar tuo, non so cosa tu abbia combinato e perché, ma so che non sei mai cambiata da quando eri piccola… tu o sali sulla barricata con il fucile o te ne vai… ora però te ne sei andata per troppo tempo… lo so che ci hai provato, lo so, sei un capo laboratorio, sei una scienziata di alto livello, non … merda … non puoi mollare tutto e andar via!! non puoi nasconderti quasi tre mesi in questa cazzo di tana a far nulla!! che cazzo fai tutto il giorno qui? guardi il mare? conti gli aghi di pino?" si sta infuriando di nuovo, ma la guarda e smette.
La figlia continua a tacere, assorbe le parole del padre, ne assorbe la verità, sente i suoi demoni gorgogliarle nella pancia, ascolta il gorgo che è anche suo e che lei vuole cancellare, ignorare, fuggire. Per questo si è nascosta, per questo ha gettato la spugna ed è scesa dalla barricata, per dirla con le parole del vecchio. Lui che ha guidato per ore per trovarla e parlare di persona, lui che non c'è mai se lo cerchi, ma solo quando vuol farsi trovare. Lui è venuto fin là per dirle quello che pensa. "che gran gesto d'amore … e di prevaricazione" pensa lei e sorride. "Babbo perché non la smettiamo?" raddrizza la schiena e si sposta dalla madia a cui si è appoggiata, come a difendere la schiena, a cercare sostegno, "ho una buona bottiglia, dei pomodorini eccezionali e faccio una pasta. Magari un po' piccantina che ho dei peperoncini fetenti che sono una meraviglia" sorride. "Qui non si fa proprio nulla finché non spieghi o mi garantisci che torni" il vecchio non molla; stavolta è come quando da bambina e da adolescente raccontava bugie che lui scopriva, finché non saltava fuori la verità lui non la mollava, oggi non c'è strategia diversiva che tenga. Lei si appoggia di nuovo alla madia "non c'è nulla da spiegare, non ne posso più e basta. Te l'ho già detto. Non ce la faccio più a star lì a combattere contro i mulini a vento, con la mancanza di soldi per lavorare, con le mezze-calzette che mi passano sulla testa, con gli uomini sbagliati che mi scelgo… babbo se tu non sei più un ragazzino, io sono una signora di mezza età, con un pugno di mosche in mano, senza una vita affettiva, senza figli… non che non ci abbia provato, lo sai, ma sono un'incapace su questo lato… là dove sono capace il mondo mi crolla addosso e mi sento vecchia per puntellarlo… o per ricominciare da capo un'altra volta" parla senza guardarlo, le scende una lacrima sul viso rivolto alla finestra, gli occhi persi sul mare. "le passioni bruciano, consumano e poi finiscono… forse la mia per la scienza è finita…" il vecchio si alza di scatto "Cazzate! Stai facendo la lagna come una ragazzina! Tu sei una guerriera, la mia guerriera.... lo hai dimostrato a me, a te stessa e a tutti mille volte… che è adesso 'sta lagna? che vuol dire non ce la faccio più?" si ferma di colpo nel suo gridare, guarda quella donna che è sua figlia, vede di nuovo la sua bambina di 6 anni che si è rotta una spalla e sta zitta, una bambina che non piangeva mai, che però, quel giorno, non ce la faceva neppure a muoversi. A quarant'anni di distanza è la stessa cosa, si è rotto qualcosa in quella figlia sua, sta ferma e respira piano, con attenzione, perché ogni respiro fa male. Si ferma il vecchio, come allora si ammorbidisce, mette da parte la sua ira, la sua ansia. Lui non sa cosa sia successo, se c'è stato un fatto specifico, se c'è stato un ennesimo uomo "sbagliato" che sua figlia ha scelto o se un qualche collega ha affondato il coltello un po' più a fondo, una volta di troppo; a questo punto non importa, cè solo quella figlia rotta da riparare ancora una volta. "Va bene,…" allunga una mano a farle una carezza "che vino hai? magari un bicchiere … ecco sì una pasta ci sta bene…" la guarda negli occhi ora; occhi cangianti, ora scuri, ora chiari, come i suoi, schermi in cui, per un attimo, scorrono i dolori di una vita intera provocandogli un brivido gelato lungo la schiena. Si soffia il naso, lei, raddrizza la schiena, si gira, prende la bottiglia e la passa a lui per aprirla "Ora preparo e poi starò qui tranquilla" alza la testa a guardarlo negli occhi, "puoi strillare quanto vuoi, finché non sarà il momento io starò qui… a contare aghi di pino…" Sorridono entrambi, lo sanno che lei tornerà, lo sanno che farà come dice lui, ancora una volta, perché lei è come lui, come la madre che non c'è più: condannata ad essere un combattente, senza speranza di fuga. Si accende una sigaretta e mette l'acqua sul fuoco "E piantala di fumare che così t'ammazzi" "Babbo, non rompere i coglioni". Mentre l'olio comincia a sfrigolare nella padella e l'acqua a scaldarsi, un falco pellegrino volteggia davanti alla finestra, plana, risale e poi va.



da ascoltare alla fine.
e come dice galatea: è un racconto di fantasia, che non fa riferimento a persone, luoghi o avvenimenti reali....

lunedì 14 dicembre 2009

Have you ever seen the rain

perché un lunedì con la pioggia a dirotto va preso così...




Someone told me long ago
They were gone before the storm
I know, it's been coming for sometime
Be it so, and so I say

Little rain and sun by day
I know, shining down like water

I wanna know, have you ever seen the rain
Coming down, down this day
Coming down, down this day

Yes for days and days before
Sun is rain and cold is hot
I know, in this place got all my found
Thru the circles fast and slow
There for every moment goes
I know, I can't stop, I wonder

I wanna know, have you ever seen the rain
I wanna know, have you ever seen the rain
Coming down, down this day
I wanna know, have you ever seen the rain
I wanna know, have you ever seen the rain
Coming down, down on a sunny day
I wanna know

giovedì 10 dicembre 2009

Naviganti - Ivano Fossati

Perché oggi si naviga a vista

domenica 29 novembre 2009

Domani è lunedì...

Domattina si torna al lavoro sul Titanic. Dopo un fine settimana sostanzialmente lavorativo a casa, dove gli scricchiolii dell'iceberg sono solo uno sgradito ricordo, l'idea di riavvicinarmi in zona terza classe mi disturba un po'. Al fine di evitare ansia e disturbi della personalità sto procedendo con l'ascolto e la visione di questo video, da cui trarre fondamentale ispirazione.




Continuo a ripetere, come fosse un mantra: "Sei Doris Day, la vita è un film, sei Doris Day, pure se sei stonata".

venerdì 20 novembre 2009

Blue moon Ella Fitzgerald

ce l'ho in testa da stamattina, eccovela magari così smette di rintronarmi


(cfr anche l'altra mezza chimera)

venerdì 6 novembre 2009

Just Breathe

Certi giorni non c'è altro da fare....

lunedì 2 novembre 2009

Visioni novembrine


L'autunno io lo sento sopratutto a novembre, quando le strade si riempiono di foglie, i tombini si otturano e Roma si allaga. Mi piace l'autunno, anche se è malinconico, anche se le foglie cadono e ti viene da piangere nel grigiore dei giorni piovosi. Mi piace pensare che sia la chiusura di un altro ciclo, un altro anno che va a finire, un anno che ora si scioglie tra i marciapiedi e le gocce d'acqua, per poi diventare ghiaccio e, finalmente, rifiorire in una nuova primavera. Mi piace guardare le stagioni, lo scorrere del tempo, la rassicurante eternità (su scala umana) dei cicli naturali. Io che mi sento effimera, mi rassicuro di questa continuità.
Mi rassicura sapere che a novembre a Roma ci saranno le foglie per terra, che la gente dirà male del sindaco di turno perchè pioverà e tutto si allaga; so che odierò la pioggia, che sarà come sempre, freddo e grigio, che tirerò giù il calendario per le ore passate nel traffico, su due ruote, sotto l'acqua, con la paura di scivolare su quelle foglie che non-si-fa-in-tempo-a-toglierle e già ristanno per terra. Ricorderò le immagini americane di parchi e valli colorate come solo, per un attimo nell'anno e solo là, può accadere.
E' la malinconia meteorologica che si sposa bene con quella interna, con quel senso di solitudine che ti da certe volte la vita effimera, l'essere senza progetti, senza una meta da raggiungere. Quando ti rendi conto di avere tutto e che quel tutto non è niente, che è effimero pure il "tutto" che ora possiedi, perché poi arriva l'autunno e cadranno le foglie e il ciclo ricomincia.

E poi, ci sono le poesie, le canzoni che sono state scritte sull'autunno.



sabato 24 ottobre 2009

SIMPLY RED ♫EV'RY TIME WE SAY GOODBYE

L'ho sentita e mi sono ricordata chi l'amava molto questa canzone... chissà se, dove sta, ancora la canta con la sua voce da mezzo soprano.... Aveva una bella voce, era svagata come pochi, ma era una strana forza della natura, dirompente e devastante, a volte, altre ancora era l'accoglienza fatta persona. Sapeva essere anche ben stronza, certe volte. Ma c'era amore in tutto quello che faceva. Ecco era così.

sabato 17 ottobre 2009

Domande


presa da qui

Stamattina, caffè alla mano, sfogliavo i giornali via web e mi sono imbattuta in questa segnalazione. L'idea è venuta ad un gruppo di "creativi" multimediali con studi a New York e San Francisco: andare in giro telecamera muniti e porre la stessa domanda a coloro che incontri filmando la risposta.

La domanda è semplice Dove ti vorresti svegliare domattina? Io ci ho pensato e magari poi ve lo dico pure....


domenica 11 ottobre 2009

Animals Please Don't let me be Misunderstood.

Magari è solo l'influenza dell'altra mezza chimera che canta invece di scrivere... ma oggi c'è solo questo

sabato 19 settembre 2009

U2 - Beautiful Day

Oggi me lo do come augurio che proprio ne ho bisogno

martedì 8 settembre 2009

Il rinfanciullitore farloc-pixico




accendi il moto-rinfanciullitore (da un poetico cazzeggio rievocatore con gillipixel)

domenica 6 settembre 2009

Regressioni musicali: The Clash - Rock The Casbah

Certi giorni ti svegli e da qualche parte nella testa il tempo è tornato indietro....

giovedì 16 luglio 2009

Con gli occhi al cielo?


Nel corso della mia vita mi è stato detto più volte che "vivo in un altro mondo", che "non guardo per terra", anzi che ho "il naso per aria". A volte mi è stato detto con un sorriso, altre come un'accusa. Diciamo che, sopratutto in certi ambienti nei quali è un valore guardare il mondo stando raso terra, la seconda opzione è stata la più frequente. Nell'adolescenza, in particolare, la mia modalità un po' astratta, ricca di ipotesi, spesso immaginifica, di interpretare il reale mi ha causato non pochi guai. Se c'è una cosa che gli adolescenti non sopportano è l'incertezza, già ne hanno a vagonate di loro, figuriamoci se apprezzano una che arriva e gli ci mette altri dubbi, crea ipotesi e parla di storie alternative, appoggiando il tutto sul vivere quotidiano che fa abbastanza paura di suo. Così mi sono ritrovata a fare la giovane disadattata, l'elemento anomalo che mai si inseriva del tutto nei branchi di adolescenti e che, se si inseriva, veniva espulso rapidamente. Crescendo però le cose sono migliorate. Intanto perché ho cominciato a conoscere altri disadattati come me e a scoprire che sono molto divertenti e affettuosi, poi perché ho cercato di indagare cosa effettivamente volessero dire quando mi dicevano che "non stavo a questo mondo".
Da un lato è vero che qualche problemino con il reale lo avevo. Il mondo intorno mi faceva schifo, erano tutti molto aggressivi e incazzati, mi davano della deficiente ogni 3 minuti oppure non si accorgevano proprio che io fossi lì (eppure ero bella evidente, specialmente nella fase capelli dritti in testa). Così me ne andavo in mondi alternativi, immaginavo il come-poteva-essere e mi sentivo meglio. Invitavo spesso gli amici a seguirmi, con scarso successo nella maggior parte dei casi. Ad un certo momento ho capito che questo modo di agire non era proficuo, sopratutto perché, alla fine, si concretizzava con il dare anche un po' di numeri, Ho guardato come stava la zia (cliccare qui per alcuni esempi) e mi sono data da fare. Ho chiesto aiuto a destra e a manca (per la verità mi manca solo una gita a Lourdes per chiedere il miracolo, poi ho fatto quasi tutto) e alla fine me la sono cavata. Però quella vena di pensiero "anomalo" che avevo mi è rimasta. Qualche volta la sfogo qui sopra, quotidianamente mi esce anche se, forse, non dovrebbe. E quindi inviti alla diplomazia, a tenere i piedi a terra e a non "aumentare la confusione con strani ragionamenti". La mia modalità, sostanzialmente, consiste nel guardare gli accadimenti ricordando che esistono le storie alternative, spostando lo sguardo dal punto di vista raso terra che mediamente vedo utilizzare. In effetti tendo ad alzare gli occhi verso l'alto, verso ciò che poteva essere e non è stato. Cerco una prospettiva che non si limiti al solo rettangolo di terra su cui poggio i piedi, ma che includa anche altro: il contesto e il possibile. Secondo me non sto con gli occhi al cielo, anzi, ma do questa impressione di astrazione solo perché il mio modo di porre le cose include (o cerca di includere) l'incertezza che è insita nella realtà. Il mio parlare contiene spesso frasi tipo "ma no, non prendertela, potrebbe anche essere peggio..." con successiva sceneggiatura del come-poteva-andare-peggio,"permettimi di fare un'ipotesi..." spostando, magari, l'attenzione del mio interlocutore dalla sua personalissima incazzatura e ipotizzando un tracciato alternativo. Insomma gioco un po' sul paradosso. Il risultato è spesso un ragionamento apparentemente dadaista, surreale, altre volte è molto saggio ed azzeccato, permette a tutti i presenti di spostare l'attenzione dal fattarello che sta creando un conflitto, altre ancora è solamente comico. Per fortuna.