giovedì 6 novembre 2008

Addio

Foto presa da qui



Tutta presa dalla vittoria di Obama e dal vento di speranza che ci ha felicemente travolto, non avevo notato la notizia della morte di Michael Crichton.
Con la scusa del tener vivo il mio inglese, mi sono letta tutti i suoi libri, mi ha tenuto compagnia in innumerevoli viaggi, in aereo, in treno, persino in macchina. Con lo snobbismo tipico diell'intellettuale di sinistra non confessavo che a pochi intimi il fatto che i suoi libri mi piacevano molto e che mi divertivo tantissimo a leggerli. Dopo tutto non erano "buona letteratura"... Sotto, sotto, però, aspettavo ogni anno la nuova uscita. Mi mancherà.

6 commenti:

gillipixel ha detto...

ci sono scrittori che si possono reputare grandi artisti, perchè perseguono lo scopo genuino dell'arte, ossia fare luce in maniera originale su temi esistenziali universalmente riconoscibili e, dopo il passaggio della loro opera, riconosciuti...poi ci sono altri, apprezzabili come raffinatissimi artigiani, che padroneggiano la tecnica e l'atto creativo in modo sublime...e spesso il confine fra i primi e i secondi è molto labile...non conosco l'opera di Crichton, ma capisco benissimo cosa intendi: pensa che spesso io mi ritrovo a leggere "Il mondo come volontà e rappresentazione", tenendoci aperto dentro, ben nascosto, l'ultimo numero di Tex Willer :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

quello che mi piaceva tanto nei suoi libri era la pignoleria con cui si documentava. in timeline sfrutta delle idee avanzatissime prese da teorie fisiche, in airframe parla come un ingegnere aeronautico e via così. mi piace quando la gente parla documentandosi...e poi scriveva bene! :-) io userei la critica della ragion pura per nasconderci l'uomo ragno :-)

il fisico ha detto...

E se dietro la critica della ragion pura ci nascondessi il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo?
A parte tutto anche a me piaceva Crichton. Non ho letto tutti i suoi libri, solo alcuni. Non mi e piaciuto Jurassic Park. Il mio preferito e' Andromeda. Bello il libro, meno bello il film ma considerando che e' del '71 sono pochi i film di fantascienza di quel periodo che salverei. Andromeda e' uno di quelli!

gillipixel ha detto...

uno degli autori che sta invece proprio su quel limite che ti dicevo, quello che separa Artisti da grandi Artigiani, è Simenon...lui spesso quel limite lo valica, invadendo il campo della narrativa più alta...diciamo che tiene un piede al di qua e uno al di là del confine...certi episodi del commissario Maigret regalano proprio questa esperienza al lettore...in passato ho letto parecchio anche roba di buon Artigianato, come i gialli Ellery Queen o di Rex Stout, ma se considero tutte le cose "alte" che ci sono da leggere, adesso quei grandi creatori di storie mi darebbero la sensazione di perdere potenziale tempo "leggitorio" spendibile in misura più proficua :-) così finisco magari per addentrarmi nella selva oscura di senso di un Teodoro Adorno, e mi ritrovo a meditare se per caso non ho fatto il passo più lungo della gamba :-) non so agli altri, ma a me capita che il mio occhio di lettore sia più avido di quello di un bambino in pasticceria :-) così mi ritrovo con 10 tomi indigeribili, cominciati sul comodino :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

@gillipixel: non rinuncerei mai alla "bassa letteratura", autori come Fred Vargas o Camilleri, mi danno allegria e sollievo. Mi trovo spesso a pensare che le cose "serie" troppo spesso lo sono in modo relativo al tempo e al luogo in cui vengono scritto.

@fisico:prova a leggere timeline secondo me ti diverti, comunque anche sfera ti era piaciuto o mi ricordo male?

gillipixel ha detto...

condivido la tua ultima osservazione, Farly the Farliest :-)...l'importante è saper apprezzare i diversi ambiti e cogliere ciascun registro letterario per quello che può dare...ed importante è anche l'onestà del registro usato dall'autore: ad esempio, una creazione letteraria che nasce per divertire, se lo fa in modo degno ed intelligente, è del tutto meritevole di rispetto e di stima...se invece accampa pretese che non le competono, è trombonesca e stonata...è un po' il discorso di Eco in "Apocalittici e integrati"...bellissimo ad esempio in quel libro è il saggio sui Peanuts di Shultz: semplici strisce di fumetti sì, ma capaci di sfiorare dimensioni poetiche proprio anche perchè non hanno mai la pretesa di uscire dai binari espressivi concessi da questa forma di intrattenimento...alla fine, insomma, infatti, ecco...nemmeno io rinuncio a Tex Willer :-)