martedì 27 maggio 2008

L'abbandono













Mettetevi un attimo seduti, ripercorrete le vostre personali tragedie e ditemi, onestamente, se sono tutte uniformemente colorate di nero. Onestamente ribadisco.

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Nella mia personale categorizzazione delle tragedie esistono due tipi di grandi dolori nella vita delle persone: quelli normali e quelli no. Quelli normali sono cose come la morte di un genitore quando sei ormai adulto, la fine di una storia d'amore importante e via così. Quelli non normali sono quei dolori innaturali come la morte di un figlio/a che non trovano collocazione nel fluire naturale del tempo. Di questi secondi non parlo, sono le tragedie travolgenti, enormi, come quando c'è una catastrofe naturale e perdi tutto quello che caratterizza la tua vita. In questi casi non c'è senso dell'umorismo che tenga, è notte nell'anima e dura per molto tempo.
Però la stragrande maggioranza delle nostre tragedie personali ricade nella prima categoria. Parliamo della più comune: l'essere piantate/i, abbandonati, da una persona che amiamo.

Supponiamo che da un po' di giorni ci si sveglia in lacrime, nell'aria c'è qualcosa che addolora, un senso di catastrofe imminente. Ad un certo punto le lacrime a vuoto appaiono inutili, allora ci si guarda allo specchio e si decide di affrontare qualunque cosa stia per accadere...

Tiro su con il naso e mi avvio verso la camera da letto della nostra splendida casa, un attico pieno di luce, di cose nostre, alcune belle, altre meno, ma comunque nostre. Guardo tutto questo e apro la porta... "hai un'altra vero?" ... "sì"....

'azz dov'è il tir che mi ha appena investito? come ha fatto a passare dalla porta?
L'altra è, ovviamente, mooolto più giovane, più carina? boh... ne riparliamo quando avrà la mia età e vedremo se sarà una capace di reggere un'ora di corsa e se starà ancora nella taglia 42... vedremo, ma per ora la massima di osho sul confronto proprio non riesco a digerirla e mi sento una scarpa vecchia buttata nella 'monnezza.

Ma come? io che ti amo così come sei, pregi e difetti, amo anche l'ipocondria, gli attacchi di panico, i silenzi da immersione creativa e tutti i casini che c'hai nella testa... e tu che fai? TE NE VAI CON UNA RAGAZZINA.... Scappo.

E' natale, la cosa rende il tutto ancora più difficile, tra lucine e presepi, famigliole sorridenti e coppiette che si comprano i regali, mi sento ancora peggio. Per fortuna ci sono gli amici e i parenti, che ti riempiono di un amore che neanche avevi capito fosse lì. Tutti lì a raccogliere i tuoi cocci e già così, tra un pianto e l'altro, ci pensi e sorridi. Gli uomini della famiglia che da intellettuali di sinistra, evoluti e tolleranti, fanno commenti quasi tribali e dopo 5 giorni già mi vogliono presentare amici di amici "tanto interessanti". Altri ti accolgono al di là del mediterraneo, ti sfottono un po', dicono che per te quella magnifica città spagnola è sempre nella nebbia, visto che piangi sempre, ma sono lì e non ti mollano. E poi quelli che vivono nella torre tra quadri e libri e sono sempre a disposizione, "vieni subito qui. qui puoi fare la convalescenza" E poi le amiche che ti ospitano, raccolgono e accudiscono, progettando vendette terribili, in realtà solo per farti ridere e creare piccole psico-magie per esorcizzare. Insomma per uno che ti strazia, 100 si muovono per amarti.
Passano le vacanze di natale, io sempre in fuga, quello sempre innamorato è lì che si vive la sua storia d'amore, lo so per via elettronica, massimo contatto gli sms o la chat perchè io sono in fuga e non lo voglio vedere o sentire la sua voce. Dopo un mese decidiamo di parlare di nuovo, di incontrarci. Sono la metà di quando sono uscita di casa, diciamo che si vede che non sono felice, sono un rottame, piango in continuazione.
Parte lo psicodramma, si parla ci si confronta, si discute e piano piano la tragedia comincia a trasformarsi in farsa. "Tu sei una donna meravigliosa, eccezionale... tu per me hai fatto tanto, mi hai dato tanto... tu-sei-speciale-e-a-destra-e-a-sinistra..." una lista di elogi impressionante, un quadro tale che quasi quasi mi sento una santa... ma allora perchè mi sta mollando? be' pensando alla parte razionale del discorso ha i suoi motivi ... non li condivido ma se vuole andare... e poi la modalità poteva essere migliore... insomma che vada. Però la cosa non finisce lì. Troppo facile sarebbe piangere una sera insieme e poi via ognuno per sé.

Nel corso dei mesi successivi, do un po' fuori di matto, anche perchè me lo trovo sempre in mezzo, c'è una casa comune non è facile non vedersi mai, anche se non si dorme sotto lo stesso tetto. Intanto ricomincio a mangiare decentemente e mi trovo una casa. Evento felicitante perchè situata dove la voglio ed è anche come la voglio. La casa meravigliosa la prende un amico caro, tanto più che nessuno di noi due, precedenti inquilini, da solo, se la può permettere. Per lui è la rinascita dopo un medioevo dell'anima. Prendo questo come un segno, dove io piango lui trasforma in sorriso, in vita, che meraviglia!

Intanto il mio ex-compagno fa le sue scelte, va avanti per la sua strada e continua a cercarmi. Ai miei reiterati rifiuti di mantenere un rapporto con lui, in quanto a mio avviso distruttore della nostra storia e poi, sopratutto, per il troppo dolore che mi provoca il sentirlo, dichiara "ma non capisci, io non ho distrutto niente, io voglio solo una trasformazione dei nostri rapporti, l'unica cosa che non voglio più tra noi è il rapporto di coppia!" Come l'unica cosa? Ma che dice questo signore? Con chi pensa di parlare? Mi sembra di essere in un quadro di Dalì, uno di quelli con gli orologi che si squagliano, la realtà dov'è finita? non eravamo nel 2008? perché questo signore parla come un fricchettone anni 70? eravamo piccoli noi negli anni settanta (mai come la sua nuova fidanzata che proprio non c'era, ma queste sono malignità da donna abbandonata...) ma dove le ha sentite 'ste frasi? da dove gli arriva un'idea del genere?

Poi mi ricordo. La nostra storia era nata come un film di woody allen, sempre un po' surreale, con incursioni nell'assurdo, era quello che amavo di più in fondo, mi metteva di buon umore. Anche la fine è aderente all'inizio. Siamo stati bene, tanto, e ci siamo fatti del bene. Ora però mi allontano, in silenzio, e augurandoci buona fortuna continuo a vivere.

3 commenti:

maus ha detto...

...io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati (De Andrè, giugno '73)

L'ho detto anch'io, ma mica ci credevo tanto.

Auguri amica mia

farlocca farlocchissima ha detto...

sono totalmente d'accordo con De Andrè, è meglio vivere fino in fondo magari cadendo e poi rialsarsi ;)

smithcyberpunk ha detto...

Il dolore che hai scritto in queste righe sta passando. Anche volendo non potresti trattenerlo. E' acqua gelida che ti scorre tra le dita. Ti lascerà le mani un pò viola e indolenzite, ma ogni goccia gelata se ne andrà via inevitabilmente, e sia gli amici che un nuovo amore (ma sopratutto te stessa) sapranno stringertele per cederti un pò del loro calore e riscaldartele. Siamo nati soli, ma non siamo soli. Ci abbandonado molte persone, per molti motivi. Ci abbandonano i genitori i parenti gli amici gli amori. Ma sopravviviamo, e nessuno di loro avrà la soddisfazione di vederci incattivire. Possiamo fare a meno di loro e trovare una felicità più intensa. Stiamo anche meglio senza di loro, anche se non subito. Torniamo noi stessi per la prima volta dopo tanto tempo. Apriamo il cuore a nuove amicizie ed emozioni, ci torna la volgia di pensare a noi stessi. Il nostro spirito si sintonizza su altre frequenze e viaggiamo. E se ci pensi bene, prima di essere abbandonati, in fondo ci sentivamo ugualmente soli come potremmo (forse) sentirci ora che quella persona che ci ha delusi ha lasciato lo spazio e il tempo che occupava.
...
Io poi penso che è meglio incontrare la persona giusta e starci insieme per sempre invece che quella sbagliata che ci abbandona quando gli fa comodo. Meglio Vasco che De Andrè comunque.
Certo le persone giuste non si incontrano, si cercano e comunque è sempre una rulette russa perchè non si conosce mai affondo un "estraneo" tanto da poter capire se ci farà felici o se ci farà soffrire. Di certo è che le persone anche se cambiano continuamente di solito peggiorano, quindi mai aspettarsi troppo dagli altri,specie da quelli che sono restii a infilare anelli al dito (anche se ormai il matrimonio è un impegno che dura tre anni, dura di pi più un tatoo che un/a consorte). Ed è meglio fare solo pochi compromessi.

Avvolte capita che la persona giusta, quella che si innammora per sempre e che desidera una famiglia che dura c'è l'abbiamo d'avanti, ma di solito non va bene per altri motivi. Magari c'è differenza d'età o di condizione sociale o altro che sul momento non ci sta bene (magari è brutto!).
E' tutto un casino forse è meglio tirare una moneta e decidere così.