giovedì 25 giugno 2009

Visioni americane 2


Le mie fughe americane creano sempre spunti poetici e felicitanti. Spesso non ho parole per raccontare questo vissuto, una piatta cronaca del "vado lì, faccio questo e quello", non rende l'idea di cosa davvero sto vivendo. Allontanarmi dal mio mondo usuale, vivere in una casa piena di gente, guardare una natura diversa, visi e situazioni che sono tra il familiare e il totalmente estraneo, tutto questo porta un senso di apertura, di aria che circola, di vita che scorre.
Per raccontare mi avvalgo sempre delle immagini, ma appena arrivata la macchina fotografica è morta, per fortuna il telefono fa foto semi-decenti e qualche appunto è ancora possibile. Così posso raccontare della lampada con rullante annesso, del ferry che mi porta da Red Bank NJ a New York in un giorno piovoso, con un cielo che parla di tempesta e la promessa di una giornata newyorchese fatta di strade. Arrivo dall'acqua, passando sotto al Verrazzano bridge, sfiorando navi grandi e piccole, mentre dall'acqua sorgono, crescono, i grattacieli di downtown. Penso a dei progetti che sto seguendo, penso ai porti, ai luoghi d'approdo, alla sospensione in cui sei finché non metti piede a terra. Ai piedi che ti portano in giro, alle ore (tante) che trascorri camminando. Agli incontri che faccio, sempre a loro modo straordinari, perché ognuno di noi ha in sé una nota di unicità che lo rende straordinario, anche se non lo sa. Penso a chi ho lasciato dall'altra parte dell'oceano, alle persone che amo e che vorrei qui con me. E allora progetto un altro viaggio mentre cammino, immagino me, sorella, cognato e nipotame a far casino per la città. Sì questo si può fare... magari presto. E poi continuo a camminare, ascolto la musica degli artisti di strada, vado a perdermi tra i libri di Strand, esco con un fardello pesantissimo di storie e saggi. Cammino, cammino e ancora cammino e altre persone vengono a galla, altri con cui vorresti condividere questi momenti, ma non ha senso il pensarlo perché questi momenti sono così perché sei sola a camminare e con altri sarebbero altro.
E poi condividi il vagare newyorchese con quella bellissima persona conosciuta in aereo, quegli incontri nei quali dopo un po' che parli, ti chiedi se quella non sia tua sorella anche lei. E in fondo è proprio così, almeno oggi.


6 commenti:

gillipixel ha detto...

bellissimo scrittino, Farly :-) c'è veramente dentro l'atmosfera che stai respirando...poi, lo sai che uso i diminutivi per le cose che sento davvero come speciali :-)
Le tue parole fanno venire voglia di essere lì...però, nel caso, starei ad un 50 o 60 metri dietro te, per non infrangere l'incanto :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

insomma mi faresti da ombra.... uhm no no non va mica bene è molto meglio sedersi su di una panchina a washington square e pontificare sul mondo, magari guardando gli acrobati che si esibiscono e ascoltando i suonatori lanciati in dixiland furioso. niente gatti ombra ma incanti nuovi adatti ai diversi momenti :-)

Yossarian ha detto...

Sei mai stata a Seattle? Io l'ho amata follemente. Anche Portland (Oregon) e' bellissima.

farlocca farlocchissima ha detto...

mannaggia la costa ovest mi manca, lo so che seattle è bellissima. una volta ci stavo per andare, avevo anche il biglietto in tasca ma mi cadde il cielo sulla testa e dovetti rinunciare all'ultimo minuto... ma chissà che presto non ci riprovi :-) intanto stiamo organizzandoci un road trip disorganizzato verso sud... spero solo di non perdere l'aereo del ritorno :-D

gillipixel ha detto...

eheheee...però era forte il gatto ombra...ma sempre un po' troppo filosofonzo, ne convengo :-)
allora d'accordo: vada per la panca in piazza washington :-)

Anonimo ha detto...

confermo quanto detto a voce: una creatura con la tua apertura alare ha bisogno di spazio. e quando te lo prendi la tua vita cambia; si può leggere.
a.