domenica 9 novembre 2008

Era domenica


Intorno a Roma esistono luoghi inattesi, miracoli di quiete e bellezza dove un tempo scorreva intensa la vita di altri esseri umani. Monterano ad esempio. Luoghi in cui la natura ha ripreso possesso dei territori dell'uomo, delle sue opere, dove una fontana del Bernini siede di fronte alle rovine diroccate di una chiesa, luoghi nei quali, forse, qualcuno ha pensato di essere eterno.


Amo tutto ciò che è stato
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l'antica e erronea fede,
l'ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

(Fernando Pessoa)

5 commenti:

gillipixel ha detto...

è strano, ma i ruderi su di me hanno sempre un effetto catartico-psicoanalitic-ansiolitico :-)...mi aiutano a relativizzare il tutto, e a pensare che la vita va sì affrontata con impegno e serietà (senza eccedere, s'intende), ma che non bisogna lasciarsi prendere dall'affanno, dal panico efficentistico...è un po' come si quando guarda il cielo stellato e di fronte alla sua immensità ci si accorge quanto siamo piccoli e quanto meschini sono i nostri problemi quotidiani... :-)

farlocca farlocchissima ha detto...

eh già, infatti uno dei vantaggi del vivere a roma è che nel momento in cui ti viene una crisi d'ansia sulla vita-l'universo-e-tutto-quanto ti basta fare due passi, ti guardi intorno e ti dai una calmata :-D

gillipixel ha detto...

sono più indicati i ruderi in aperta campagna, a mio modesto parere, perchè in città c'è il confronto con il contesto urbanizzato che può far scivolare in perigliosi effetti colaterali con ricadute malinconiche...invece il rudere nel nulla è come sotto l'ingrandimento della lente esistenziale :-)...mmmhhh...niente niente, mi stavi lievemente e poeticamente coglionando? :-D

farlocca farlocchissima ha detto...

no no nessuna coglionatura! è che per me fare una passeggiata tra il foro di nerva e il foro romano andando verso il colosseo, guardando palazzi cresciuti dal medioevo al ventennio, mi da la sensazione di quanto poco importanti siano i miei ripetuti contorcimenti mentali :-) in campagna alla fine mi assorbe ancora di più la vitalità della natura che il rudere in sé ...

gillipixel ha detto...

sì, la campagna è a suo modo più spirituialmente complessa della città :-)
anche se il parogone è sempre arduo, avevo scritto un pippozzo culturale sul tema :-)

http://andarperpensieri.blogspot.com/2008/08/nelle-province-dellanima.html