domenica 15 marzo 2009

Affinità

A volte incontri qualcuno a cui sei affine. Ti riconosci, ti frequenti, crei qualcosa, una cosa qualsiasi ma che è tua e dell'altra persona. Poi però si interrompe la comunicazione. Qualcosa, forse nella partenza stessa, ha minato la possibilità di un'intesa duratura. Qualcosa si è messo in mezzo e trasformare è difficile. C'è l'orgoglio di ciascuno, i fantasmi del passato, perché tranne che a un anno, tutti abbiamo un passato, e questo, troppo spesso, getta ombre sulla serenità possibile. O ancora, nonostante le affinità, si comunica con il mondo in modo talmente diverso da non riuscire a capirsi, sopratutto se a distanza. Così ci si perde per strada.
Non mi è capitato spesso di perdere completamente qualcuno che mi interessava come essere umano, sia uomo che donna. Magari ho perso i contatti per un po', mi sono incartata io o l'altro, ciascuno preso in un gioco un po' perverso con sé stesso, come uno scontro, solo immaginario, a chi non voleva dire o cedere o fare un passo. A volte non ho riconosciuto io il movimento verso di me, altre volte è stato l'altro (o altra) a non riconoscere il mio movimento conciliatore. Ma nella maggior parte dei casi, alla fine, ci si è ritrovati. Con queste persone il grado di affinità era tale che questa non era stata esaurita dal gioco perverso delle rispettive menti, ci si ritrovava e si inventava una relazione nuova, diversa e spesso, molto migliore di quella proposta nella prima fase della frequentazione. Si ricominciava a creare insieme, creare allegria, solidarietà, affetto e quant'altro venisse fuori. Quelle volte in cui questo non è accaduto, poche a dire il vero, me ne rendevo conto dopo, ad un certo punto, era passato tanto tempo, magari un anno, e quella persona era sparita dalla mia vita del tutto. Allora mi prendeva un senso di tristezza, di perdita, ci eravamo, inutilmente, sconfitti a vicenda.
Non ho in mente ex-fidanzati quando dico questo, quelli, quando me li sono persi per strada, me li sono voluti perdere. Sono state relazioni esaurite (la categoria fidanzati è caratterizzata da anni e anni di frequentazione), in cui ci si è spesso fatti molto male. Penso piuttosto ad amicizie, maschili e femminili, ad ex-amanti con i quali ci si è lasciati con tristezza, malinconia, ma senza particolare rabbia. Penso a quelle amiche che hanno avuto una vita diversa dalla mia, ma che ad esempio, una volta un po' cresciuti i figli, sono tornate nella mia vita con la stessa allegria di prima. Penso a quelli che mi hanno corteggiato e se rifiutati, si sono rintanati altrove per un po' e poi sono risbucati fuori o si sono lasciati stanare da me.
Ecco io ho questa idea bislacca che se c'è un'affinità profonda con qualcuno, non ci si perda mai del tutto, che sia sempre possibile, se non ci si è fatti del male seriamente, trovarsi di nuovo, da qualche parte, in qualche modo, senza una ragione specifica e ricominciare a ridere insieme.

E le metafisiche dimenticate negli angoli dei caffè d'ogni dove,
le filosofie solitarie delle soffitte dei falliti,
le idee casuali di tanti casuali, le intuizioni di tanti nessuno,
forse un giorno, in fluido astratto e sostanza implausibile,
si coaguleranno in un Dio e occuperanno il mondo.
(Fernando Pessoa)

5 commenti:

Valentina ha detto...

L'affinità è un bene prezioso. Nel mio caso le persone compatibili con la mia lunaticità e orsaggine si contano sulle dita di una mano. Peraltro più il tempo passa, e più le dita si abbassano, e rimango sola soletta con l'unica semi-certezza-speranza che almeno il pollice (la mia sempreterna amica) non dovrò abbassarlo. Non credo che a far durare un'amicizia siano solo l'affinità e l'affetto. Se non ci si sanno perdonare le distanze e le distrazioni.. tutto ahimè finisce.
Ciao:)

farlocca farlocchissima ha detto...

uhmm per affinità intendo tutto un insieme di cose, tra cui la capacità di entrare in sintonia e quindi di adattarsi felicemente gli uni ai tempi degli altri... mi sorge un pensiero ma se stai restando sola, non sarà, ecco, dico, forse il caso di farti un paio di domande?

gillipixel ha detto...

Molto intensa questa riflessione, Farly...mi è piaciuta tanto...mi ha evocato due generi di considerazioni:
uno, mi ha fatto pensare a tutte le persone con le quali nella mia vita ho trovato affinità profonde e magicamente inspiegabili...e ho dovuto ammettere che anche un asociale come me ne può vantare un po' :-)...anche quelle che poi non ho più rivisto, hanno contribuito a formare un pezzetto di me e saranno sempre qui con me...
due, mi son venuti in mente einstein, emanuele severino e apollo che fende pance androgine
:-)
...einstein (ripreso e complicato da severino) diceva una roba tipo che il tempo ci è dato tutto in un pacchetto unico...è solamente la nostra struttura esistenziale limitata che ce lo fa percepire come in sequenza...è come la pizza di un film: noi riusciamo a vedere fotogramma per fotogramma, ma i fotogrammi passati e quelli futuri sono già, sempre, e sempre saranno :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

che belle cose che hai scritto qui oggi gilly! sì il tempo è lineare solo nella nostra percezione, in fondo a volte a me è capitato di incontrare qualcuno e sentire dentro ciò che sarebbe stato. di solito rimuovo quella sensazione, anzi remo contro in molti casi, poi però le cose vanno come diceva "la pancia". apollo ci ha divisi, ma secondo me non erano coppie quelle che ha tagliato, ma aggregati multipli... buona giiornata :-)

gillipixel ha detto...

Ehehehehe...mi sa anche a me, Farly...dovevamo essere dei gruppetti di persone tutti fusi in armonica sintonia, poi apollo ci separò...e mi vien da dire che per fortuna a volte ci riuniscono bacco, eros e suinos (divinità questa un po' casereccia :-)
rumma dice blogspot...chissà cosa voleva dire :-)
Grazie, Farly...buona giornata a te