sabato 30 maggio 2009

lentamente


immagine da qui
In analisi numerica esistono degli algoritmi per la soluzione approssimata di equazioni, sistemi di equazioni e calcolo di integrali che sono efficaci, eleganti e lenti come lumache. In che senso lenti? Be' nel senso che ci mettono molto, molto tempo per arrivare alla soluzione o a trovare "l'ottimo" (in senso matematico) che si sta cercando. Non tutti sono lenti, ma certi lo sono, se il problema è molto complicato è meglio non usarli, ma ciò non toglie nulla al loro fascino. Ebbene sì, questi aggeggi di calcolo mi hanno sempre affascinato (lo ammetto io sono di quelli che trovano poetica la matematica ed annessi e connessi). Non sempre afferro al volo il loro funzionamento, spesso ci devo pensare un bel po' prima di capire che fanno, immancabilmente però, quando capisco, è una specie di epifania e sono felice. Spesso sono idee semplici, che le guardi e pensi "ma certo è ovvio!", altre volte no, sono complicatissimi e chi li ha messi insieme doveva avere un terribile mal di pancia quel giorno, per cui si incartò in qualcosa di terribilment complesso pur di non pensare alla nausea.
Al di là dell'aspetto tecnico, dell'utilità di questo genere di cose, lo studio, la lettura a tema matematico ha sempre provocato in me dei voli della mente, il generarsi di associazioni improbabili, il crearsi di immagini. Ad esempio, in un'epoca di overdose di calcolo infinitesimale, chiudevo gli occhi e vedevo danze di integrali e derivate di vario ordine e genere crearsi davanti ai miei occhi, coreografie complesse e colonne sonore variegate che fluttuavano dal minuetto all'hard rock, a seconda della stanchezza e dell'ora del giorno o della notte.
E' dunque inevitabile che anche gli algoritmi di approssimazione numerica evochino immagini e pensieri vari. Infatti esistono persone nella mia vita con le quali sono arrivata all'ottimo usando algoritmi come quelli citati, piano piano, un giorno un passo avanti, un altro giorno un salto lontano, poi una sosta intrappolati da un "ottimo locale" (una di quelle fosse in cui cadono questi algoritmi e ci mettono del tempo ad uscirne), nel quale abbiamo diguazzato per un po'. Senza essere però soddisfatti. Allora via un altro salto lontano. La macchinetta di calcolo continua a girare. Ci si scruta, ci si annusa, ci si sfiora, si parla pure poco. Poi, ad un certo punto, finalmente, l'algoritmo converge. E allora si sta lì e ci si ama e basta. Con a. è stato così, con pochi altri anche. Ci siamo girati intorno per intere epoche senza mai fermarci da qualche parte. Poi una qualche circostanza, il nostro vagare inquieto per la vita, ci hanno condotto, proprio come un algoritmo alla Newton-Raphson, alla soluzione più stabile, ottimale. Nulla garantisce che poi non si riparta per altre vie, certo, siamo umani non sistemi di equazioni, ma certo è che quel che si è trovato è davvero molto molto prezioso. A. chiama questi legami covalenti, perché le piace la chimica, sono quei legami tra atomi che ci mettono molto tempo per crearsi (io sono una zappa in chimica quindi si prenda da qui solo il senso poetico please) però per romperli occorre una fortissima immissione di energia dell'esterno. Ci sei arrivato lì, è l'ottimo per te e l'altra persona, ormai ognuno "sa" l'altro senza bisogno di raccontare la storia intera, basta stare insieme, anche in silenzio.

Fra la calma e l'albereto,
fra la radura e la solitudine,
il mio vaneggiamento passa timoroso
conducendomi l'anima per mano.
È tardi già, e ancora è presto.
(Fernando Pessoa)

mercoledì 27 maggio 2009

Passaggi

Esistono dei tempi di passaggio, momenti della vita nei quali, senza sapere dove stiamo andando, sentiamo che sta cambiando qualcosa di molto profondo. I segnali sono vari, dal frullatore che si rianima e viene però rapidamente spento, al modo in cui affrontiamo cose terribili che accadano attorno a noi. Rispetto a queste possiamo molto poco, ma ad esempio riusciamo ad accettare la vicinanza del dolore altrui e l'empatia nostra senza fuggire. Restiamo là e viviamo quanto accade, senza porre domande, solo restando là cercando di essere totalmente presenti.
Oggi sono solo un abbraccio per chi vive quanto di peggio possa accadere, di nuovo ricorro a Pessoa e a parole sue che ho già usato:

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s'è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
(Fernando Pessoa)*

*per E. e suo figlio che se n'è andato, per P. e suo padre che ora riposa

venerdì 22 maggio 2009

A volte riparte



Dunque ieri sera all'uscita della palestra mi sono resa conto che avevo perso le chiavi dello scooter, smadonno, ma smadonno tanto, cosa che chiaramente non serve affatto a farle ricomparire, a quello scopo ci sarebbe Sant'Antonio ma io non sono devota. Sono le 10 di sera e sono sulla via Collatina, estrema periferia romana e io vivo in centro....
Parte una sequenza da frullatore.
1) M. la mia amica di palestra, mi porta a casa
2) trovo i doppioni delle chiavi
3) partono attività irrinunciabili lavatrice+cena(frugalissima)+stesura lavatrice+ ghiaccio su di una spalla dolorante
4) crollo sul divano alle 4 riesco a raggiungere il letto.
5) Alle 6 suona la sveglia.
6) Alle 6:45 tram verso la collatina dove trovasi il mezzo
7) dopo 45 min. di tram recupero le due ruote.
8) Torno a casa, prendo di tutto, incluso un regalo per la zia che sono giorni che da i numeri con urla telefoniche ed invettive varie. Si avvicina il giorno del suo compleanno.
9) Vado dalla zia che vive all'altro capo della città.
10) Caffè con la zia per fortuna di buon umore
11) Lavoro ....
12) Alle ore 19 fine della giornata lavorativa, intensuccia e squilibrante tra un conflitto e l'altro, tra il caldo feroce e l'aria condizionata che funziona a intermittenza proponendo balzi tra l'artide e il sahara.

Ho raccontato questa sequenza a qualcuno che di frullatori se ne intende, mi ha detto "Sei morta e non ti hanno avvisato!!" ehm può essere, ma stasera per completare l'opera, salto su di un treno e mi butto due giorni tra le braccia degli amici... lo so che così si ferma il frullatore!

mercoledì 20 maggio 2009

Non ho potuto resistere

Lo so, di politica non parlo, lo so vado fuori tema, è cosa talmente triste che in fondo i guai umani sembrano molto più divertenti, ma questo .... non c'è bisogno di aggiungere altro....

lunedì 18 maggio 2009

Intermezzi poetici: le relazioni e i quattro elementi



Me la chiacchieravo l'altro giorno con il mio amico gillipixel, come sempre si scivolava tra il filosofico e il cazzeggio da bar dello sport, oscillando poeticamente tra i massimi sistemi e la terra di nessuno delle battutacce da terza media (regrediamo ad un'adolescenza tardiva con un certo gusto). In questo chiacchierare si è finiti a parlare di solitudine e di rapporti tra uomini e donne, quasi inevitabile essendo due single, ci si interroga sul perché e il per come si arriva ad una certa condizione, in fondo si cercano spunti di evoluzione interiore un po' in tutte le cose (dicesi anche seghe mentali, ma solo secondo alcuni materialisti storici decisamente prosaici).
Dal mio punto di vista, sul piano affettivo, ho (con una certa frequenza) come la sensazione di non poter essere reale per nessuno, mi è capitato anche che qualcuno sia arrivato a dichiararmi desiderio e persino amore, ma che se mai dovesse avvicinarsi troppo a me finirebbe con il perdersi... Di solito penso "eh la madonna! che mi sono messa addosso oggi?" però ricontrollando l'abbigliamento, la pettinatura e l'eventuale trucco, non trovo niente di strano e devo indagare meglio. Gilly mi ha dato uno spunto interessante dicendo "credo che voi donne abbiate un'energia troppo forte a volte, per un uomo". Così mi sono venuti in mente due fattori relativamente a questa dinamica del desiderare, cercare e poi allontanarsi. Da un lato c'è la paura di vivere che attanaglia un po' tutti, quel temere che un desiderio si realizzi, una sorta di timore del successo. Dall'altra c'è il sentire che quell'energia che l'altro ti propone ha in sé un qualcosa di distruttivo, di non chiaro, come se davanti avessi sì una specie di angelo, ma più luciferino che angelico. Certo possono essere proiezioni nostre sull'altro, ma la cosa è irrilevante, perché ciò che conta è la nostra percezione dell'altro. In questi casi è sacrosanto allontanarsi. Lo so sarebbe meglio e più sano smettere di trattare l'altro come se fosse un sogno o un'allucinazione per poterlo amare, riportarlo su di un piano di realtà. Io lo so vaglielo a dire a quelli che incontro ... (e qui si potrebbe aprire una lunghissima parentesi sul perché li incontro così e sulle mie responsabilità in merito, ma oggi vado su altre linee e chissenefrega della psicoanalisi e del raziocinio)
Così chiacchierando e ri-chiacchierando è venuto fuori l'intermezzo poetico, una serie di immagini hanno cominciato a formarsi.
Ogni stadio di relazione ha una sua qualità di energia, all'inizio c'è il vento, arriva quella persona nella tua vita nebbiosa e il vento spazza via la nebbia, ti sembra che il sole splenda di nuovo, che sia tornata la luce. Il tempo che trascorri insieme, qualunque cosa si faccia, lavorare, cazzeggiare, parlare piangere e persino litigare, ti ricarica le batterie, ti ridà il sorriso in mezzo ai guai quotidiani.
Poi c'è il fuoco. E lì a volte si fugge perché si teme di essere distrutti da quel fuoco, da quell'ardere interno che non si riesce a controllare e a gestire (ormoni dicono i soliti materialisti storici, ma oggi qui siamo poetici, quindi zitti lì!). Se si riesce a entrarci in quella vampa, a viverla lasciandosi anche travolgere, lasciando che il cervello se ne vada in pappa, permettendo a tutte le scemenze da baci perugina di uscire senza giudicarle né imbarazzarsi, allora poi arriva l'acqua che scorre, fresca, limpida. Si scivola insieme, si scorre nel fiume, nuotando e lasciandosi trasportare dalla corrente, si scavallano rapide e ci si crogiola nelle pozze tranquille, si vive e basta. Ad un certo punto si approda e allora c'è la terra. Molti lì si fermano, non trovano più interessante quanto accade, hanno bisogno dell'adrenalina e non apprezzano le soste, gli approdi. Ma se si riesce a entrare in quella, allora davvero fai qualcosa di speciale, puoi piantare i tuoi semi e raccogliere, goderti il grano, le fragole e tutte le verdure di stagione, preparare torte e primi piatti, godere della pienezza del tempo e della quiete comune.

Il tempo passa e un giorno, inevitabilmente e come è giusto che sia, arriva l'inverno. La terra si indurisce, diventa fredda e nulla cresce più. Ma è solo per un po' non per sempre. Se non hai paura, se sai aspettare, torna la primavera, e tutto ricomincia.

sabato 16 maggio 2009

Simply Red - Heaven

Buon fine settimana a me e a chi vuole ....

Everyone is trying to
get to the bar
The name of the bar
The bar is called heaven
The band in heaven
They play my fav'rite song
They play it once again
They play it all night long

Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens
Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens

There is a party,
everyone is there
Everyone will leave at
exactly the same time

It's hard to imagine
that nothing at all
Could be so exciting,
could be so much fun

Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens
Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens

When this kiss is over it
will start again
It will not be any
different, it will be
exactly the same
It's hard to imagine
that nothing at all
Could be so exciting,
could be so much fun

Heaven
Heaven is a place
A place where nothing
Nothing ever happens

mercoledì 13 maggio 2009

Era un pomeriggio di primavera




E' mattina, un cielo azzurro limpido e pulito, accoglie i mie occhi appena aperti. E' sabato, nessun impegno davanti, o meglio dovrei lavorare ad un paio di cose ma sono talmente stanca che rischio di fare solo idiozie. Quindi apro mentalmente l'agenda e la richiudo buttandola nell'ultimo cassetto del cervello. "Oggi cazzeggio" formulo il pensiero con chiarezza e lo stampiglio sulla giornata. Decido di muovermi a piedi, niente scooter, ritmi rallentati. Ad un certo punto della mattinata sento A.. Anche lei è a piedi, suo figlio ha avuto uno spaventoso incidente da cui è uscito completamente illeso, lui, l'unica macchina di casa invece è da buttare:
F.: Ciao, ci vediamo dopo?
A.: Sì, io devo fare alcune cose, tra cui andare fuori città per parlare con uno della macchina incidentata. Mi prestano una macchina.
F.: Vengo con te se vuoi, ho deciso che oggi cazzeggio.
A.: Perfetto! Allora raggiungimi al mercato vicino casa mia, così ci diamo alle bancarelle e poi andiamo.
F.: Arrivo.
Miracolosamente dal centro alla periferia est di Roma ci metto neanche mezz'ora. Ci immergiamo in un mare di colori, fiori, frutta, verdura, vestiti, l'orgia colorata dei mercatini romani del sabato ci inghiotte. Si chiacchiera, sdrammatizziamo l'incidente di suo figlio elogiando gli angeli custodi, ci immaginiamo vestite con gli abitini da 5 euro che solo le ragazzine di periferia hanno il coraggio di mettere e saltelliamo di palo in frasca fino all'ora di pranzo. Il pomeriggio inizia con il recupero della macchina in prestito, è il fratello di A. a darcela tra mille raccomandazioni e richieste "Mettetevi le cinture, andate piano, la macchina è nuova, non fumate in macchina!! sopratutto non fumate in macchina" Lui è più grande di A. di poco, ma si mette il cappello del fratello grande e protettivo ogni volta che l'ho visto. Annuiamo compite, rassicuriamo, promettiamo rispetto delle regole e appena girato l'angolo accendiamo una sigaretta a testa (finestrini rigorosamente aperti). Si parte. Dobbiamo raggiungere un paesino al nord di Roma, là si trova F. un amico di A. e del suo capo. Lei me lo racconta come un uomo d'oro, una persona speciale, un vero amico per entrambi con qualche pecca, ovvio, come tutti... "però ecco vedi... insomma... è un bandito" alzo il sopracciglio e chiedo chiarimenti "Sì insomma... uno un po' zingaro di quelli a cui chiedi una cosa qualsiasi, chessò un motore di BMW... e lui il giorno dopo ti fa un regalo... un bel motore di BMW... ecco uno così" annuisco "Un coatto vecchia scuola" dico "Esatto" risponde A.. Ora io da sempre ho una passione per i coatti romani vecchio stile, mi ci trovo bene, a piccole dosi ovviamente, ma di solito sono molto cavallereschi, corteggianti e, se non sono scemi, fanno battute spettacolari, quindi la prospettiva mi alletta.
Prendiamo il Raccordo anulare con tutto il traffico del sabato, un pezzo di autostrada, usciamo e, come da copione, ci perdiamo. Perché Farlocca e l'amica di Farlocca se vanno da qualche parte con una macchina in prestito mica si portano una cartina, o le indicazioni stradali, sia mai! Ci sarà la cartina in macchina ovvio no? Quindi si va e basta per scoprire che la cartina non c'è. Essendo l'epoca dei cellulari si chiama il bandito che non risponde, si chiama Lello amico del bandito, che non risponde, si parla con due signore a spasso per la campagna romana che fanno un simposio su quale sia la strada migliore per poi darci indicazioni sbagliate, si arriva ad un bar e si prende un caffè per finalmente ricevere le corrette informazioni. Arriviamo.
Davanti ai nostri occhi si apre il regno del bandito, un autolavaggio che sembra un campo nomadi, fra baracchette, chiosco, lavoranti di ogni etnia terrestre e cani spelacchiati e non. Entriamo, parcheggiamo ed A. scende. E' come se fossimo arrivate sulla croisette di Canne, il bandito la vede e si precipita, intanto spedisce il lavorante più vicino a "da 'na botta alla machina" e sopratutto sorride. E' un uomo non giovane, di un'età indefinibile tra i 50 e i 60 anni ben portati, ha la catena d'oro di prammatica ma anche un torchon piccolo, di corallo (bellissimo) intorno al collo. Gli occhi sottili, pochi capelli e un sorriso largo che gli illumina la faccia come un riflettore. Si muove con andatura rilassata, i movimenti di chi ormai nella vita si muove a suo agio, ha anche un tatuaggio su di una dito, la sua iniziale, il tatuaggio sa di mala romana. Accoglie A. come fosse una regina ed essendo io in compagnia della regina ricevo subito un'attenzione speciale. Come ogni coatto che si rispetti anche F. è sensibile, molto sensibile, al fascino femminile, sopratutto se sa di "buona famiglia" e noi di quello sappiamo. Così ci si offre un te' freddo al chiosco senza mai staccare gli occhi dalle scollature, la mia in particolare essendo nuova ai suoi occhi, ci si offrono sigarette, battute e sguardi intensi. Ci sediamo fuori ad un tavolino del chiosco in attesa di Lello amico del bandito, sarà lui ad occuparsi della macchina di A. che è da recuperare al deposito giudiziario e poi o da buttare o da riparare, sarà Lello a formulare il verdetto essendo carrozziere. Mentre sediamo là in amene chiacchiere "che ce devi da fa ca' a machina?" "Non so se vale la pena ripararla" "mbe' c'ha l'anni suoi... me sa che è mejo si a butti e te ne fai una a rate, comunque nun te preoccupà che ce pensa Lello, è 'n fratello... oh Lello è uno pulito, ma pulito pulito... " arriva un personaggio fondamentale del luogo: Zi' Giovanni, cavallaro ultra settantenne, con una pancia da autentico bevitore-mangiatore, due occhi talmente iniettati di sangue da non sapere che colore hanno, ubriaco perso ed immediatamente colpito d'amore per le signore amiche di F. Così "Si nun ve do fastidio m'accomodo" dice prendendo una sedia e mettendosi al nostro tavolo. Il bandito sorride come un ragazzino "Vieni Zi' che tanto nun ce dai fastidio, dicce dicce" e ridacchia. Il cavallaro si accomoda, "che ce fai co ste du belle signore? si posso chiede?" biascica a fatica agitando le mani. "nun te 'mpiccia, Zi' so amiche mie" ride F. noi compitamente diamo il ben venuto. F. si alza e va a cercare Lello, io ed A. restiamo al tavolo con Zi' Giovanni che attacca a narrare, il filo logico del discorso è di difficile reperimento, ma veniamo a sapere che lui abita in paradiso, tra i cavalli, là vicino "e si volete me venite a trovà" che aveva un maneggio, ma il maneggio non conviene che "nisuno pagava". Mentre prosegue la narrazione con l'attenzione di Zi' Giovanni su di me, arriva Lello e A. gli va incontro. Resto così mezza intrappolata al tavolino con Zi' Giovanni che narra, con modalità da sbronza apocalittica, le sue avventure con un "rottevailer, 'na belva, che io mica je menavo ar cane, io sdraiavo ar padrone li-mortacci-sua, che poi me fa ... tu a me li morti nun me lidichi... e se fa brutto e io allora... " sto lì e mi godo il momento di puro neo-realismo-extra-urbano. Però Zi' Giovanni sta cominciando ad accalorarsi e tende ad avvicinarsi per meglio chiarire i concetti con effetto superciuk abbastanza devastante. Intorno è un via vai di signori e signore con macchine di vario livello, coatti con auto improbabili rabberciate con pezzi da sfascio stuccati, sgommate improvvise, risate esplosive, forse un po' tossiche. La mia osservazione del genere umano presente viene interrotta (per fortuna) dalla richiesta di consulenza di A.. Sta poco più in là, a discutere con Lello su cosa sia meglio per la macchina, concludendo che va rottamata. Intanto il bandito gioca con il bambino di Lello, un bambino bellissimo con due occhi blue mare incantevoli, mentre la madre del bambino sorveglia a distanza. Il piccolo è nato sordo, ma ora grazie ad un impianto comincia a sentire, ha una vitalità e una socievolezza straordinarie. E' evidente l'amore che questi adulti hanno per il bambino. Zi' Giovanni intanto continua a sproloquiare arrabbiandosi con qualche fantasma, maledice Roma e "tutto quer casino, annate annate che se sta mejo qua". E dunque andiamo, riprendiamo la macchina, immacolata e profumata, mentre riceviamo un ennesimo invito "in paradiso" dal cavallaro, due inviti a cena e uno ad un pub (tutti dal bandito in diversi posti), ci si saluta con baci e abbracci, sono stata assimilata anch'io, merito di A. e forse della scollatura.
Al momento di andar via sono quasi le sei, la campagna romana è incantata dalla luce di fine giornata, qualche nuvola sparsa, su di una si crea come una finestra colorata, è un pezzetto di arcobaleno, un brandello di caleidoscopio, come quello in cui abbiamo trascorso il pomeriggio.

Zi' Giovanni (Foto di A.)