giovedì 6 agosto 2009

La strada II


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Sono le 6 del mattino, fuori la luce ha appena cominciato a cambiare, ho dormito parecchio. I bagagli sono pronti in un attimo, scendo alla reception, pago e vado a cercarmi un posto per fare colazione. La colazione è per me il pasto principale della giornata e negli Stati Uniti trovo davvero "pane per i miei denti". La mia fame lupigna del mattino si appaga con pancakes, caffè lungo (fragrante, buonissimo) e succo di frutta fresco per completare l'opera. Satolla e gongolante riprendo la 290 in direzione Fredericksburg. Anche oggi è nuvolo, intorno i prati coperti di blue bells incantano gli occhi e guidare la Jeep rossa è un vero piacere. Canticchio seguendo la radio, qua e là mi lancio in una sorta di karaoke stonato sorridendo a chi mi incrocia e mi guarda perplesso. In realtà di domenica mattina non c'è molta gente per strada. Attraverso la cittadina di Frederiscksburg, molto tipica, molto texana, molto noiosa. Mi fermo solo un momento per chiedere indicazioni che mi vengono date con la cantilena tipica, un po' masticata, dell'inglese che si parla qui. Gli uomini portano il cappello a falde larghe, le camicie a scacchi e i jeans, molte donne sono vestite allo stesso modo, ma essendo domenica si notano abbigliamenti più ricercati per andare alla messa. Uomini con cappello a falde larghe, camicia bianca, stivali lavorati e cravattino di cuoio con ferma cravatta in turchese, signore in gonna al ginocchio (di ogni foggia e tipo), camicette bianche abbottonate fino alle orecchie e borsette varie, rigorosamente intonate alle scarpe. La gente si saluta e si dirige alle varie chiese. Negli Stati Uniti l'appartenere ad una chiesa è praticamente obbligatorio. Tranne che nelle grandi città come New York e Houston, là puoi far finta di nulla. Nel mio primo soggiorno extra-urbano negli Stati Uniti finii in un paesino della Pensylvania, c'era solo l'università o quasi ed io ero lì per svolgere parte del mio dottorato. All'arrivo mi diedero molte indicazioni: dove era il centro commerciale, dove trovare assistenza medica, il posto di polizia e una mappa con tutte le chiese/comunità religiose del paesotto in cui ero. C'era di tutto, anche una piccola moschea e un minuscolo tempio indù. Io non capivo cosa ci dovessi fare ed ebbi l'ingenuità di dirlo. La faccia della signora dell'ufficio stranieri mi fece capire che avevo detto la cosa sbagliata. Tossii e andai via quasi di corsa. In seguito, la mia mancanza di attività religiosa fu notata e mi creò alcune difficoltà, ma questa è un'altra storia.
La strada per il parco prosegue verso nord. Voglio trascorrerci la giornata, arrampicarmi sulla Enchanted Rock e, se ho fortuna, veder volare le aquile da là sopra. Arrivo all'ingresso del parco verso le 9:30, parcheggio, mi procuro una bottiglia d'acqua e una mappa. Sono pronta e mi avvio per i sentieri. C'è parecchia gente, il parco è bello e non fa caldo, l'ideale per camminare. La Roccia incantata è una collina di granito rosa isolata (si eleva per circa 140 metri) al centro di un'area piuttosto piatta. Gli indiani Tonkawa dicevano che era un posto stregato, in realtà la roccia si scalda molto durante il giorno e di notte, raffreddandosi, emette suoni e qualche fuoco fatuo, roba che se non sai cosa è può, oggettivamente, spaventare. Insomma lo consideravano un posto magico tra il temibile e il meraviglioso. Cammino per un'oretta, facendo un giro largo fino ai piedi della collina e poi salgo. Mi inerpico sulla roccia quasi liscia, tra pozze d'acqua piovana, arbustelli e piccoli cactus fioriti. Il cielo è nuvoloso, a tratti piove, ma solo un po'. Lo spettacolo naturale è mozza fiato.

Arrivata in cima mi siedo e ascolto il vento. Non ci sono altri rumori. La gente è rimasta giù, nessuno ancora sale, solo qualche ragazzino stava cercando di trascinare i genitori per la salita ma al momento senza successo. Resto lì come stregata, respiro e basta. Poi sento un rumore, uno sbattere di ali, un grido, sono fortunata, c'è un'aquila che volteggia sopra di me.

Non ho idea di quanto tempo siamo rimaste io e l'aquila a scrutarci dalle rispettive posizioni. Lei (o lui) volteggia in alto, poi scende quasi a toccare la roccia, poi risale. Io mi riempio gli occhi di questo movimento desiderando di poter fare altrettanto nella mia vita. Diventare capace di volare alto e poi saper scendere, sfiorare la terra e di nuovo risalire. Prendo la cosa come un buon auspicio.
Rumori umani, arriva gente e l'aquila si allontana. Mi alzo e scendo. Mi rendo conto che è ormai quasi l'una, riprendo a camminare, questa volta prendo la via breve e alle 2 sono di nuovo alla macchina. Prossima meta San Antonio.
Torno a Fredericskburg e vado verso la I10, l'autostrada, sta piovendo e piove sempre di più. Strada facendo mi fermo in un vivaio e compro semi di blue bells e qualche piantina fiorita per casa. Dopo quella colazione, ovviamente non ho fame. Arrivata a San Antonio verso le 5 del pomeriggio ho un muro d'acqua davanti agli occhi. Giro un po' per le strade della città, ma non smette di piovere. Sono stanca e con questo tempo l'idea di fermarmi, trovare un albergo e magari poi passare la serata e la mattina seguente chiusa nel medesimo causa meteo avverso, mi sembra idiota. Così decido di non fermarmi e di proseguire per Houston. La cosa in fondo è semplice, devo solo continuare sulla highway 10. Certo sono quasi 200 miglia (circa 300km) ma tutte di autostrada. Proseguo e mentre vado mi rendo conto di essere veramente stanca, gli occhi cercano di chiudersi e la monotonia della strada non aiuta. In questi casi, normalmente, mi fermo e dormo un po', oggi però sono su questo specifico tratto di autostrada. Gli amici del luogo mi hanno fatto una testa a cembalo dicendomi che è un tratto di strada pericolosissimo, che non mi devo fermare a dormire per nessun motivo, che rischio la pelle etc etc. raccontandomi ogni sorta di raccapricciante delitto, possibilmente ai danni di povera-donna-sola, verificatosi lungo la I10 tra Houston e San Antonio. Mi fermo e bevo un bel bibitone di caffè (abbastanza schifoso). Dopo un'altra mezz'ora di guida ho gli occhi che mi si chiudono di nuovo. Mi fermo e bevo una coca cola. Continuo a guidare e di nuovo le palpebre calano. Mi fermo e mi ricordo di una bibita, la Mountain Dew, che pare sia una bomba di caffeina. La trovo e la bevo. Riparto e finalmente sono sveglia come un grillo, pure troppo, penso. Arrivo saltellante e in gran forma a Houston verso le dieci di sera, sotto l'acqua battente ci ho messo quasi 4 ore. Parcheggio, entro a casa e non ho nemmeno un'ombra di sonno. Per fortuna il lunedì è festa, anche se non dormo non mi preoccupo.
Il risultato dell'overdose di caffeina è stato che, dopo una giornata di lunedì frenetica (sembravo fatta di coca) ho preso sonno la sera verso le 8. Be' più che preso sonno ho, farlocchescamente, collassato per le successive 12 ore.

6 commenti:

gillipixel ha detto...

Bella Farly questa seconda puntata...hai cambiato registro e il narrato si è disteso ampio, come i paesaggi che descrivi...se mi è concesso un paragone motoristico (ambito della vita da me più che aborrito, tra l'altro :-) nella prima parte la tua scrittura scatta ed è più nervosa, come una ripresa bruciante sulle marce basse, mentre qui ti allunghi, ti stiracchi molto micionescamente :-) come se inserissi le marce dalla quarta in su (lo so, lo, le macchine USA hanno il cambio automatico, era solo una metafora :-) ed il lettore viene accompagnato anche nel ritmo lungo questa bellezza vasta e smisurata :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

be' la mia jeep aveva il cambio normale :-) puoi scegliere quando affitti un'auto. grazie del commento, descrivi bene quello che è andato venendo fuori nello scrivere, sono anche contenta che lo stile rifletta l'anima di quei due giorni. un primo giorno più agitato, il secondo allungato, stiracchiato, gattesco ...

Paolo ha detto...

Ciao Farly
Acc... non ti facevo così in gamba, davvero, altro che farlocca...
non è da tutti farsi un viaggetto in solitaria per le strade del texas... credo che più di un uomo se la farebbe a dosso alla sola idea di impegnarsi in una tale impresa.
Bello l'incontro con 'Aquila:
Salire, scendere e risalire...

Ciao da
Paolo

farlocca farlocchissima ha detto...

@paolo: si chiama "far buon viso a cattivo gioco" se stai da sola che fai? ti chiudi a casa e aspetti che qualcuno ti venga a portar fuori o esci con le tue gambe? ho sempre optato per la seconda opzione, applicando ovviamente un principio di estrema cautela :-)

Yossarian ha detto...

Bel viaggio e bellissima narrazione.

Chapeau Farlocca.

:-)

Credo che gli USA in termini di bellezze naturali siano quel che e' l'Italia per un appassionato d'arte e storia.

Io, prima di 'sparare i calzini', o come si suol dire, farmi un bel cappotto di legno, ci devo assolutamente tornare.

E comunque mi piacciono anche gli americani.

farlocca farlocchissima ha detto...

@yossarian: grazie, arrossisco e gongolo schifosamente dei complimenti :-) personalmente prima di essere troppo vecchia per farlo, vorrei mettere insieme un mese intero di vacanza e, con qualche mezzo a motore (2-4-6 ruote) fare un coast-to-coast con parchi inclusi. ne ho visti un po' ma non tutti...