martedì 21 aprile 2009

Il colore del grano


Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
"Ah !" disse la volpe, "...piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe,
"io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E’ vero", disse la volpe.
"Ma piangerai !" disse il piccolo principe.
"E’ certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni ?"
"ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".

(Antoine de Saint-Exupery)

Ripensando alle storie d'amore, d'amicizia, di sentimenti che hanno costellato la vita, ti rendi conto che a volte non resta nemmeno quel colore, a volte, invece, rimane molto di più. Non è vero a.?

domenica 19 aprile 2009

Duffy - Mercy live from Later... With Jools Holland

perché oggi mi merito almeno 4 minuti di pura coattaggine danzereccia ....

giovedì 16 aprile 2009

Andar via


Oggi vorrei andar via. Prendere un treno, un aereo, anche solo una bicicletta e andarmene. Lasciarmi dietro ogni cosa, prendere magari lo spazzolino, un asciugamano, un pezzo di sapone, tiè aggiungo due magliette e giusto qualche mutanda di scorta. Poi via e basta. Certi giorni mi sento prigioniera di me stessa, dei doveri che ho scelto di assumere, dell'ambizione di fare qualcosa della mia vita. Tutte scelte, decisioni, che impongono un ritmo a volte troppo serrato. Fuori è primavera, c'è un sole un po' pallido ma ci sono dei momenti di cielo azzurro che tolgono il fiato. Invece niente. Resto qui alla scrivania, sto diventando a forma di sedia e immagino solo vagamente l'odore dell'erba nuova e di qualche fiore. Ecco potrei....
e poi vado ...

martedì 14 aprile 2009

Attese


Giorni complessi questi. Molto lavoro, molto riflettere, molto altro donato e ricevuto, come per caso, in brevi attimi di condivisione rubati alla vita usuale. Tempo trascorso accanto a chi aspetta, in compagnia di quel parlare d'altro, di quel mai dire certe parole, che sottintende l'enormità di una situazione. Una tristezza sottile che si sovrappone, si mescola alla morte presente che aleggia qui accanto, tra le montagne. Un terremoto interiore si affianca a quello reale, sei lì con quell'amico e aspetti con lui, aspetti, senza mai nominare l'attesa. Ti muovi, mangi, dormi, tutto come sempre, con un ritmo quasi uguale a quello di ogni giorno, nel profondo ti senti come al centro della piazza dell'auditorium di Roma, quella piazza di astronave inventata da Renzo Piano, con quegli oggetti architettonici, enormi, incombenti, onnipresenti, locali di astronave aliena dal contenuto impalpabile, fatto di suoni. Qui, nello scorrere dei giorni, viaggi in compagnia di astronavi colme di emozioni inesplorate e temute. Aspetti e ripensi ad una poesia di Hikmet che già hai usato altrove, là con intenso ottimismo, oggi la richiami come una specie di rito scaramantico e con una vaga sensazione di urgenza.

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
(N. Hikmet)

domenica 12 aprile 2009

Gatti e feste


da qui
Il mio amico gillipixel è un romantico-sentimentale e ci fa gli auguri di pasqua romanticamente-felini. A parte l'esser grati degli auguri, il richiamo al gatto nel vaso mi alza una palla che non posso esimermi dallo schiacciare.
C'è stato un tempo in cui avevo un giardino, in quel giardino ci stavo bene e, data la mia nota incapacità a dir di no ai "bisognosi", ci stava bene anche una colonia felina. La gente del quartiere arrivava a mollarmi i gatti piccoli là dentro, ce li buttavano dentro. Così per un certo periodo ne ho avuti un discreto numero in giro, tutti piccoli tranne il mio gatto ufficiale che era ormai alla disperazione. Per quanto riguarda il giardino dovetti presto rinunciare ad una serie di cose:

1) vasca con pesci rossi fatta da me: mancava solo che trovassi l'intera comunità felina con canne da pesca intenta alla cattura. A parte le zanzare che erano eliminabili con apposito prodotto, la vista del misero pesce massacrato mi indusse a riempire la vasca di terra e a piantare dei papiri.
2) coltivazione erbe da cucina in appositi vasi: nonostante reti, filo spinato e grida con pacche su sederi felini, riuscivano ad eliminare qualsiasi barriera e a stabilire un uso assai prosaico delle cassette coltivate, con morte immediata dei germogli di timo-salvia-menta-basilico.
3) stendino dei panni all'aperto: le lenzuola stese provocavano un irrefrenabile desiderio di giocare a tarzan, anche le calze di nylon avevano questo effetto, con ovvia distruzione delle medesime. Ma fu la distruzione definitiva di una camicia da notte di seta a darmi il colpo di grazia. Avevano vinto loro e lo stendino passò in bagno chiuso a chiave.

Ora tenere fuori di casa dei gatti continuando ad usufruire del giardino, si sa, è cosa sostanzialmente impossibile, in particolare se uno dei gatti (il mio) è autorizzato a frequentare l'interno. Così ad un certo punto mi trovai anche la casa invasa a tratti dalla truppa al completo, da cui:

1) eliminazione delle tende che sostituivano le lenzuola nel gioco-tarzan
2) copertura di divano e poltrone della nonna che, se pur vecchi, ancora meritavano alcuni anni di vita
3) barricamento della camera da letto la notte onde non ritrovarmi soffocata dall'affetto della truppa
4) terrore nel rientro a casa per via dei "meravigliosi" doni che mi venivano portati (mezzo piccione, topo morto, lucertole in vari stadi di mutilazione)

Questo stato anarchico si protrasse per quasi un anno nel quale il lavoro e le vicende della vita mi lasciavano così poco tempo da non riuscire a stabilire una vera disciplina. Poi esaurita io ed esaurito il mio gatto ufficiale, si partì alla carica per una soluzione. Trovai casa a tutti o quasi, qualcuno andò via di suo, o meglio ci pensò il mio gatto a spiegargli che quella era casa sua. Le nuove cucciolate abbandonate le portai alla colonia felina di largo Argentina, dovendo però spiegare che non ero io la responsabile di tanta riproduzione (mi beccai certi cazziatoni senza poter infilare una parola...). La vita riprese serena, lo stendino tornò fuori, ma tende, pesci e cassette per le erbe aromatiche non tornarono più: il residente ufficiale aveva preso alcune pessime abitudini.

giovedì 9 aprile 2009

....


foto farlocca (da qui)
Sarà che mi sono intristita, sarà che sto lavorando, forse un po' troppo... ecco ho perso l'ombrellino, l'impermeabile giallo l'ho masticato ieri per cena e mi stanno crescendo degli strani peli... appena mi normalizzo avverto...