giovedì 25 novembre 2010

Tanto per interrompere il silenzio


Mi sento come il coniglio di alice nel paese delle meraviglie ultimamente, corro, corro, corro, con l'orologio alla mano. Gli altri forse non sanno dove io stia andando, do l'impressione di esser persa,  avvolta in un generico "ho da fare" che non mi attardo a spiegare. E invece no. So bene dove sono e dove vado. Quell'aria svagata e un po' assente, me la regala la fatica sì, il lavoro, quello pagato, sfianca ultimamente, ma c'è dell'altro, un gran lavorio volto a digerire tutto un mondo antico che mi porto dietro. Viaggio di qua e di là con il mio bagaglio, cerco di allegerirlo, di lasciare quel che non serve lungo la strada. Un giorno avrò solo un fagottello, piccolo, una cosa minima, dentro ci saranno le belle eredità che chi ho incontrato mi ha lasciato. Dentro ci sarà anche questo pezzo di musica che qualcuno, anni fa, sicuramente per sbaglio perché non era un generoso, mi ha lasciato.


venerdì 29 ottobre 2010

Chimere e ... letture



Io e gillipixel siamo una chimera. Ebbene sì, ciò è noto ai pochi "eletti" che frequentano le nostre stanze web. Siamo chimera, creatura doppia, lui è maschio, io femmina, viviamo a diverse centinaia di chilometri di distanza.  Lui è alto, io decisamente no. Io sono rumorosissima e lui no, io parlo troppo e scrivo poco, lui parla poco e scrive molto... Siamo dunque unione di opposti, di elementi contrastanti che, nel nostro dialogare, trovano armonia. O almeno spero questo resti vero dopo codesta presente confessione.
Lui legge cose elevate, mai mi ha detto di star leggendo immondizia, anche il suo fumetto preferito è, tutto sommato, un cult di livello. Ora non so se questo dipenda dal fatto che voglia salvare regolarmente la faccia (ne dubito) e che quindi non confessi letture ignobili, ma lui non legge 'monnezza, io sì. Ultimamente, dato lo stato pietoso dei miei neuroni a fine giornata, leggo solo cose tipo romanzo-fantasy-comprato-al-banchetto-dell'usato-perché-in-copertina-c'è-un-bel-disegno, romanzetto-thriller-anni-40-di-autore-ignoto, fantascienza-recente-americana-tradotta-da-analfabeta-italiano... (niente romanzi rosa, quelli sono proprio troppo anche per i miei neuroni in coma terminale)...
Esiste un piacere sottile nel leggere immondizia, ti puoi arrabbiare con l'autore e così sfogare le incazzature-frustrazioni della giornata, puoi buttare via il libro a metà senza alcun senso di colpa, puoi sentirti molto molto intelligente e bravo/a nello scrivere, la tua prosa, per quanto rara e fallace, è di certo migliore di quella del testo che leggi. La storia è idiota, i tuoi neuroni si riposano, sanno già cosa succederà tra due pagine, o tra 3 o anche tra 100. Sei senza impegno, finalmente, dopo una giornata delirante, con riunioni e coltellate, con gente che fa danni senza nemmeno rendersene conto, dopo aver ascoltato qualcuno che impiega 100 parole per dire qualcosa che si può dire in meno di 10, dopo essere tornata nella tua casa vuota, con il telefono sempre silenzioso, con l'autunno che avanza, cupido che ha deciso di evitarti e fa pure freddo. Insomma dopo una giornata di merda, leggere un libro di merda è un atto liberatorio, una liberazione del neurone, un inno alla parte più ignorante e cavernicola dell'anima.

Sia detto poi, che, in verità,  il citato libro di merda, resta, sempre e comunque, migliore del 90% dei programmi tv disponibili.

lunedì 11 ottobre 2010

Dei sogni e della realtà

Capita di sognare, a volte, con un'intensità estrema. Sono sogni in cui il reale è il sogno, a volte sono bellissimi e svegliarsi è terribile, altre volte sono orribili e svegliarsi è salvifico. A volte ci si sveglia e non si sa più tanto bene dove si sia. Di recente, nel gran silenzio che mi è preso, è successo proprio questo. Ho sognato, ho sognato con gran forza, ho visto la mia realtà, in quel sogno, sgretolarsi, mi è stato detto che la mia vita era solo un sogno schizoide, il rifugio di una povera malata di mente e sapevo, nel sogno, che quel che mi si diceva era vero. Ho visto ogni cosa raggiunta, ogni traguardo realizzato, svanire.  Ogni singola cosa vista, provata o vissuta, in qualunque forma, era solo una menzogna.

Ci ho messo un po' a svegliarmi, ho faticato ad emergere dal dolore che quel sogno mi stava dando. Ho cominciato a toccare gli oggetti sparsi per la stanza, a sentire il calore della coperta, a guardare il mio letto vuoto, i miei libri di roba tecnica, il computer, gioco-lavoro-pezzo-di-vita. Ho toccato e guardato mentre il cuore riprendeva a battere ad un ritmo normale, ho guardato, toccato,  annusato gli odori della casa, lo scarico che a volte puzza, il profumo dell'incenso in corridoio; ho ascoltato il tram che passa sotto la finestra, l'ubriaco della notte che inveisce al mondo in una lingua ignota,  ho respirato a fondo ogni cosa. E allora, la mia vita, così spesso solitaria, così spesso malinconica, mi è sembrata bellissima.

Ps. grazie gilly parlare con te mi fa bene :-)

giovedì 23 settembre 2010

E rieccoci qui ...

Dell'autunno, come della primavera, mi piace tanto l'equinozio. Mi fa pensare che siano stagioni per bene, caldo e freddo si alternano abbastanza equamente, giorno e notte stanno alla pari, almeno all'inizio. Certo la primavera è più simpatica perché nel suo scorrere porta una quantità crescente di calore e luce, mentre l'autunno ha questa vena di malinconia crescente, questo infreddolimento sempre maggiore. Comincia così, senza clamore, una mattina apri la finestra e capisci che dovrai mettere le scarpe chiuse e i calzini se no in moto le dita dei piedi perderanno sensibilità. Torni a casa, è sera e di colpo tiri fuori la coperta leggera, perché a te che sei un po' serpente, sotto i venti gradi ti si gelano pezzi sparsi. Però all'equinozio luce ed ombra si equivalgono, il pianeta, per un attimo diventa come il simbolo di yin-yan. E' tutto tranquillo, non c'è quella passione sfrenata che porta con sé l'estate, né quel senso di immobilità un po' fatalista, dell'inverno. Siamo, per un attimo, in perfetto equilibrio.

E allora ti dici che anche tu puoi fare qualcosa di equanime, di egualitario, di equilibrato. Ad esempio puoi ricominciare a parlare con la tua parte web, puoi uscire da quel silenzio quasi totale che ti ha catturato da giorni. Puoi equamente, (e possibilmente) in bella prosa, tornare a dire cazzate sul tuo blog.

mercoledì 8 settembre 2010

Per le tortuose strade

Sono rientrata da un po'. Alla fine di agosto io e il mio fidanzato a due ruote siamo tornati a casa. Strade tortuose ci hanno condotto in luoghi per noi speciali, luoghi fatti di vento, odori selvatici e pensieri che per noi sono poesia. Siamo andati in giro e nel vagare abbiamo consolidato un sorriso.

A casa non ci aspettava nessuno, solo lavoro (molto), qualche incontro sorridente e strade note che però oggi ci sembrano diverse. Siamo più armonici dopo quasi 2000km insieme, siamo più stabili, abbiamo meno paura l'una dell'altro, sappiamo come muoverci insieme. In fondo imparare ad andare in giro su di un mezzo a due ruote richiede quasi la stessa cura e attenzione che richiede una relazione tra umani. A volte è quasi altrettanto divertente, solo che il contradditorio, il confronto è forse un po' meno costruttivo... be' ad un coso a motore, per quanto amato, non verrà mai in mente un post come quello del mio amico gillipixel. Certe cose non le dirà mai, ma può contribuire molto a fartele pensare. Nel post di gillipixel ad esempio c'è una frase che ho pensato tante volte in questa estate vagabonda, l'ho pensata quasi con le stesse parole, solo che non mi era venuta così bene:

Forse il senso della vita consiste proprio in un’incessante, altalenante ed appassionante ricerca di nuovi significati cumulativi da assegnare alla vita stessa. Forse tutto il senso sta nella “ricerca per la ricerca”, in una curiosità inquieta che si autoalimenta ritrovando in se stessa quel combustibile dal quale è a sua volta ciclicamente travolta e ri-combusta.

E questo è quel che ho fatto per tutta l'estate, ho cercato qualcosa che non ha nome, ho cercato per cercare, ho imparato per imparare, ho sorriso per sorridere, ho chiuso gli occhi e visto tutto quel che avrei voluto vedere sapendo che ero io a volerlo.

giovedì 19 agosto 2010

Ricaricare le batterie

La verità è che ho passato questi giorni a lavorare come un mulo. Ore e ore di computer con il server scassato e programmi che sul computer di casa ci mettono una vita a girare. Ho fatto la muffa. Ebbene sì mi sento come quegli alberi, belli per altro, che popolano il sud degli stati uniti, coperti da muffe lunghissime, sono belli ma su di me le muffe stonano.

presa da qui
Dunque urge una nuova fuga prima dell'autunno. Scappo allora, di nuovo al mare, di nuovo su due ruote. Magari però stavolta mi do una calmata e faccio meno chilometri....