martedì 29 dicembre 2009

Addestramento*



Il telefono squilla, è un apparecchio grigio a tastiera, sta lì accucciato sul ripiano basso della libreria bianca in camera della madre. Squilla e vibra, la madre non risponde. Lo guarda alzando appena gli occhi dal libro, lo osserva da sopra gli occhiali che ha lasciato scivolare verso la punta del naso. Il telefono smette di suonare, parte la segreteria telefonica, una voce d'uomo, ossequiosa, quasi untuosa "Signora, cara sono XXX la cerco da un po'... sa avrei davvero bisogno di parlarle, quando può con comodo mi richiami... care cose" . La madre riprende a leggere scuotendo la testa e le spalle come a liberarsi di qualcosa, solo dopo alcuni secondi si accorge della figlia adolescente che la guarda dal vano della porta. La sua sgraziata creatura, sovrappeso e tanto, troppo intelligente "Be' non ci volevo parlare" le dice e sul viso aristocratico le spunta un'espressione da monella, quell'espressione che la figlia conosce bene, quella "faccia da impunita" che lei non sa riprodurre e che trova assolutamente affascinante. "Sì mamma, ma quello chiama 15 volte al giorno e io ho finito il repertorio cazzate da raccontargli... magari potresti dirglielo che lo scarichi... no?" la madre riporta gli occhi al libro "uhm, no, poverino ci resterebbe male... tanto tu mi fai da filtro vero?" e la guarda di traverso con il suo sorriso bambinesco, la figlia sbuffa "mamma io non ne posso più di raccontare balle ai gatti bagnati che raccatti e poi scarichi!" si gira di scatto e va via.
"Non ne posso più di inventare fesserie per arginare gli impiastri che mamma scarica!" due ragazzine sedute sui gradini dell'ingresso. Una magrissima e scura, l'altra giunonica e con la pelle chiarissima. "la vedi come fa? prima accoglie casi umani assortiti, non si lascia nessuno in mezzo a una strada, dice lei" la ragazzona si scosta un ciuffo dei capelli disordinati dal viso, gli occhi rivolti al suolo "li rimette a posto e quando stanno in piedi da soli, li scarica... senza dirglielo però ... e io lì a raccontare cazzate spremendomi la testa e lavorando di fantasia!" la ragazzina magra ride "ma dai che ti sta addestrando a diventare una romanziera!" l'altra sorride e alza gli occhi da terra "ma ché! mi sta solo addestrando a diventare una vera bugiarda!" ridono insieme, cercano di dimenticare il loro stato di abbandono, di ragazzine che nessuno vede, passano ad altro, al ragazzo appena conosciuto, al motorino che sognano, parlano di libri, di amori immaginari, si immergono nei loro discorsi da adolescenti brutte e sole.

Sono passati anni da quei giorni sui gradini. La ragazzona è diventata una donna atletica, ha sempre la pelle chiarissima anche se è estate, non ha quel vestire aristocratico della madre, niente abiti firmati, solo coloratissime sete da bancarella. Oggi siede nello studio del suo professore, lavora ad una tesi di dottorato che sta prendendo una gran bella forma, piena di risultati originali e di idee nuove. Sia lei che il professore sono molto soddisfatti. Lei poi è al settimo cielo, ha da anni una cotta per quell'uomo di mezza età, gentile, sempre impeccabile, estremamente intelligente e sotto sotto, un po' stravagante. Per lui si getterebbe nel fuoco ed ogni sua parola di elogio la rende felice per giorni. E' anche questo, come quello per la madre, un suo amore senza speranza, ma non le importa, oggi è qui nel suo studio e può godersi almeno un'ora della compagnia del suo idolo. Certo non è facile, il telefono squilla spesso, la gente bussa ancor più spesso, tutti lo cercano il suo idolo, chi per un consiglio, chi per un semplice caffè, chi per rimproverargli questo o quello. E' un catalizzatore di guai e "gatti bagnati", di disgraziati e brillanti scienziati con turbe della personalità. Un accademico sui generis, uno che quando ci sarebbe da tirare il colpo di grazia si ferma, sospende, "poveraccio" o "poverina" dice "lasciamo perdere che sta già abbastanza male" e non affonda il coltello. Ha carisma il suo prof. e non sa dire di no. Lo cercano, lo cercano e lui da udienza a tutti o quasi. "Prof... così non la finiremo mai 'sta lettura della tesi... prof... c'è una scadenza molto molto vicina" mormora e lo guarda implorante. Lui le rivolge uno sguardo sperso... "lo so mannaggia! senti adesso stacco il telefono anzi i telefoni, spengo anche il cellulare, vedi? ..." dice chiudendo l'apparecchio e staccando il ricevitore del telefono fisso "e sono tutto per te" sorride un po' sornione e lei ha il solito tuffo al cuore "ma se bussano e entrano non so che fare, mica mi posso nascondere sotto la scrivania!" aggiunge il prof allargando le braccia "eh, mica sarebbe una cattiva idea... " sorride lei.
Lavorano, leggono, cambiano frasi aggiustando l'inglese, sistemano equazioni, immersi in quella bolla di complicità e piacere intellettuale. Bussano, colpi imperiosi, lo sanno entrambi di chi sono, si guardano per un istante e lui è già sparito. La porta si spalanca, il collega anziano entra con passo deciso. L'anziano professore è sempre imperioso, incede non cammina, grandi falcate sicure spostano il suo corpo massiccio, lui non entra in una stanza, no, lui fa un ingresso in palcoscenico, sempre. "Dov'è quel disgraziato del tuo tutor?" esclama stentoreo "lo so che era qui fino a poco fa!!" esplodono le sillabe a riempire l'aria. Lei alza gli occhi pieni di innocenza e fissa direttamente il decano, un effluvio di perfetto candore emana da tutta la sua persona "Mi spiace professore, ma il prof. non c'è, mi ha mollato qui ed è andato via di fretta... non so ha ricevuto una telefonata, credo fosse qualcuno di importante, sa, gli dava del lei... ecco mi ha detto di aspettarlo qui..." la voce le trema, gli occhi le sono diventanti due abissi, trasudano sconforto, anche la postura parla dell'abbandono subito, le spalle lasciate un po' cadenti, il collo leggermente piegato da un lato, la fronte corrugata. Il decano si ferma un po' sconcertato "Be' ... ehm digli che sono passato... ho urgenza di parlargli... e... insomma, digli che è un disgraziato!" bofonchia, si gira e se ne va.
Lentamente da sotto la scrivania il prof. riemerge, ha i capelli un po' scomposti, un'espressione tra il perplesso e il divertito "Certo che sei proprio brava a dir cazzate!" esclama piano, sia mai che il decano senta la sua voce ed irrompa di nuovo. "uhm prof.: sono stata molto ben addestrata." sorride lei guardando il suo idolo.

ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente strumentale alla costruzione del racconto di fantasia

*dedicato a chi ci si riconosce, caso mai dovesse passare di qui

5 commenti:

gillipixel ha detto...

Sono un po' di fretta, Farly...eh, già, non ci sono più i prigri di una volta, ora hanno fretta pure loro :-)
Questo racconto prezioso merita un commento degno, e quindi mi riservo di commentare con più calma dopo :-)
Bacini bergsoniani :-)

gillipixel ha detto...

Eccoci, son qui Farly :-)
Mi è piaciuto il senso di specularità su cui è impostato il racconto, l'idea che le situazioni ritornano, in forme cagianti ma del tutto simili nella sostanza...mi è piaciuto il modo delicato di narrare, ma questa per me è una piacevole conferma del tuo stile, Farly :-)
Mi è piaciuto perchè è un racconto che sta dalla parte debole dell'esistenza, che è poi la parte in cui più o meno volutamente mi son quasi sempre trovato pure io :-)
Mi è piaciuto :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

eccomi a notte fonda a darti risposta :-) sempre contenta che ti sia piaciuto il racconto, mi ci sono molto divertita nello scriverlo, evoca tempi di profonda sfiga intrinseca che mai potrò dimenticare :-D

Palmiro Pangloss ha detto...

Da parte mia lo nomino miglior ultimo post del 2009.

farlocca farlocchissima ha detto...

palmiro, arrosisco e ringrazio assai :-)