martedì 22 giugno 2010

Viajando viajando



Sono in Venezuela cari i miei 2-3 lettori... il perché e il percome ve lo racconto appena riesco ad avere una connessione decente per un tempo altrettanto decente. Sappiate che: non sono in vacanza, ma va bene lo stesso, piove e ripiove, ma va bene lo stesso, è tutto un po' surreale e forse va così bene proprio per questo.

sabato 5 giugno 2010

Il cielo


Oggi il cielo di Roma è di questo colore, ci sono anche le rondini che si chiamano tra le antenne, e un po' di vento. Tutto ha il sapore di una promessa estiva, di un giorno da guardare sorridendo. Un giorno nel quale puoi dimenticare i calci presi di recente e quelli che arriveranno a breve. Oggi è possibile pensare solo agli occhi di chi ti guarda con amore, al sorriso delle persone e forse al mare che sta poco più in là. Oggi il resto non conta.

martedì 25 maggio 2010

E poi si torna


presa da qui


E' quasi un mese che la vita mi tiene lontana dal blog. Una pausa, nessuno spazio lasciato al ludico, al fine a sé stesso, solo un periodo di alta acrobazia esistenziale per cercare di restare diritti.
Un po', come al solito, è colpa mia, è vero che, citando un amico, io amo le cose impervie, che se sono su di una strada, dritta e libera, comincio a far curve per conto mio, ad arrotolarmi su me stessa sprecando spesso grandi quantità di energia. L'unico vantaggio è che non mi annoio mai.

Sono stata per strade impervie anche in questo periodo, ancora le percorro e sempre, credo, le percorrerò; anche quando tutto sembra andare liscio, esser semplice e lineare, a me viene incontro una qualche complicanza. Sono spesso calamita di guai, so di andarmeli a cercare. Più è folle la sfida, più incasinata la situazione, sia umana che di studio, più me ne sento attratta e stimolata. Ok, va bene, sento la vocetta del solito materialista storico, pragmatico e terreno, che stigmatizzata quanto appena detto come "cercare rogna". Va bene se vogliamo è così: io vado cercando rogna. Anche quando di rogne non ce ne sono, anche quando potrei mettermi lì tranquilla a godermi l'andare, mettere una bella musica on the road e guidare serena, io creo l'arzigogolo, mi intorcino tra i neuroni e mi agito. Mi sono chiesta spesso perché, cosa mi conduce a trasformarmi in ufficio complicazioni affari semplici, ad incartarmi nei garbugli. Mi sono detta "sei una drogata di adrenalina" e questo forse è un punto, ma c'è qualcosa di più, qualcosa che va al di là di una più o meno conclamata tossico-dipendenza.
Una chiave di lettura l'ho avuta qualche sera fa a cena con uno dei miei fratelli. Siamo partiti dal racconto di un fatto recente. Mio fratello aspetta un figlio (o figlia non sappiamo ancora), dalla sua nuova compagna (facendo di me una felice zia). Qualche giorno prima aveva voluto dare la notizia al primo figlio avuto dalla precedente compagna. Si era macerato, arrovvellato e straziato, ricordando quando lui ricevette l'annuncio dell'arrivo di nostro fratello (in seguito molto amato), annuncio fatto da nostro padre in modo, come dire, abbastanza goffo. L'augusto nostro genitore, cercando di rassicurarci, invece semplicemente di dire che arrivava un nuovo membro della famiglia Farlocchissima, anche se non di stessa madre, cominciò ad elencare tutte le paure che non dovevamo farci venire. Ovviamente, dato che il cervello umano rifiuta le negazioni, a noi vennero tutte le paure possibili, comprese quelle a cui non avevamo mai pensato.
Così mio fratello si accinge a dare l'annuncio, con aria grave e compresa della parte, spiega la cosa al figlio, pone grande cura nella scelta delle parole, attento a creare una giusta atmosfera (nonostante le gocce di sudore che gli imperlano la fronte), parla in tono calmo e serio, rassicurante al suo massimo. Ora mio nipote, per quanto figlio di genitori complicati, è un ragazzino sereno, amato da tutti, compresa la tenerissima compagna di suo padre, seguito e apprezzato dalla numerosa schiera familiare. Quindi è abbastanza sicuro di sé e non dubita dell'amore che lo circonda, inoltre di "demi-frère" (scusate mi piace più dell'italiano fratellastro), già ne ha uno da parte di madre. All'annuncio dell'arrivo di un fratello/sorella ha sorriso ampiamente "Ahaa, meno male pensavo fossi incazzato per la verifica d'inglese [NdR andata malino].. un fratello/sorella è una figata!" (la creatura ha 11 anni e parla così). Mio fratello, dunque, aveva fatto curve su di una strada dritta, si era fatto venire l'ulcera, sudato otto secchi d'acqua, per qualcosa che non era un pericolo. Per un problema che lui, con il suo comportamento da genitore attento e affettuoso, aveva già risolto prima ancora che si creasse. Da questo siamo passati ad elencare situazioni da sterzate e uscite di strada inutili, nostre passeggiate per metaforici fossi che non servivano a niente. E così siamo finiti a rievocare storie di famiglia, storie fatte di disattenzione e goffaggine sparpagliata, di personaggi violenti e ostili, magari per troppa sofferenza loro, che hanno popolato la nostra infanzia ed adolescenza.
E così, mentre si parlava, ho smesso di sentirmi un caso particolare, quel fare curve inutili, quel complicarsi inutilmente la vita è un tratto caratteriale comune. Un imprinting che viene dalla storia familiare. Eh sì, perché se cresci nel casino costante, in una famiglia d'intellettuali distratti e un po' egocentrici, dove per esser visto devi ululare la tua esistenza se no ti passano sopra con la ruspa, come fai a pensare che una strada dritta sia semplicemente percorribile così com'è? come fai a vivere quietamente se non sai cosa sia la quiete?


domenica 23 maggio 2010

Ricordi*



Ieri ho ricordato con alcuni amici, brevemente e con intensità qualcuno che è andato via decisamente troppo presto. Mi hanno dato qualcosa per ricordare, tra cui questa canzone. Ma ci sono cose che non si possono dimenticare, assenze e dolori di altri che ti colpiscono così forte che diventano tuoi, perché quel qualcuno, in un modo o nell'altro, è parte della tua vita, del grafo delle tue relazioni importanti e allora se qualcosa lo colpisce, se il cielo gli cade sulla testa, come temeva Obelix, tu non puoi ignorarlo e insieme a lui ricordi.

* per JF e GF

venerdì 30 aprile 2010

Comunicazione di servizio




La Farlocca lavora troppo, nel poco tempo libero, si da allo sport, quindi: non ce la fa a scrivere e non ditemi di farlo che mi ci mancate solo voi a far pressioni... Per comunicazioni personali non usare, per favore, i commenti bensì farlocmuse@gmail.com.

Buon primo maggio :-)

lunedì 19 aprile 2010

Quando bisogna decidere


Ultimamente passo così tanto tempo a lavorare che mi sembra la vita contenga solo lavoro. Certo amo quel che faccio, per me è il lavoro più bello del mondo, ma non tutto quel che c'è da fare è parte di questa bellezza. Il lato creativo, tecnico, immaginifico, è la bellezza, quasi tutto il resto è pura rottura di palle. Sappiamo tutti che siamo in un periodo di crisi, che le cose stanno cambiando a rotta di collo, che la sopravvivenza di ciò che era scontato fino all'altro ieri non è più garantita. In questa immensa incertezza che ci avvolge io sono tra quelli che sono abbastanza contenti, non perché approvi le scelte di governo o la situazione in sé, è solo che credo-spero sempre che avesse ragione Mao Tse Tung quando diceva Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente. Nel gran casino si apre la possibilità per il cambiamento. La rivoluzione, il ritorno della fenice, son tutte cose che nascono dal caos o da ciò che è percepito come tale. Insomma mi faccio prendere da un bell'attacco di ottimismo in mezzo alla caciara. E' pur vero che per trasformare il citato caos in nuovo ordine occorrono immense energie, sopratutto qui da noi. Infatti viviamo in un sistema ad altissima inerzia. Ad esempio, avete fatto caso al fatto che in questo paese, in qualunque realtà ci si trovi, quando c'è da decidere qualcosa si mette su una commissione? Esistono commissioni per qualsiasi cosa, incluso il cambio della carta igienica al cesso. Ora un piccolo gruppo di persone può effettivamente dare un buon contributo ai processi decisionali, la discussione avviene tra pochi anziché tra orde barbariche disordinate, magari si riesce davvero a condurre un'analisi delle situazioni e a capirne vantaggi e svantaggi, è possibile che nell'ambito ristretto il livello di conflittualità sia più basso che in situazioni più ampie. Tutto questo in teoria. In realtà le commissioni sono spesso un modo per fare melina, per prendere tempo e dato che siamo qui e non a Copenhagen, diventano luoghi di scontro feroce dove ci si mena in 3-4 anziché in 25.
Orbene, al momento mi hanno infilato abbastanza a forza in un paio di commissioni, hai voglia a dire "ma lasciatemi perdere, io sono un tecnico, ma fatemi fare quel che so fare..." etc etc, dato che di solito ti hanno visto non prendere per la gola la gente, condurre analisi piuttosto oggettive e dato che son pure convinti tu sappia cose che altri non sanno (cfr. qui), ti mettono dove non vorresti stare: la commissione somme rotture di palle.
La compagnia è interessante, abbiamo una selezione dei tipi umani migliori, la brava persona che però è affetta da pessimismo cosmico, per cui tutto-andrà-malissimo-lo-so e questo qualunque cosa si dica o faccia, l'indeciso pavido, tipologia assai diffusa, una di quelle persone che hanno paura anche ad attraversare la strada da sole, che ha dubbi amletici sul colore dei calzini la mattina e che su di essi pontifica con piglio sicuro, il dirigente che di codesta congrega avrebbe fatto volentieri a meno, ci si trova in mezzo solo perché se no gli triturano le palle a tal punto che non riuscirebbe più nemmeno ad andare a far pipì, ti ha anche detto che uno dei tuoi compiti è evitare che metta mano al coltello a serramanico, tu devi dargli un calcio, fare dei segni, bloccarlo con presa judoistica nel caso ti renda conto che sta per trascendere, lui ha promesso di fare altrettanto con te se vede che il tuo colorito va sul fucsia e la giugulare si gonfia. Abbiamo poi la ciliegina sulla torta: il cretino figlio di buona donna, quello che ha capito tutto, un cavallo che qualche Caligola ha messo nel senato, un incompetente con l'ampiezza di visione di un topo miope e che ha pure la forfora.
Fino a ieri ero semplicemente sconfortata da questo fatto, poi ho fatto visita a London Alcatraz e ho trovato questo post e mi sono tirata su di morale. Grazie Yoss, grazie Rachel, ora finalmente so dove posso mandare tutta la commissione in vacanza.


mercoledì 7 aprile 2010

Barbie

Tanto tempo fa, ma tanto che quasi non si ricorda più, ero un'adolescente, sovrapeso, disperata, scombinata ed estremamente sfigata. All'epoca avevo un'amica che di sostanzialmente diverso da me aveva solo che era secca come la morte dei tarocchi, per il resto viaggiava sulla stessa onda. Certe sere ci trovavamo sole a casa sua e parlando dell'ennessimo due di picche maschile, dello sberleffo del compagno e della disattenzione al cubo genitoriale, per tirarci su, giocavamo a barbie la reginetta del ballo accompagnando il tutto con sostanze attive di vario genere. Codesta pratica ce la portammo anche nell'età adulta e per molti anni, al vertice della disperazione, tiravamo fuori la scatola e sghignazzando, aggiungendo qualche sostanza psicotropa, tanto per ricordare i vecchi tempi, giocavamo a barbie la reginetta del ballo.
Poi finì anche quel rapporto e addio barbie la reginetta. D'altra parte mai mi ero sentita barbie, mai la reginetta del ballo. Al massimo mi sentivo il capo criceto sulla ruota che vorticava. Questo fino ad oggi. Oggi siore e siori, mi sento la reginetta del ballo. Le mie simulazioni numeriche fanno meraviglie (cfr. qui per capire l'antefatto), gli amici sono speciali e mi coccolano, viaggio come una trottola allegra ed anche il cuore è contento (forse a giorni alterni). Magari domani non sarà così, magari domani mi prendono a calci come esco dal portone di casa e scopro un baco nel codice, ma chissene, oggi vado a ballare con ken e c'ho il vestito verde che era il più bello di tutti.