venerdì 11 dicembre 2009

Pause

Capita di sedersi da una parte, di mettersi lì mentre dovresti essere altrove, dovresti dire-fare-pensare ad altro. Invece no, ti siedi, ti fermi e resti lì. Guardi la gente che passa, la signora con in una mano il guinzaglio del cane che la trascina e nell'altra i sacchetti per pulire dietro al cane. Il signore in giacca e cravatta con il chihuahua al guinzaglio, è alto, grande, quel signore, il cane sembra un incidente incongruente accanto a lui. Guardi i bambini che vanno a scuola, sono di venti paesi diversi e tutti si insultano in romanesco, si muovono a colpi di "aho" e "mo che voi da me". Hanno vestiti simili, ma ognuno riflette il luogo di origine familiare, un dettaglio, una luce negli occhi di un colore appena diverso.
Scorrono le auto, una dopo l'altra, a momenti ferme con i paraurti attaccati. Scorrono, con i passeggeri abbrutiti del mattino, pieni di auricolari e parole che puoi solo intuire. Vanno. Dove vanno? Su qualcuno ti viene su una storia. Quella donna giovane e bella, perfettamente truccata, perfettamente vestita, parla concitata al telefono, la bocca le si piega in un pianto trattenuto. E tu immagini una conversazione d'amore, un dialogo con un uomo che non è il legittimo compagno, che esiste, perché lei ha un anello da moglie al dito dal quale il sole ha appena tratto un riflesso. Parla nel traffico fermo e una lacrima le riga una guancia mentre chiude il telefono. Forse lui è stanco di aspettare una sua decisione. Così la testa va alle decisioni che tu dovresti prendere, quelle che non vogliono essere prese, quelle che sai che dovrai prendere se vuoi ritrovare un sorriso. Quelle decisioni che solo nelle pause ti permetti di pensare, quelle cose che, se tanto non le decidi, poi si decidono da sole, quando meno te lo aspetti.
Sei in pausa, il fare non è di adesso, solo l'osservare appartiene all'istante. Passa il tram, passa l'autobus, il traffico si dirada e sei in ritardo, te che sei sempre puntuale, te che non vuoi mai perdere un colpo. Oggi perdi, oggi sei in pausa, oggi al diavolo il mondo, tu sei seduta lì e il resto non conta.

9 commenti:

gillipixel ha detto...

Bellissimo scrittino, Farly...una piccola perla di sensibilità e tenerezza...
fare il people-watching è un hobby molto interessante :-)
Quando posso appena, anche io mi sparo delle belle sessioni lunghe :-)
Queste pause sono importanti, bisogna lasciar fare a loro...si sta lì e basta, come clessidre che lasciano soltano scorrere la sabbia dentro di sè e niente più
:-)
Blogspot mi dice che questo hobby ha un nome: croway :-) si sta lì lungo la strada, come un piccolo corvetto osservatore e neutrale :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

neutrale fino ad un certo punto, in fondo guardi e immagini, prendi le parti di uno o del'altro, nel tuo immaginario crei situazioni sulla base di te stesso. in fondo è la situazione in cui meglio si vede che l'osservatore influenza l'esperimento :-)

gillipixel ha detto...

E' vero, Farly, non avevo tenuto conto del principio di indeterminazione della panchina di eisenberg :-)
...io questa sorta di "pesca-visiva" la facevo anche in discoteca, con i volti delle persone :-)

Luca Tassinari ha detto...

E anche questa gemma di emozionata e riflessiva flânerie la inseriamo nel best of della farlocca. Bellissimo il contrasto fra il movimento esterno e la pausa interiore.

(l'angolo del correttore di bozze: metterei paraurti al posto di parafanghi).

farlocca farlocchissima ha detto...

ringrazio e vado a correggere :-) (inchino)

farlocca farlocchissima ha detto...

@gilly: il principio di indeterminazione della panchina è quasi commovente... grazie

gillipixel ha detto...

Complimenti per la citazione su letturalenta, Farly, e...prova a dare un'occhiata nei commenti là, che ho detta la mia :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

sì sei troppo di parte :-D :-D

gillipixel ha detto...

Va beh, nessuno è perfetto :-D
Redog dice blogspot: ribadire la caninità? :-)