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domenica 10 aprile 2011

Dei libri e del loro lancio

Oggi un mio amico presentava il suo libro all'Auditorium di Roma, é un amico di tutta una vita, secondo me scrive benissimo e quindi ve ne consiglio la lettura, il libro è  La pazzia di Dio di Luigi De Pascalis. Non vi consiglio invece le presentazioni dei libri in generale, quelle fanno  venire l'orticaria. Be' non sempre, di libri Luigi ne ha scritti vari e li ha anche presentati, molto molto bene, con momenti esilaranti, con la tenerezza che lo caratterizza nel parlare dei suoi personaggi, che lo chiamano a scrivere, ognuno al momento opportuno; sa raccontare, senza retorica, come nasce una storia di quelle che racconta. Insomma lui li sa presentare i suoi lavori. Il problema nasce dalla natura stessa della presentazione, è questo un momento altamente commerciale, necessita di visibilità e quindi richiede  il vip o semi-vip della moderna cultura che presenzia ed interviene. E qui cominciano le disgrazie.  Un momento, non cominci la sempre presente voce dal fondo a dire che sono la solita snob, che volevo quello/a con 6 lauree e 3 dottorati per la presentazione. No, per me poteva esserci anche il Piotta (d'antica memoria) o Biscardi a fare il vip, andava bene, anzi meglio forse, perché il libro non lo avrebbero mai letto prima di venire e magari mi facevano ridere. Un momento che finisco di dire. Mi serve ancora tempo.  Per giustificare questa mia affermazione ho bisogno di una breve digressione sul concetto di lettore di libro.

I lettori di libri possono essere di tanti tipi, ci sono quelli innamorati delle parole che se trovano anche un libro di cucina ben scritto se lo bevono dalla prima all'ultima sillaba; quelli innamorati della carta stampata in quanto tale, con relativa venerazione feticista dell'oggetto; quelli superficiali, leggono il risvolto di copertina, il primo e l'ultimo capitolo e stanno bene così, come ci sono quelli che un libro, qualunque esso sia, anche se fa schifo, lo devono finire per forza; quelli che leggono l'introduzione e la postfazione prima di cominciare il testo vero e proprio, quelli che invece le leggono solo dopo, quelli che i libri li leggono solo per prender sonno e  quelli innamorati delle storie che vengono narrate che, se la storia li prende, non dormono fino alla fine della medesima. Ovviamente esistono poi tutte le possibili mescolanze di queste categorie (non ho alcuna pretesa di esaustività nella mia lista sia chiaro). Io appartengo in larghissima misura all'ultima categoria, amo le storie che mi si raccontano tra le pagine di un libro, se la storia è pallosa, per quanto ben scritta, raramente arrivo alla fine. Debbo inoltre ammettere che i libri di Luigi hanno per me una caratteristica speciale, li comincio a leggere e sento un profumo di legna di camino o di sera d'estate, ogni volta è come se mi sedessi accanto a lui e mi faccessi raccontare una storia. Me la godo come se sentissi la sua voce narrante che mi porta a spasso tra realtà e fantasia,  come se avessi 5 anni e il mondo fosse un luogo di cui non so quasi nulla.

Quindi immaginate l'atteggiamento della Farlocca in sede di presentazione, sta lì assaporando anticipatamente anedotti e chiacchiere sui personaggi, pregustando un possibile profumo di camino che magari può scaturire tra una frase dotta e uno sfoggio vippesco,  insomma è lì che regredisce ai 5 anni su citati, quasi si acciambella con il dito in bocca... e allora comincia a parlare il semi-vip di turno... e le racconta la storia del libro, i perché e i per come, anche quasi il come-va-a-finire. Mentre le esce fumo nero dalle orecchie, le si attorcigliano le budella e sta per mettere mano al primo oggetto che ha accanto (il libro firmato), si rammenta  dell'antica amicizia che la lega all'autore evitando così il lancio-di-copia-autografata-in-testa-a-semi-vip. 
Queste sono le disgrazie di cui sopra, un/a fetente che per far vedere che ha fatto i compiti, che è dotto/a, ti riporta al mondo reale quando sei pronto a fare un salto nella fantasia... secondo me dovrebbe essere reato punibile almeno con ammenda pecuniaria.
 Mentre tornavo a casa bofonchiando e ribollendo come una pentola di brodo, mi sono però ricordata di un aspetto della mia vita che in questo periodo mi affligge: mi dimentico le cose, sono quasi preoccupante nella mia smemoratezza. Ora però questo fatto mi torna utilissimo: tra un paio di giorni non mi ricorderò più niente della storia malamente narrata dal semi-vip. Potrò aprire il libro, sedermi vicino al camino e farmi raccontare, dalle parole di Luigi, tutta la storia, godendomela, fino alla fine proprio come se avessi ancora 5 anni.


giovedì 24 marzo 2011

Primavera

Le mie ossa ormai scricchiolano per tutta l'acqua che ho preso sulle mie due ruote fino ad oggi. Stamattina, però, guardando fuori ho visto che c'era un sole magnifico a Roma. Il cielo finalmente parla di primavera e le ore di luce cominciano ad essere in un numero ragionevole. Quindi ora faccio una mia personale celebrazione, con colori e canti, con minuti rubati per star seduta al sole. Benvenuta primavera, ti porgo il più ovvio degli omaggi musicali, che comunque resta una delle cose più belle mai fatte in tuo nome, tu vedi un po' di ricambiare evitando di piovere subito....

domenica 13 febbraio 2011

Nuovi virgulti di questo tempo

Di solito ho un rapporto difficile con gli adolescenti. Per me è stata un'epoca orribile della vita, buia, senza gioia e impregnata di personale stupidità. Ciò dovrebbe spingermi ad essere estremamente comprensiva e accogliente con i medesimi, ma confesso un senso di fatica disperante ogni volta che devo interagire con più di un paio di ragazzini alla volta. Più che fatica, ecco, be', insomma li strangolerei. Quando vado in palestra, ad esempio, in contemporanea ai corsi che seguo io, c'è un corso di danza, con un'insegnante brava e molto simpatica, ma popolato da ragazzine tra i 12 ed i 16 anni. Ragazzine della periferia romana, nutrite a pane e televisione sin dalla più tenera età, chiassose, invadenti e decisamente insopportabili. La cosa più intelligente che gli  si sente dire è "te sto a fregà na gomma... mica t'encazzi vero?" (traduzione: sto prendendo una gomma da masticare dalla tua borsa, la cosa non ti disturba vero?). Tutti i discorsi, quando va davvero bene e non parlano di televisione, sono conditi di "quella stronza de' italiano, oggi me s'è 'ncazzata perché ho scritto che con la k... ma se po' sentì" o "quella stronza di matematica... m'ha 'mbruttito oh, solo che stavo a dì na cosa all'amica mia! ma scialla no?!"  o 10 minuti su quanto è bono quello e se sia il caso "de facce quarcosa". Va be' lo so che poi passa e molte di loro diventeranno luminari di questo o quello, lo so, ma a me viene l'orticaria e le strozzerei.
Sono però consapevole che non tutte le adolescenti sono deficienti, anzi ce ne sono di meravigliose che tra un scialla e a-ma'-nun-rompè hanno molto più che ormoni in tempesta tra le orecchie. Guardo mia nipote quindicenne e vedo una meraviglia, vedo una ragazza in gamba, intelligente e pure bella. Penso però di essere di parte, quindi questo esempio non vale. Ma veniamo al punto. 
Oggi sono andata brevemente alla manifestazione in piazza del Popolo, non sono nemmeno riuscita ad entrare in piazza tanta era la gente presente,  dalle monache alla ragazzette con percing e ormoni in tempesta. Mi sono  guardata un po' intorno e dopo poco ho ripreso la metropolitana e sono tornata a casa. Uscendo dalla metro mi trovo accanto a due ragazzine, carine entrambe, una delle due decisamente bella. Abbigliamento rigorosamente etnico, collanine a sfare, ciocche colorate. Le due fanciulle erano tampinate da due giovanetti intraprendenti, con fare un po', come dire, coatto. Ascolto lo scambio di battute in corso. Uno dei due, il più intraprendente, si rivolge alla bellissima e le chiede dove va a scuola, lei risponde con il nome di un prestigiosissimo liceo classico romano. Il ragazzo sgrana gli occhi e:
"ammazza oh! e come t'a cavi?"
Lei: "bene, molto bene, mi piace molto studiare"
Lui ride: "ma scusa a una bona come te che cazzo je serve de studià? ce poi diventà deputato!"
Lei, tranquillissima: " certo, m'a cavo pe' 'n po' d'anni poi quanno so vecchia che faccio? vado a dì alla gente me dovete mantenè perché so stata na gran figa? ma sai le pernacchie che me fanno!"

L'avrei abbracciata.




lunedì 6 dicembre 2010

E certo che nel pubblico sono dei privileggiati...

Oggi nel primo pomeriggio avevo un appuntamento. Era stata indetta una riunione per un lavoro di ricerca che sto conducendo con un gruppo di universitari. Ci si vede nella stanza della prof alla Sapienza. Entro e fa un freddo boia, più freddo che fuori, al punto che la prof ha il cappotto. 
"Ciao Farlocca, ben arrivata accomodati" inciampando tra cavi di computer e fogli di carta mi passa una sedia. Siamo in 5 in una stanzetta ingombra di carte, libri, computer. Questo è l'invidiato studio singolo di un esimio docente. Mi siedo rabbrividendo.
"Freddino lo so, scusa, sono due anni che ho il termosifone fuori uso e la finestra mezza rotta, ma hanno promesso che quest'anno qualcosa mi sistemano... ecco magari accendo la stufetta..."
Tutti scuotono la testa, si leva un coro di no-non-ti-proccupare, non capisco bene finché non vedo la stufetta. Un oggetto diciamo di modernariato, in metallo non identificato con una bella resistenza di quelle che diventando incandescenti riscaldano bene bene. Peccato che in quella stanzetta, con quel coso dal filo spelacchiato, il rischio di finire tutti arrosto è quasi una certezza.  Scuoto anch'io la testa unendomi al coro.
Cappotto-muniti iniziamo a lavorare. Scorrono numeri, pezzi di software, ci perdiamo felicemente dietro a problemi di altra natura, ci passa anche il freddo.
Bussano alla porta.
"Avanti" la voce della prof sovrasta il nostro parlottio e si apre la porta
"Signo' semo quelli der termosifone" entrano in due vestiti da idraulici, non certo due tipi da film porno su casalinga-idraulico, ma hanno la tuta blu d'ordinanza e gli attrezzi giusti. Nessuno ha il tempo di reagire, ci scavalcano elegantemente e si mettono a smontare il termosifone. Noi imperterriti proseguiamo tra sibili e spruzzi. Ad un certo punto praticamente parte un'onda di marea e  noi ,sempre impassibili, continuiamo a lavorare sollevando i computer e i cavi dei medesimi. L'acqua scorre e noi solleviamo mucchi di carte qua e là, sempre continuando a parlare e discutere, mentre i signori idraulici continuano a bofonchiare attorno al termosifone. Fino a rimontarlo.
"Signo' noi hamo finito, ce pensate voi co li stracci..." ed escono sereni.
Mentre asciugavamo per terra armati di carta asciuga tutto e stracci rubati alle donne delle pulizie,  buttando carte bagnate e ridacchiando, nessuno escluso, la prof ha promesso pinne e maschere a tutti per la prossima riunione, "tanto farà caldo..." ha aggiunto sorridendo beata. Tra sbuffi e gorgoglii, il decrepito termosifone aveva davvero cominciato a scaldare.


venerdì 29 ottobre 2010

Chimere e ... letture



Io e gillipixel siamo una chimera. Ebbene sì, ciò è noto ai pochi "eletti" che frequentano le nostre stanze web. Siamo chimera, creatura doppia, lui è maschio, io femmina, viviamo a diverse centinaia di chilometri di distanza.  Lui è alto, io decisamente no. Io sono rumorosissima e lui no, io parlo troppo e scrivo poco, lui parla poco e scrive molto... Siamo dunque unione di opposti, di elementi contrastanti che, nel nostro dialogare, trovano armonia. O almeno spero questo resti vero dopo codesta presente confessione.
Lui legge cose elevate, mai mi ha detto di star leggendo immondizia, anche il suo fumetto preferito è, tutto sommato, un cult di livello. Ora non so se questo dipenda dal fatto che voglia salvare regolarmente la faccia (ne dubito) e che quindi non confessi letture ignobili, ma lui non legge 'monnezza, io sì. Ultimamente, dato lo stato pietoso dei miei neuroni a fine giornata, leggo solo cose tipo romanzo-fantasy-comprato-al-banchetto-dell'usato-perché-in-copertina-c'è-un-bel-disegno, romanzetto-thriller-anni-40-di-autore-ignoto, fantascienza-recente-americana-tradotta-da-analfabeta-italiano... (niente romanzi rosa, quelli sono proprio troppo anche per i miei neuroni in coma terminale)...
Esiste un piacere sottile nel leggere immondizia, ti puoi arrabbiare con l'autore e così sfogare le incazzature-frustrazioni della giornata, puoi buttare via il libro a metà senza alcun senso di colpa, puoi sentirti molto molto intelligente e bravo/a nello scrivere, la tua prosa, per quanto rara e fallace, è di certo migliore di quella del testo che leggi. La storia è idiota, i tuoi neuroni si riposano, sanno già cosa succederà tra due pagine, o tra 3 o anche tra 100. Sei senza impegno, finalmente, dopo una giornata delirante, con riunioni e coltellate, con gente che fa danni senza nemmeno rendersene conto, dopo aver ascoltato qualcuno che impiega 100 parole per dire qualcosa che si può dire in meno di 10, dopo essere tornata nella tua casa vuota, con il telefono sempre silenzioso, con l'autunno che avanza, cupido che ha deciso di evitarti e fa pure freddo. Insomma dopo una giornata di merda, leggere un libro di merda è un atto liberatorio, una liberazione del neurone, un inno alla parte più ignorante e cavernicola dell'anima.

Sia detto poi, che, in verità,  il citato libro di merda, resta, sempre e comunque, migliore del 90% dei programmi tv disponibili.

domenica 15 agosto 2010

Ferragosto cittadino

Eccomi qua il 15 di agosto ad ascoltare le campane del mattino in quel di Roma. Eccomi qua a scrivere, un po' perché ho delle scemenze da dire, un po' perché London Alcatraz mi ha messo ansia con il suo post ferragostano, mica voglio farmi cancellare dal suo blogroll! (potete sentirmi sghignazzare anche da lì).
Ferragosto a Roma è sempre stato bellissimo. 
Un tempo la città  era davvero deserta, i residenti o se ne erano andati in vacanza altrove già da tempo o provvedevano a sparire entro l'ora di pranzo in direzione del mare o delle campagne limitrofe. Se si andava al mare, ad esempio ad Ostia, la densità umana era degna della metropolitana di Tokio all'ora di punta. Per ciascun ombrellone si trovavano almeno 3 generazioni di romani, con annesse borse e sporte contenenti l'equivalente di un banchetto di nozze. Chiaramente otri di vino accompagnavano il tutto, con successivi numerosi incidenti sulla via del ritorno la cui gravità era moderata solo dalle lunghe code e conseguente bassa velocità. Numerosi ricoveri per colpi di calore e insolazione allietavano la festa di fine estate del personale degli ospedali romani, insieme alle numerose presenze al pronto soccorso di chi, magari tormentato dal mal di testa, non riusciva a trovare un'aspirina in tutta la città. I reparti psichiatrici erano sempre pieni. Anche solo per il senso di solitudine che la città vuota comunicava molti, tra gli individui più fragili, preferivano star lì dove almeno c'era sicuramente tanta gente.
Chi, come me, restava entro il Grande Raccordo Anulare e aveva un equilibrio mentale semi-ragionevole, viveva un'esperienza  affascinante. La città era di noi pochi e dei turisti, si stava come sospesi nella totale assenza di qualunque servizio, dalla farmacia, al ristorante, al bar: tutto chiuso.  Guai a finire le sigarette il 15 agosto! Un'estate, da adolescente, rimasi in città con alcuni amici, chi dimenticato dalle famiglie, chi rimandato a settembre e quindi messo in punizione  (per inciso diciamo pure che lasciare un'adolescente da sola a casa per alcune settimane, non è esattamente una punizione...) Quell'anno lì l'unica attività commerciale che trovammo in funzione fu lo spacciatore di droghe leggere del quartiere che quasi ci abbracciò vedendoci arrivare. 
Gli autobus erano pochi e facevi prima ad andare a piedi che ad aspettarne uno. A Ferragosto sviluppavi  capacità di sopravvivenza in condizioni estreme  (il che, come noto,  è sempre utile).

Oggi le cose sono cambiate. La città è solo parzialmente svuotata, i servizi ci sono tutti e le orde con sporte alimentari sono meno numerose. La città è sempre bella, anzi bellissima, ti godi le strade, il rumore si è ridotto ad un brusio di fondo, il cielo è di un azzurro confortante e luminoso. Nell'aria  c'è la promessa di una giornata quieta, di una lunga passeggiata serale tra le epoche che, qui, convivono in ogni angolo, ricordando a chi vuol ricordare,  quali sono le cose che restano e quelle che se ne vanno.


domenica 11 luglio 2010

Gorgonzola al mascarpone


La farlocca qui presente ha un problema che le complica, costantemente, la già complicata vita, è un problema alimentare, nulla di mortale ma molto molto fastidioso. La farlocca è intollerante, molto seriamente, al lattosio. In realtà scoprire questo è stato per lei un evento risolutore, mille mali che l'affliggevano da tempo immemorabile, scomparvero come per incanto in conseguenza della semplice eliminazione del lattosio, in ogni sua forma ed accezione, dalla sua dieta. Quindi la farlocca giubilò estasiata. Solo un rimpianto, un dolore al centro l'anima, l'accompagnava: il distacco dal gorgonzola al mascarpone. 
Ebbene sì quell'alimento tra il piccante e il dolce, grasso da intasare le coronarie al primo morso, sublime nello sciogliersi sul palato, quello era l'unico vero distacco che le è sempre pesato. Il gelato si mangia di soia o di frutta, lo yogurt chissenefrega, la panna pace, non è essenziale, la besciamelle te la fai a casa con il latte a ridotto contenuto di lattosio o con il brodo. Tutto si sostituisce, di tutto si può fare a meno. Solo lui, l'estremo oggetto d'amore, è insostituibile e sempre sarà tale.

Ora, direte voi, a noi cosa ce ne dovrebbe fregare di questa tua perversione alimentare frustrata? Un attimo che vengo al punto.
Da un po' di tempo (parecchio) costruisco categorizzazioni degli eventi della mia vita, gioco a raggruppare, a trovare pattern comuni nei rapporti che intrattengo, cerco stralci di razionalità nell'irrazionale universo del sentimento. Ultimamente ho una categoria di relazioni umane che in altre epoche era sempre vuota, che si sta riempiendo sempre più. L'ho chiamata la classe del gorgonzola al mascarpone. Il nome deriva da un'analogia ovvia a questo punto del mio scrivere e della vostra lettura, in questa classe vanno a finire, per tempi più o meno lunghi, quei rapporti con persone amatissime, la cui compagnia è desiderata ardentemente e la cui vicinanza è spesso fonte di immensa gioia, che hanno un però che le contraddistingue. Alla lunga per me sono tossiche (e magari io per loro). Sono quelle persone che ami tuo malgrado, quelli che ami nonostante tutto, ma che ad un certo punto capisci che, se non cambiano modalità (non sostanza solo modalità) finiranno con il farti la pelle. Senza volerlo, amandoti anche loro ti faranno fuori. Sono, ad esempio, quelli che non sanno controllare la diarrea verbale quando stanno male e senza chiederti come stai (magari tu ti reggi in piedi per miracolo) ti investono costantemente con un mare di negatività e di orrori. Tu saresti ben felice di dar loro una mano, allora provi a dire la tua ed automaticamente diventi oggetto d'ira, perché "non capisci...". Quello che vogliono è un contenitore per l'ansia e basta. Neppure il pat pat sulla spalla è ammesso, devi star lì zitta e se dici una cosa qualsiasi, partono di sberla perché non sono in grado di ascoltare, stanno troppo male e cercano solo un parafulmini. Poi ci sono quelli che vanno sulle montagne russe che tu sembri una dilettante. Un giorno sei l'oggetto di ogni amore, il giorno dopo sei il nemico numero uno, il tutto senza una parola di spiegazione. Anche lì c'è un malessere grande, uno squilibrio profondo, che tu potresti accogliere se solo venisse esplicitato. Potresti anche accettare di svolgere il ruolo del nemico numero uno, se solo ti avvisassero. Ma parte del dolore che queste persone vivono è proprio l'impossibilità di comunicare. Non ce la fanno proprio. Altri ancora sviluppano stati di violenza repressa feroce, che esplode in modalità le più diverse, dal cacciarti via malamente quando hai bisogno di accoglienza al prendersela con te, di nuovo, senza spiegartene le ragioni. 
Non sono tante le persone nella catgoria del gorgonzola al mascarpone, ma sono, adesso, un numero maggiore di zero. Un tempo non era così, riuscivo ad accogliere tutti e tutto, a mettere sottovuoto il dolore che i malesseri altrui mi provocavano. Adesso non ce la faccio più. semplicemente Non posso smettere di amarle queste persone, non smetterò mai, ma finché non riusciranno a vedere anche me nel loro rapporto con la vita, io ne faccio a meno, gli giro intorno, ogni tanto ne prendo una punta di cucchiaino, per vedere che succede, se va meglio, se oggi si accorgono di me, se stanno bene abbastanza da non farmi male, un po' come per il gorgonzola al mascarpone, che suo malgrado, mi avvelena.

lunedì 19 aprile 2010

Quando bisogna decidere


Ultimamente passo così tanto tempo a lavorare che mi sembra la vita contenga solo lavoro. Certo amo quel che faccio, per me è il lavoro più bello del mondo, ma non tutto quel che c'è da fare è parte di questa bellezza. Il lato creativo, tecnico, immaginifico, è la bellezza, quasi tutto il resto è pura rottura di palle. Sappiamo tutti che siamo in un periodo di crisi, che le cose stanno cambiando a rotta di collo, che la sopravvivenza di ciò che era scontato fino all'altro ieri non è più garantita. In questa immensa incertezza che ci avvolge io sono tra quelli che sono abbastanza contenti, non perché approvi le scelte di governo o la situazione in sé, è solo che credo-spero sempre che avesse ragione Mao Tse Tung quando diceva Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente. Nel gran casino si apre la possibilità per il cambiamento. La rivoluzione, il ritorno della fenice, son tutte cose che nascono dal caos o da ciò che è percepito come tale. Insomma mi faccio prendere da un bell'attacco di ottimismo in mezzo alla caciara. E' pur vero che per trasformare il citato caos in nuovo ordine occorrono immense energie, sopratutto qui da noi. Infatti viviamo in un sistema ad altissima inerzia. Ad esempio, avete fatto caso al fatto che in questo paese, in qualunque realtà ci si trovi, quando c'è da decidere qualcosa si mette su una commissione? Esistono commissioni per qualsiasi cosa, incluso il cambio della carta igienica al cesso. Ora un piccolo gruppo di persone può effettivamente dare un buon contributo ai processi decisionali, la discussione avviene tra pochi anziché tra orde barbariche disordinate, magari si riesce davvero a condurre un'analisi delle situazioni e a capirne vantaggi e svantaggi, è possibile che nell'ambito ristretto il livello di conflittualità sia più basso che in situazioni più ampie. Tutto questo in teoria. In realtà le commissioni sono spesso un modo per fare melina, per prendere tempo e dato che siamo qui e non a Copenhagen, diventano luoghi di scontro feroce dove ci si mena in 3-4 anziché in 25.
Orbene, al momento mi hanno infilato abbastanza a forza in un paio di commissioni, hai voglia a dire "ma lasciatemi perdere, io sono un tecnico, ma fatemi fare quel che so fare..." etc etc, dato che di solito ti hanno visto non prendere per la gola la gente, condurre analisi piuttosto oggettive e dato che son pure convinti tu sappia cose che altri non sanno (cfr. qui), ti mettono dove non vorresti stare: la commissione somme rotture di palle.
La compagnia è interessante, abbiamo una selezione dei tipi umani migliori, la brava persona che però è affetta da pessimismo cosmico, per cui tutto-andrà-malissimo-lo-so e questo qualunque cosa si dica o faccia, l'indeciso pavido, tipologia assai diffusa, una di quelle persone che hanno paura anche ad attraversare la strada da sole, che ha dubbi amletici sul colore dei calzini la mattina e che su di essi pontifica con piglio sicuro, il dirigente che di codesta congrega avrebbe fatto volentieri a meno, ci si trova in mezzo solo perché se no gli triturano le palle a tal punto che non riuscirebbe più nemmeno ad andare a far pipì, ti ha anche detto che uno dei tuoi compiti è evitare che metta mano al coltello a serramanico, tu devi dargli un calcio, fare dei segni, bloccarlo con presa judoistica nel caso ti renda conto che sta per trascendere, lui ha promesso di fare altrettanto con te se vede che il tuo colorito va sul fucsia e la giugulare si gonfia. Abbiamo poi la ciliegina sulla torta: il cretino figlio di buona donna, quello che ha capito tutto, un cavallo che qualche Caligola ha messo nel senato, un incompetente con l'ampiezza di visione di un topo miope e che ha pure la forfora.
Fino a ieri ero semplicemente sconfortata da questo fatto, poi ho fatto visita a London Alcatraz e ho trovato questo post e mi sono tirata su di morale. Grazie Yoss, grazie Rachel, ora finalmente so dove posso mandare tutta la commissione in vacanza.


mercoledì 7 aprile 2010

Barbie

Tanto tempo fa, ma tanto che quasi non si ricorda più, ero un'adolescente, sovrapeso, disperata, scombinata ed estremamente sfigata. All'epoca avevo un'amica che di sostanzialmente diverso da me aveva solo che era secca come la morte dei tarocchi, per il resto viaggiava sulla stessa onda. Certe sere ci trovavamo sole a casa sua e parlando dell'ennessimo due di picche maschile, dello sberleffo del compagno e della disattenzione al cubo genitoriale, per tirarci su, giocavamo a barbie la reginetta del ballo accompagnando il tutto con sostanze attive di vario genere. Codesta pratica ce la portammo anche nell'età adulta e per molti anni, al vertice della disperazione, tiravamo fuori la scatola e sghignazzando, aggiungendo qualche sostanza psicotropa, tanto per ricordare i vecchi tempi, giocavamo a barbie la reginetta del ballo.
Poi finì anche quel rapporto e addio barbie la reginetta. D'altra parte mai mi ero sentita barbie, mai la reginetta del ballo. Al massimo mi sentivo il capo criceto sulla ruota che vorticava. Questo fino ad oggi. Oggi siore e siori, mi sento la reginetta del ballo. Le mie simulazioni numeriche fanno meraviglie (cfr. qui per capire l'antefatto), gli amici sono speciali e mi coccolano, viaggio come una trottola allegra ed anche il cuore è contento (forse a giorni alterni). Magari domani non sarà così, magari domani mi prendono a calci come esco dal portone di casa e scopro un baco nel codice, ma chissene, oggi vado a ballare con ken e c'ho il vestito verde che era il più bello di tutti.

venerdì 12 marzo 2010

Uno di quei giorni...


Ci sono quei giorni che ad un certo punto cominciano a prendere una piega "sbagliata". Intendiamoci io non credo alla sfiga cosmica. Di solito diamo un possente contributo alla medesima con le nostre azioni. Però qualche volta un dubbio mi viene. Prendiamo ad esempio la giornata che sta per chiudersi, qui da me sono quasi le 11pm, in Italia sono quasi le 5am, quindi per voi altri è bello che cominciato il nuovo giorno, ma per me ancora no.
Analizziamo serenamente la giornata:
  • Sveglia intorno alle 6:30 ora locale, preparazione del caffé e della colazione con contemporanea accensione del computer.
  • Plin da skype. Cose lavorative italiane da considerare. Un "già che sei lì" di qualche furbastro che fa finta di ignorare il fuso orario.
  • Bestemmia che non viene riprodotta in chat, mi occupo delle rogne italiane e faccio colazione.
  • Lavoro a un programma che deve fare certe cose e non le sta facendo, anzi mi spernacchia fuori dei risultati talmente brutti che alle 7:30 già mi viene da piangere.
  • Ri-plin da skype. Stiamo organizzando un viaggio di lavoro, il mio collega e amico con cui devo partire mi cerca per comprare i biglietti on-line sul sito alitalia. Il sito non accetta la mia carta di credito, controllo la disponibilità e ce n'è quanta ne voglio. Soprassediamo.
  • A fine mattina, con le pive nel sacco per quanto riguarda il software, vado a raggiungere gli americani. E qui c'è una parentesi gradevole, tra discussioni di lavoro e pranzo con risate.
  • Rientro in ufficio, arriva un'email. La riunione telematica che si doveva tenere non si può tenere per ragioni che non mi è dato sapere. Il dio della burocrazia ha deciso che per decidere quel che c'era da decidere, non sarebbe abbastanza legale farlo per via telematica. Mi sostituiranno nel gruppo che deve decidere. Annuisco allo schermo e rispondo che per me va bene anche se non capisco perché.
  • Arriva un'altra email, l'e-shop di libri a cui ho ordinato un regalo per un amico non lo trova e mi cancella l'ordine. Annuisco allo schermo.
  • Continuo a lavorare, a combattere con il codice, con l'ambiente di programmazione che sto usando, a dare la testa nel muro. Si fanno le 8pm e non ho risolto un cazzo.
  • Faccio caso alla mancanza di comunicazione con un paio di persone a cui voglio bene. Mi intristisco, anche parecchio ad essere onesti.
  • Passa uno degli americani, il mio preferito, e andiamo a mangiare qualcosa, siamo lessi, ma veramente lessi. Però mi tiro un po' su di morale.
  • Mi riporta alla macchina, guido in trance sotto un'acqua battente fino ad approdare al residence dove sto. Non trovo la chiave della stanza. Ho la visione della medesima sul tavolo dell'ufficio (contributo alla sfiga numero 1). Vado al front desk, aspetto che finiscano un check in, mi faccio fare una copia della chiave (magnetica).
  • Entro nella stanza e penso "finalmente...." (sospiro). Mi rendo conto di avere le scarpe piene di fango, sono finita in un'aiuola andando alla macchina. Bene, che sarà mai! prendo un bel po' di carta e le pulisco, appoggio il malloppo schifoso di lato e mi giro con movimento evidentemente sbagliato, il malloppo cade nella tazza e neanche me ne rendo conto. Tiro l'acqua (contributo alla sfiga numero 2). Si ottura la tazza.
  • Piango? non piango? no non piango. Da sotto il lavandino prendo lo sturalavandini. Lo uso e non succede assolutamente nulla. Piango? ... no non piango. Echecazzo siamo negli States no? c'è qui accanto il supermarket aperto 24 ore, vado. Piove. Entro e passo mezz'ora a leggere le etichette di tutti i liquid plummer (idraulico liquido), extra-super-powerful clogs removal (extra-super-potente elimina intasamenti) che riportano immancabilmente la scritta "do not use in toilets". Piango? no non piango, ancora je la posso fare. Vado al front desk, parliamo, pensiamo, cerchiamo del fil di ferro, non lo troviamo, ci rassegnamo. La signorina, gentilissima, mi dice "cerco una stanza libera e le do la chiave, lei vada su che la chiamo appena trovo". Vado.
  • Entro e vado in bagno, guardo la tazza, guardo lo sturalavandini, ci fissiamo intensamente e "no non la puoi avere vinta tu!" acchiappo lo sturalavandini e per 10 minuti buoni faccio del sano esercizio fisico.
Avete idea di cosa sia la gioia pura? io adesso sì: una tazza otturata che di colpo si stura alle 11pm di una giornata di merda.




domenica 24 gennaio 2010

Cassandra...


Sin da molto piccola mi capita di immaginare cosa possa accadere in una situazione prima di quanto facciano gli altri coinvolti. Non è un fatto legato alla stregoneria o a doti sovranaturali, è solo un fatto legato a una delle mie poche qualità: l'intelligenza analitica. Il mio cervello, senza che io gli dica nulla, elabora dati in modo continuativo, accumula informazioni, le immagazzina e sa sempre dove le ha messe. Certo ha una tabella dei nomi, sopratutto se di persone, pessima, ma non scorda mai un'immagine. Quindi se devo tirar fuori una bella citazione dotta faccio schifo, ma se devo connettere informazioni rapidamente effettivamente me la cavo alla grande. Tutto questo non è un vantaggio. Potete fidarvi, magari fai bella figura a lezione di matematica o finisci il compito di greco per prima, ma nella vita è una fregatura apocalittica. E già perchè passi un bel po' di tempo a dire "ma scusa te lo avevo detto" e di conseguenza a prendere sberle finché non impari a star zitta. Quando hai imparato a tacere stai male mentre vedi navi che affondano, gente che si impicca con le proprie mani e te, che gli vuoi bene, non puoi far nulla, al massimo puoi preparare il kit di pronto soccorso. Certo un qualche aiuto te lo da quel database eccellente che hai tra le orecchie, un po' aiuta a scansare calci, sberle e quant'altro. Sarebbe strumento potentissimo se associato ad un'intelligenza emotiva altrettanto sviluppata. Ma non è questo il caso, non dimentichiamo che chi parla, a ragion veduta, si chiama Farlocca Farlocchissima e non aggiungo altro.
Insomma quel che accade è che passo spesso per la Cassandra di turno. E pensare che a me quella povera principessa sfigata mi ha sempre fatto pena, me la immagino lì con questa diarrea verbale incontrollabile nella quale produce profezie terribili, con tutti che la guardano male e si grattano nei luoghi opportuni ogni volta che apre bocca. Mi immagino gli adolescenti troiani che al suo passaggio si spintonavano dicendo "tua cassandra!" come si faceva noi da adolescenti scemi al passare di menagrami, suore e preti. Ho passato diverso tempo a guardarmi alle spalle per controllare se qualcuno lo faceva con me, per fortuna pare nessuno lo abbia mai fatto. In effetti ho imparato a star zitta abbastanza presto. In ambito lavorativo, se proprio proprio le mura scricchiolano e gli altri sono sordi, faccio notare le crepe e qualche volta mi esce la previsione. Allora mi guardano tutti male e lo so che si grattano nei luoghi opportuni. Si capisce dal leggero movimento sotto il tavolo durante le riunioni. Quando poi la catastrofe si verifica, decidono che io devo avere entrature che loro non hanno e quindi passo per persona-con-importanti-connessioni. Cosa falsissima, lo giuro. Farlocca Farlocchissima non conosce nessun grande nome e non ha entrature particolare, però ascolta.
Tornando al mito e alla povera Cassandra mi sono chiesta spesso se davvero avessi qualcosa in comune con lei. Ho ripensato più volte alla sua storia. In effetti anche io vengo da una buona famiglia, certo non principesca ma sull'aristocratico sì. Ho studiato come le principesse troiane sicuramente facevano, la mia famiglia era abbastanza malata come la sua... Lei questa brutta fregatura della predizione inascoltata, si dice l'abbia presa per aver respinto Apollo. A me questo passaggio è sfuggito. Quando è che io avrei respinto Apollo? Parola mia, io uno bello così , se c'avesse provato con me, non lo avrei mai, ma dico mai respinto.

giovedì 31 dicembre 2009

Post di fine anno

Nell'augurare un meraviglioso 2010 a tutti, ma proprio tutti i frequentatori (fissi, occasionali e sporadicamente presenti) di codesto salotto-cortile-aia-vicolo-piazza-sgabuzzino virtuale, vorrei proporre un coretto di elevata moralità ed invocante alla buona sorte, un coro che esemplifichi la qualità suprema dell'anima nostra, del livello culturale sempre sopraffino, dello splendore illuminato del nostro intelletto:


duemilaenoveeeeeeee
duemilaenoveee

.... eeh ....
MA VAFFA...
(con gesto)


BUON 2010


martedì 1 dicembre 2009

Mi sono innamorata....

Lui si chiama Beverly (500cc), non è un ragazzino di primo pelo, ha già 20mila km sulle spalle, ma si sa, a me gli sbarbatelli non sono mai piaciuti. Oggi ci siamo fidanzati ufficialmente, ma era già un po' che ci facevamo la corte. Anche se con gran dolore ho detto addio al mio compagno degli ultimi 10 anni, avevamo 60mila km fatti insieme e tante avventure. Lo regalo, il mio vecchio mulo, l'ho lasciato al concessionario e vediamo se potrà fare felice qualcun altro almeno come ha felicitato me.
Così è iniziata una nuova avventura. Stamattina, sotto la pioggia romana, nel traffico terrificante del mattino, ho avuto la conferma: io e beverly ci amiamo davvero.

Ps. Beverly pare significhi "beaver stream": ruscello dei castori... bellissimo

domenica 29 novembre 2009

Domani è lunedì...

Domattina si torna al lavoro sul Titanic. Dopo un fine settimana sostanzialmente lavorativo a casa, dove gli scricchiolii dell'iceberg sono solo uno sgradito ricordo, l'idea di riavvicinarmi in zona terza classe mi disturba un po'. Al fine di evitare ansia e disturbi della personalità sto procedendo con l'ascolto e la visione di questo video, da cui trarre fondamentale ispirazione.




Continuo a ripetere, come fosse un mantra: "Sei Doris Day, la vita è un film, sei Doris Day, pure se sei stonata".

venerdì 20 novembre 2009

Blue moon Ella Fitzgerald

ce l'ho in testa da stamattina, eccovela magari così smette di rintronarmi


(cfr anche l'altra mezza chimera)

lunedì 16 novembre 2009

Addio mia bella addio....

Oggi è il 16 novembre 2009 e nel Lazio la televisione non c'è più. Per la precisione hanno spento l'analogico. Per me, nella mia farlocchissima mente, si apre un universo felice: posso buttare la tv. Eh sì perché io il digitale non me lo compro. Ho delle ottime scuse pronte per non farlo, ho una lista di priorità pressanti lunga come una parete: devo ricomprarmi lo scooter che il mio sta per esalare, ho da pagare il dentista, mi mancano diversi mobili in casa etc etc etc. La verità è che queste sono tutte scuse, l'unica assoluta incontrovertibile verità è che finalmente mi sento libera di liberarmi del televisore.
Ad un certo punto della mia vita trascorsi diversi anni senza quella cosa in casa, non lo dicevo a nessuno, quando nella conversazione si finiva a parlare di programmi televisivi, io, semplicemente, tacevo. Il fatto è che poi qualcuno se ne accorse, ne parlammo e io spiegai che la tv mi rompeva le scatole, che non mi piaceva, magari mi potevo vedere un film ma sia l'oggetto che i programmi, non mi piacevano. La mia spiegazione venne interpretata immediamente come atto snob. In fondo sei un'intellettuale, tu, per quanto farlocca questo sei, il tuo è un atteggiamento da snob con la evve moscia, la tv non la vuoi vedere perché sei schizzinosa culturalmente ... e giù botte da orbi. Nessuno credeva che la mia fosse pura e semplice noia, no, dietro ci doveva essere qualcosa, un rifiuto, un desiderio di originalità ad ogni costo, come minimo, dettato dalla mia insicurezza-fragilità-cretinaggine (a scelta o tutte insieme fate voi). Hai voglia io a dire che "giuro che non è snobbismo solo appallamento feroce", no mi stigmatizzavano come "pessima-radical chic(???)-intellettuale di merda" etc etc. Me ne diedero talmente tante (metaforicamente parlando) che mi comprai un 14 pollici per non farmi più dare della snob praticamente stronza. Passò del tempo ed andai a vivere con l'uomo di turno. Ad un certo punto cominciarono le difficoltà. Mutismi e silenzi, solitudine da mugugno altrui, da silenzio che diventa come piombo e io riaccesi il televisore. Non era più il 14 pollici comprato per disperazione, bensì un accrocco fatto con video lcd da 17 pollici, dvd-vhs e antenna portatile, il tutto collegato ad uno stereo di ragionevole qualità. Be' i dvd ci si vedevano e ci si vedono bene, canali tv se ne vedevano 4 scarsi ma era un aiuto perfetto per sopravvivere alle difficoltà di relazione. Mi sono sorbettata ore di CSI, dottori sadici e/o talmente buoni da far venire le carie, ma meglio loro che il muro di indifferenza che certi giorni trovavo tornando a casa. Nei periodi buoni però restava di nuovo spenta la macchinetta, al massimo la si accendeva per un film da condividere con schifezze seduti sul divano. Erano belle serate quelle, non guardavamo la televisione, ma condividevamo qualcosa, fosse stata pure una partita a tre-sette a me sarebbe sembrata la cosa più bella del mondo. Alla fine pure quella convivenza finì, l'accrocco video-stereo-antenna-dvd seguì me nella nuova casa. Restava spento quasi sempre, qualche rara accensione quando facevo il cadavere sul divano, o se un ospite voleva proprio vedere qualcosa. Ora, finalmente, potrò buttare quell'antenna portatile che impiccia, l'accrocco lo userò solo per i dvd e quando leggerò un post che non capisco perché pieno di riferimenti tv chiederò serenamente spiegazioni. E non sono più io che sono snob-stronza-radical chic sono loro, cattivi, che mi hanno spento il segnale...


martedì 27 ottobre 2009

Dell'elettronica e delle scienze esatte



F: Pronto C.? AAAARGH mi regali un corno rosso con gobbetto associato? forse anche un po' di acqua di lourdes...

C.:Che succede?

F.:Domenica ho lavorato tutto il giorno ma proprio tutto. Alle 18:45 mi chiama un'amica e mi dice "ma dovrai pur mangiare... vieni qui!"

Dico "sì va bene" chiudo il computer e mi dico be' il backup lo faccio dopo cena ed esco... torno presto, accendo la macchinuccia infernale e il video non funziona più ... morto stecchito

C.:non hai un altro video?

F.: Sì uno vecchio decrepito, ma pare defunta la scheda video dato che la bestiola non parla neanche con altri video

C.:Cazzo

F.:Esatto... ma la sfiga non viene mai da sola... infatti mentre biastimo tra me e me, l'ovvia litania di "ma porco qui porco lì di sopra e di sto!!" decido di consolarmi con un po' di cura a me stessa, ho una geniale idea: mi faccio la tinta ai capelli. Parte l'operazione e faccio la tinta.

Ho l'impiastro i testa e dopo il dovuto tempo comincio a sciacquare il tutto nella doccia. Dopo poco mi rendo conto che il livello della melma che stavo producendo, invece di decrescere cresce... è tappato lo scarico.

C.: (ridacchia)

F.:Smetto prima che la melma strabordi. Finisco di sciacquare nel lavandino con rinnovato turpiloquio e insieme di bestemmie (almeno 5 capocciate sulla mensolina dello specchio con crollo di prodotti cosmetici ovunque e melma ovunque)

C.: (suoni soffocati di ridacchiamento)

F.:Capelli sciacquati prendo l'idraulico liquido che stura un po'. Asciugo e vado a letto a mezzanotte. La mattina: mi fiondo in ufficio all'alba io e il tecnico (che è bravissimo) partiamo di contorsioni informatico-fisiche per vedere se é proprio morta la scheda video... è morta

C.: machecazzo

F.: Già l'ho pensato e non l'ho detto... sai com'è ero in ufficio... be' allora parto alla ricerca di un mac di qualcuno per attaccarci il mio come slave e copiare il disco.

C.: Già che con il mac è facile copiare da una macchina all'altra... e poi da te in ufficio ci sono vari possessori di mac no?

F.: Assolutamente sì, peccato che lunedì avevano tutti (chi a ragione e chi meno) un'ansia infinita...

C.: Ma scusa anche l'amico tuo quello che ti sta più simpatico...?

F.: Gli ho chiesto aiuto .... Ma per carità che sta in mezzo ai casini ... ho sbagliato io a chiederglielo. Comunque dalle 8 che ero lì riuscendo rocambolescamente anche a lavorare un po', la salvezza giunge alle 15:30 da uno che non me lo aspettavo proprio... mi ha fatto proprio piacere va!

C.: Ma poi?

F.: Be' nel frattempo ho telefonato a vari rivenditori, anche di PC e alla fine trovo un negozio di Mac che ha un'offerta e al volo, aiutata da tutta la truppa dell'amministrazione in preda a crisi di efficienza, accatto un altro computer che mi hanno dato oggi.

C.: Gran culo direi!

F.: In effetti sì.

C.: Ma scusa allora perché sei tornata alle 10 a casa ieri?

F.: E' che avendo copiato il copiabile su di un disco formattato mac volevo stampare una relazione su cui avevo lavorato buona parte di domenica e dovevo consegnare di corsa. Così mi attacco ad un PC dotato di software apposito per leggere dischi mac e prego per lavorare....

C.: ....

F.: Col cavolo!! non lo vede, guarda te la faccio breve .... in sostanza alle 9 di sera vado a casa di P. e dal suo mac copio la roba su un disco formattato NTFS....

C.: (ride)

F.:' Tacci tua nun ride che è na traggedia!!!

(ride ancora di più)

F.: Va be' sono andata a casa e ho sturato la doccia... Oggi ho recuperato il mac nuovo e fatto una sagra dell'installazione....

C.: Va be' sei salva....

F.: Insomma, in realtà sono un po' preoccupata, perché vedi quando ho collegato i due mac lo schermo del mio si è riacceso...

C.: Ma non ci credo.....!!!

F.: Sì sì giuro, oh lo avevamo attaccato a qualsiasi cosa per vedere se funzionava.... comunque me lo sono riportato a casa e lì non funzionava di nuovo. Chiamo mio cognato che è un informatico vero, mica come me, è di quelli che sanno di hardware e di software, e gli chiedo lumi... dice "Farlocca l'elettronica è magia..." allora io domani vado in assistenza e gli chiedo se devo usare aglio e peperoncino, ali di pipistrello, code di lucertola o acqua di lourdes per far funzionare 'sto di coso....

C.: Mi fai sapere che dicono?

F.: Promesso, ti chiamo appena lo so.

mercoledì 7 ottobre 2009

L'acchiappa farfalle

Tra un notturno e l'altro dell'anima, tra un momento autunnale in cui le foglie cadono nell'anima e un attimo di luce radiante come solo l'ottobre romano sa dare, sorge una sensazione forte, una presa di coscienza impellente, un sentire con ogni fibra del proprio essere così intenso che quasi devasta. Mi sento cretina. Sì non solo farlocca, ma proprio cretina. Vi capita mai, mie cari 4 lettori, di agire, pensare, realizzare comportamenti in cui anni e anni di vita, esperienza, saggezza (e chi più ne ha ne metta), svaniscono come per incanto? Come se voi foste ancora una sorta di virgulti tra l'infanzia e l'adolescenza non ancora sbocciati? A me capita e quando capita, appena me ne accorgo, mi sento una perfetta deficiente. Mi dico "ma come sei lì che parli di frattali esistenziali, di coazioni a ripetere, di evoluzione e poi... ma cazzo, guardati!". Do la testa nel muro. Continuo "Ecco, subumana che non sei altro, che non lo sai che ci sono cose, persone e situazioni che ti destabilizzano? che in questi casi devi stare attenta a quel che fai? e smettila di fare il generatore frattale, porco qui e porco lì!!!!" Il turpiloquio nasce spontaneo. Gli insulti non finiscono qui, gli episodi da perfetta cretina inducono una severa critica, evocano una definizione di me che posso riassumere solo con il titolo del post: mi sento un'acchiappa farfalle. Una specie di futile, farlocchissimo, personaggio che insegue il proprio sentire con un retino, per altro a maglie troppo larghe, dal quale le farfalle scappano che è una bellezza.
Capisco che ora all'esiguo ma degno pubblico sorga spontanea una domanda: ma che cacchio hai fatto mai? Semplice, ho ri-perso le chiavi dello scooter.

martedì 9 giugno 2009

Della memoria



Una delle caratteristiche del mio amore per la matematica è che è sempre presente ed immanente. Non lo mostro, non vado in giro facendone bandiera, anzi, di solito lo nascondo con un certo pudore. Ma qui sono sul mio blog e allora, passa un giorno, ne passano due, tiè è passato un anno intero, e allora posso pure osare. Spudoratamente lo dichiaro e ne racconto anche gli aspetti più intimi.
Come ho già detto un paio di post fa dalla formalizzazione matematica ho spesso tratto immagini, paralleli, storie intere. Oggi vi parlo di un oggetto abbastanza particolare: il Processo markoviano. Questo oggetto è un modo di rappresentare delle sequenze di eventi che cambiano stato con una modalità particolare, la probabilità di transizione che determina il passaggio da uno stato di sistema ad un altro dipende unicamente dallo stato di sistema immediatamente precedente e non dal come si è giunti a tale stato. In sostanza è un oggetto che non si ricorda mai da dove è partito per arrivare dove sta, ha una memoria a breve termine e basta. Lo trovo bellissimo. Intanto perché mi fa pensare a me e alla mia amica a. quando andiamo in giro senza meta. Sopratutto mi evoca me e lei quando, camminando qua e là, ci immergiamo in qualche tema e pontifichiamo in libero brain storming. Arriviamo ad una qualche conclusione che ci appare, in quel momento, brillantissima. Quasi immancabilmente, dopo l'attimo di felice illuminazione, ci guardiamo e sorge spontanea una domanda: "ma come siamo arrivate a questo punto?" e nessuna delle due sa rispondere. Analoga conversazione-situazione si verifica a volte quando andiamo in giro in macchina arrivando in luoghi sconosciuti.
In secondo luogo: provate a immaginare come sarebbe la vostra vita se non vi ricordaste delle esperienze accumulate, se foste in grado di ricordare solo ciò che è accaduto, diciamo, il giorno prima (prendiamo come un'unità temporale le 24 ore), se la vostra memoria funzionasse come un processo di Markov. Pensate a quel giorno terribile in cui la vostra amata o il vostro amato vi piantò per quello (o quella) bello e figo (o bella e figa) che stava nella scuola di fronte (o nella classe accanto), pensate ai mesi di lacrime e tormento che vi hanno convinto che non vale la pena innamorarsi totalmente (cosa che si fa solo a 15 anni e dintorni). Pensate se, dopo tre giorni, non vi foste manco più ricordati che c'era qualcosa su cui piangere, se il dolore fosse scomparso del tutto e voi, come l'innocente matto dei tarocchi, vi foste semplicemente rimessi in moto e innamorati di qualcun altro con analogo trasporto. Mica male no? Su di un'idea simile hanno anche costruito un film molto carino che in inglese si chiamava Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
Certo ci sarebbe qualche inconveniente. Ad esempio, vado in vacanza una settimana da sola. Torno a Roma. Devo leggere sulla carta d'identità dove abito e se non l'ho rifatta dopo l'ultimo cambio di residenza rischio di dormire in albergo. Devo sperare di essermi scritta da qualche parte dove lavoro e che lavoro faccio nonché avere una serie di appunti sul come farlo. Poi vado a lavorare e nessuno si ricorda di me, devo ripresentarmi a tutti, ricostruire da zero tutte le relazioni (questa non è male dopotutto). Che diamine sono stata via un'intera settimana!! O peggio ancora, da piccola mi mandano in colonia, non ci si telefona con mamma e babbo per qualche giorno. Alla fine della vacanza io non so più quali sono i miei genitori e loro non si ricordano neanche di avere una figlia... ecco questo può accadere anche senza la struttura markoviana della memoria, ma quella è un'altra storia.

venerdì 22 maggio 2009

A volte riparte



Dunque ieri sera all'uscita della palestra mi sono resa conto che avevo perso le chiavi dello scooter, smadonno, ma smadonno tanto, cosa che chiaramente non serve affatto a farle ricomparire, a quello scopo ci sarebbe Sant'Antonio ma io non sono devota. Sono le 10 di sera e sono sulla via Collatina, estrema periferia romana e io vivo in centro....
Parte una sequenza da frullatore.
1) M. la mia amica di palestra, mi porta a casa
2) trovo i doppioni delle chiavi
3) partono attività irrinunciabili lavatrice+cena(frugalissima)+stesura lavatrice+ ghiaccio su di una spalla dolorante
4) crollo sul divano alle 4 riesco a raggiungere il letto.
5) Alle 6 suona la sveglia.
6) Alle 6:45 tram verso la collatina dove trovasi il mezzo
7) dopo 45 min. di tram recupero le due ruote.
8) Torno a casa, prendo di tutto, incluso un regalo per la zia che sono giorni che da i numeri con urla telefoniche ed invettive varie. Si avvicina il giorno del suo compleanno.
9) Vado dalla zia che vive all'altro capo della città.
10) Caffè con la zia per fortuna di buon umore
11) Lavoro ....
12) Alle ore 19 fine della giornata lavorativa, intensuccia e squilibrante tra un conflitto e l'altro, tra il caldo feroce e l'aria condizionata che funziona a intermittenza proponendo balzi tra l'artide e il sahara.

Ho raccontato questa sequenza a qualcuno che di frullatori se ne intende, mi ha detto "Sei morta e non ti hanno avvisato!!" ehm può essere, ma stasera per completare l'opera, salto su di un treno e mi butto due giorni tra le braccia degli amici... lo so che così si ferma il frullatore!