lunedì 9 febbraio 2009

Requiem


Foto di Sandro B.

Quando finisce il tempo di qualcosa o qualcuno si dicono tante cose, la foto di Sandro mi evoca in particolare un modo dire che da il senso del definitivo nella nostra cultura a base cattolica: metterci una croce sopra. Seppellire qualcosa, qualcuno, lasciare andare, quando arriva il momento. Non subito, mai subito. Nessuno ci riesce subito. Il Libro tibetano dei morti dice che ci vogliono 40 giorni alle anime dei morti per andarsene davvero. Quanto ci mettiamo noi per lasciare andare qualcosa che è morto? Quante volte ci aggrappiamo anche solo al ricordo pur di non lasciar andare?
Con mia madre ci ho messo anni, una notte l'ho sognata, dopo tanto tempo, erano passati 5 anni dalla sua morte, mi disse "lasciami andare, per favore". Ed io l'ho fatto. Era arrivato il tempo, il mio tempo per far questo.
Altre cose, più immateriali delle persone non riusciamo mai a lasciarle andare. Un torto subito, un dolore vissuto, un'umiliazione. Continuano a restare, ad aleggiare su di noi, dentro di noi, continuando a condizionare ogni gesto, ogni parola, anche se noi non pensiamo sia più così. Accade che ci si convinca di essere "andati oltre" un'esperienza che ci ha segnato, per poi scoprire di averne solo bloccato gli effetti. Il bloccare un'emozione però non è funzionale, se c'è dolore va vissuto, se c'è gioia va vissuta tutta, se c'è paura anche quella va vissuta. Se blocchi si forma come una pietra, inizialmente piccola, poi, come il grano di sabbia nell'ostrica, comincia ad attrarre altri granelli, diventa sempre più pesante, diventa tensione, e quindi diventa dolore fisico, reale malessere, magari un ginocchio che ci molla o un'articolazione che si infiamma, o altro. Un'emozione bloccata è una bomba ad orologeria dentro di noi.
Ecco con questo non voglio dire che se-mi-incazzo-esco-e-meno-qualcuno o sono addolorata, allora prendo il megafono e urlo ai quattro venti il mio sentire, così non mi si forma tensione interiore, no, non è questo, è solo accettare di vivere dentro di sé ciò che accade, questo prima di poterci davvero mettere una croce sopra.

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s'è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
(Fernando Pessoa)

4 commenti:

gillipixel ha detto...

sono d'accordo, Farly: assecondare l'interiorità è sempre una cosa buona...la difficoltà più grande però è spesso capire se stessi...capita di fraintendersi, almeno a me capita...infatti poi succede che i sogni a volte smentiscano quello che pensavi circa le tue emozioni del momento...
insomma, è tutta una roba complessa...
in ogni caso, belle riflessioni come tuo solito, e bella foto, e bella poesia, e bella armonia fra le tre cose :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

:) grazie, si cerca di armonizzare :)

Anonimo ha detto...

morire e rinascere. sempre.
senza paura. con un po' di paura, a volte.
roba per pochi...
a.

farlocca farlocchissima ha detto...

vero, e mica sono tanto sicura di avere le forze per farlo di continuo :-) un laghetto calmo, ecco vorrei proprio un bel laghetto calmo ....