domenica 21 dicembre 2008

Parole

Le parole sono un ponte tra noi e gli altri. Sono ponti instabili, soggettivi, facilmente crollano comunicando, nell'atto di essere proferite, qualcosa che giunge diverso dall'intenzione iniziale. Questo accade spesso quando, il più sottile linguaggio non verbale, comunica altro. Altre volte, sopratutto quando si muovono in sincrono con il linguaggio non verbale, mettono in contatto le due sponde di un fiume, due esseri umani che così sono insieme, per un attimo magari, ma sono insieme. Ponti raramente volatili, più spesso eterni sia se proferite che se scritte, memorizzate o dimenticate, le parole restano. Possono uscir fuori fluide, scorrere via con il loro senso, con ciò che gli attribuiamo, o inceppate e monche, comunque vanno, camminano, costruiscono contatti o barriere , tutto e il contrario di tutto. Nel mio universo farlocchesco, sono sempre e sopratutto ponti. Le parole che scrivo o proferisco sono sempre per qualcuno, magari un generico interlocutore che bivacca nella mia testa (tanto per dire che sono sana di mente), un omino senza genere, piccolissimo (se no nella testa non c'entra) che sta seduto lì e mi ascolta sempre e sempre commenta e sempre risponde. Quell'omino è fondamentale perché è molto saggio, vede i punti di vista degli altri, mi insegna a costruire ponti ben sostenuti, ad evitare di usare il badile quando serve una carezza, mi insegna a contare fino anche a unmilione prima di dar fiato ai polmoni o vita alla tastiera. E se sto dicendo/scrivendo/facendo una vera cazzata mi dice "va bene, ma lo sai che è una cazzata...questo ponte non tiene, quest'altro permetterà ai barbari di entrare..." così, dopo, non potrò recriminare, non potrò dire non-lo-sapevo e andrò incontro alla legnata/fesseria/pastrocchio di turno farlocchescamente sì, ma consapevole.


Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.
(Fernando Pessoa, Autopsicografia)

7 commenti:

gillipixel ha detto...

questo intervento farlocchesco è uno dei miei prediletti, insieme a quello dedicato a Roma ("Ara pacis")...l'insieme di foto, scrittino made in Farly + poesia, è stupendo...proprio, son rimasto farlo-affascinato :-) è verissimo questo fatto che il pensiero tira avanti su una struttura dialogica...lungo la giornata, nella nostra testolina, ci facciamo tutti i nostri bei discorsetti con tanti piccoli personaggi che alla fin fine siamo noi ma al tempo stesso pretendiamo siano entità "altre", "protesi" della nostra identità...bello, bello, mi è piaciuto tantissimo questo "Farly pezzo di bravura" :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

grazie, anche le mie personalità multiple ringraziano sentitamente:-)
in realtà sono molte le correnti di pensiero che ci rappresentano come esseri molteplici, ad esempio i libri di Hillman, psicoanalista jungiano, ma sopratutto grande scrittore, rappresenta l'uomo come il panteon greco... oppure, più poeticamente, pessoa, che da solo creò un'intera letteratura e via così... la cosa davvero importante è però che questa moltitudine viva in accordo, in armonia e dialogo :-)

gillipixel ha detto...

Hillman lo conosco un po', è uno dei pensatori che mi sono ripromesso di approfondire, ma poi non sono mai riuscito...una volta in tele lo sentii parlare di sgt. Pepper dei Beatles e delle sue implicazioni spirituali...molto bello...
anche jung mi affascina tanto...lessi tempo fa un librino un po' "anomalo", nel senso che non era un'opera ufficiale, ma una raccolta dei suoi discorsi, conferenze, lettere, intitolato "Jung parla"...anche Jung prima o poi lo devo approfondire...
io ho sentito pure di uno studio sull'opera di Dostojevski, dal punto divista della struttura linguistica e narrativa, che sarebbe impostata per lo più sullo schema del dialogo interiore...
va beh, ho divagato gigioneggiando, o giogioneggiato divagando :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

be' se hai voglia di leggere hillman il codice dell'anima è il mio preferito e lo suggerisco :-)

gillipixel ha detto...

grazie del consiglio, lo terrò presente...a dire il vero avevo già preso un libricino di Hillman, intitolato "Anima", ma lo avevo trovato un po' troppo esoterico, non so come dirti, non riuscivo ad entrare nell'essenza del testo, e così poi lo avevo accantonato...mi è venuto in mente in che progemma lo vidi in tele: era un'intervista ad Hillman di Silvia Ronchey, che credo sia una grande conoscitrice di questo pensatore...così, niente, grazie della ditta farlocchesca :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

anima è un libro bello complicato e non può essere un primo contatto con Hillman, in fondo è un libro su jung e sulla psicoanalisi, invece hillman scrive anche dei bellissimi libri sulla vita e le sue stagioni :-) se avessi provato a cominciare da quello sarei passata a topolino dopo le prime 10 pagine :-D

gillipixel ha detto...

ehehhehehehe :-) è vero Farly, è stato un po' come iniziare il primo giorno di scuole elementari partendo dalle equazioni di secondo grado :-)
a volte capita di approcciare un autore dal libro non adatto..."Anima" è davvero esoterico e molto per addetti ai lavori, o perlomeno per chi ha conosciuto già l'opera di Hillman per strade più agevoli...non mi tornava il fatto di averlo trovato ben comprensibile in tele, ma così oscuro per iscritto...pensando che fosse tutto così, mi sono arreso, ma ora, da questa nuova prospettiva farlocchesca, l'orizzonte si rischiara :-)) e chissà che non ne sortiscano ideuzze da propinare sul mio blog andarperpensieroso :-)
Grazie!!!