giovedì 19 marzo 2009

Sulle mie impronte


Certe mattine c'è il sole, un bel sole che scalda anche se è inverno. Apro l'agenda e guardo se ho davvero qualcosa di importante da fare. Certi giorni ho fortuna, non serve che io vada a lavorare, la mia presenza in loco non è necessaria. Allora telefono, non mento, non ce n'è bisogno, dico che non vado e prendo lo scooter. Roma ha il mare vicino, in meno di mezz'ora sono a Capocotta o a Torvaianica, parcheggio e vado sulla spiaggia. Sono momenti rari, la combinazione di eventi che deve verificarsi ha una bassissima probabilità, ma non è zero, ogni tanto è capitato. I piedi mi portano lungo il bagnasciuga, sulla sabbia fine, il rumore del vento e del mare che, se calmo, sembra accarezzare la terra, qualche pensionato con cane, un gruppetto di ragazzi che hanno saltato la scuola. Il vento porta l'odore della macchia mediterranea se viene da terra, del mare se soffia nell'altra direzione. Odori di natura, immagini di vita a due passi dalla città, isole per i sensi sovraffolati di segnali. Cammino, penso oppure no, lascio andare lo sguardo e non ho quasi mai con me la macchina fotografica. Questi sono attimi solo da vivere e ricordare. Cammino, dicevo, un piede davanti all'altro mentre le vite altrui scorrono accanto. Due ragazzi presi l'uno dall'altro, si guardano senza parlare, non vedono e non sentono altro che loro stessi, si toccano il viso a vicenda, si accarezzano, persi in quel particolare tipo di amore che porta l'adolescenza e che io non ho mai saputo cosa fosse. Continuo, poco più avanti due anziani, uno barbuto e magro, l'altro calvo e rotondo, hanno due cani piccoli, di pura razza bastarda, uno chiaro color miele, l'altro nero con una macchia bianca sul muso da cui risalta il naso. Camminano lenti mentre i due animali corrono, saltano nell'acqua, annusano, abbaiano. Li guardano "Te fa piacere guardalli, me pare de tornà regazzino" dice il barbuto all'altro con un sorriso. "Seee da regazzino io mica sartavo così! già rotolavo che ero er ciccia bomba d'a compagnia!" si guardano e ridono. Mi vedono "buongiorno" e continuano a ridere. "Signorì nun se cambia mai" , rido con loro e mi fermo a guardare i cani. "Come mai sta qua invece che a lavorà o a fa ... quarcosa?" mi chiede il barbuto con aria maliziosa, "Ho lavorato troppo e oggi c'è il sole..." rispondo "Me pare un ottimo motivo" afferma annuendo il più tondo dei due, mentre lancia un legnetto al cane nero. "Che lavoro fa?" chiedono quasi all'unisono, ridacchiano "che vole passamo troppo tempo 'nsieme oramai ..." gli dico che lavoro faccio e mi guardano come uno strano animale. Il barbuto sorride, "Lei fa un lavoro da uomo" e mi guarda con aria provocatoria "Be' insomma, mica faccio lo scaricatore..." ci guardiamo e ridiamo tutti e tre. Di colpo mi trovo a pensare che sembriamo tre ragazzini che si sono fatti troppe canne, ridiamo come scemi per qualsiasi cosa, siamo ubriachi di ossigeno, di salsedine e luce. "Comunque fa un mestiere da persona seria, mica come me che so' sempre stato un gran cazzaro" dice il barbuto strizzandomi l'occhio. "See er più cazzaro de Torvaianica!" afferma annuendo quasi serio il calvo. Vengo così a sapere che il barbuto ha fatto per un po' il giocatore di poker professionista, poi si è messo su un locale, si è sposato anche un paio di volte ed ha sei figli sparsi per il mondo con diverse madri non tutte italiane, non tutte ex-mogli, però li sente tutti e gli sono simpatici afferma serio. "Come padre ho fatto schifo quanno ereno regazzini, ma poi me so dato da fa' e ho recuperato" dice con orgoglio. Il locale era un posto da qualche parte sul litorale di Ostia, d'estate lo faceva guadagnare abbastanza per tutto l'anno, "anzi pe' due..." afferma e così, da ottobre a maggio si poteva permettere di non fare nulla. "Vede signorì, io so abituato a nun fa un cazzo! mica come lui che ce stava a soffrì d'esse annato in pensione" e da una pacca sulla spalla dell'amico. "E pure lei deve sta attenta, se organizzi per tempo, che a nun fa un cazzo ce vole pratica...".

(.... continua... prima o poi)

9 commenti:

gillipixel ha detto...

Sublime, Farly!!! :-) Bellissimo!!! Ripeto ancora una volta: sei una tenera bukowski, molto più rassicurante e familiare del bukowski titolare :-)
Speriamo continui :-)
petie dice blogspot :-)

gillipixel ha detto...

questa non c'entra nulla, ma te la devo segnalare :-) refreshando blogspot, indovina cosa mi ha detto?
roarre :-)))))))) er ruggito der più gattoso leone de Roma

farlocca farlocchissima ha detto...

aaah aah gilly pure blogspot ti riconosce gatto! e per sintonia con il post gatto romano :-) grazie dei complimenti che qui nel frullatore sono una mano santa. mi è pure caduta l'acqua sul computer... sigh ora sto cercando di mettere in funzione un vecchio portatile... :-(

gillipixel ha detto...

accid...lo dico sempre che l'acqua fa male :-)

Anonimo ha detto...

sarebbe bello potessero sapere quanto li hai amati in un momento solo e quanto li ami ancora!
grande farlocc!

bischeramente tua
a.

farlocca farlocchissima ha detto...

@gilly: acqua ed elettronica non vanno d'accordo, cosa che fa riflettere in fondo, ci siamo resi schiavi di una tecnologia che è incompatibile con i 2/3 del nostro pianeta :-D
@a.: amati... sì in effetti erano da amare i due, così come tanti altri incontri fortuiti della mia vita ... baci stupidi :-)

gillipixel ha detto...

@->Farly: pensa invece quanto vanno d'accordo vino ed umanità :-) roba da sbattere il computer nel fiume dalla gioia :-D

farlocca farlocchissima ha detto...

ach temo che quello dell'assistenza se gli riporto l'oggetto con tracce di vino rosso (il bianco mi da mal di testa) mi appende per i piedi!

gillipixel ha detto...

slurp, vino rosso!!! :-) anche io lo preferisco :-)...ma in effetti non con l'informatica non c'entra tanto :-) ehehhehe